«Germaine Richier nel suo atelier dietro “L’Ouragane”» (1954 ca), di Michel Sima. © Adagp, Paris 2023. © Michel Sima | Bridgeman Images

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«Germaine Richier nel suo atelier dietro “L’Ouragane”» (1954 ca), di Michel Sima. © Adagp, Paris 2023. © Michel Sima | Bridgeman Images

Richier fu la prima artista vivente in mostra al Pompidou

La scultrice torna nel museo parigino con 200 opere, dai ritratti degli anni ’30 fino alle sperimentazioni sul colore e sul movimento degli anni ’50

Germaine Richier fu una delle rare scultrici donne francesi a conoscere un successo internazionale sin dagli anni ’40. Già nel 1939 presentò delle sculture al padiglione francese dell’Esposizione universale di New York. Negli anni ’50 espose più volte alla Biennale di Venezia e nel ’56 il Centre Pompidou le dedicò una monografica, prima mostra del museo parigino di un’artista donna vivente. A tanti anni di distanza, il Musée National d’Art Moderne le apre di nuovo le porte con la retrospettiva «Germaine Richier» (dal primo marzo al 12 giugno), organizzata in collaborazione con il Musée Fabre di Montpellier (dove sarà allestita dal 12 luglio al 5 novembre).

Una mostra ampia, con circa 200 opere, dai ritratti degli anni ’30 fino alle sperimentazioni sul colore e sul movimento degli ultimi anni, come «L'Échiquier, grand» (1959), con prestiti da musei internazionali, come la Tate di Londra, e da collezioni private. In accordo con la diocesi di Annecy, è inoltre esposto, per la prima volta a Parigi, il «Christ d’Assy», il Cristo crocifisso che fece scandalo nel 1950 quando fu installato nella chiesa di Assy, in Alta Savoia.

Germaine Richier (1904-59) frequentò la scuola di Belle Arti di Montpellier, prima di giungere a Parigi dove raggiunse il laboratorio di Antoine Bourdelle. Rapidamente si liberò della tradizione classica dei maestri per assumere uno stile proprio, esigente e radicale. La figura umana fu sempre al centro della sua opera. Germaine Richier fece suo un naturalismo coraggioso e tormentato, segnato dalle lacerazioni della guerra e tinto di surrealismo, sulla scia di Alberto Giacometti, nella creazione di esseri ibridi, un misto di uomo e natura, come «La Chauve-souris» (1946) e «L’Homme forêt» (1945), o ispirati a miti e leggende, come «La Montagne» (1956). Dei suoi bronzi massicci è esposto anche «L'Ouragane» (1948-49).

«Germaine Richier nel suo atelier dietro “L’Ouragane”» (1954 ca), di Michel Sima. © Adagp, Paris 2023. © Michel Sima | Bridgeman Images

«La Chauve-souris» (1946), di Germaine Richier. © Adagp, Paris 2022. © Musée Fabre de Montpellier Méditerranée Métropole. Foto: Frédéric Jaulmes

Luana De Micco, 27 febbraio 2023 | © Riproduzione riservata

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