«Black Apple», 1983-84, di Otto Piene (particolare). © Otto Piene / VG Bild Kunst Bonn 2019

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«Black Apple», 1983-84, di Otto Piene (particolare). © Otto Piene / VG Bild Kunst Bonn 2019

Piene di luce

Al Kunstpalast retrospettiva di Otto Piene con opere scelte dalla collezione Kemp

Otto Piene (1928-2014) è stato uno dei più importanti artisti tedeschi del secondo dopoguerra e fondatore con Heinz Mack del Düsseldorfer Künstlergruppe ZERO, il cui scopo era quello di liberare l’arte dai chili di zavorra in eccesso lasciati dalla guerra, alla ricerca di un’ora zero da cui riprendere per un nuovo, sano e ripulito mondo.

Professore di Arte ambientale (Visual Design for Environmental Art) al Massachusetts Institute of Technology, Piene sperimentò l’inclusione nel processo di creazione di luce e fuoco in qualità di veri e propri elementi naturali costituenti l’opera d’arte, oltre l’artificio coloristico-pittorico e le tradizionali forme espressive e per un utilizzo delle scienze naturali e delle leggi della fisica nei suoi esperimenti di artista-scienziato: i suoi lavori più famosi riguardano infatti ibridi fra arte, fisica e natura, come le sculture cinetiche di luce e aria.

Dal 22 agosto al 5 gennaio il Kunstpalast Düsseldorf mette in mostra nei locali della Graphische Sammlung una retrospettiva dal titolo «Otto Piene. Opere dalla Collezione Kemp» con una selezione di opere scelte dalla Collezione Ingrid e Willi Kemp (donata al museo nel 2011) per i 50 anni di attività del Maestro della luce, concentrandosi soprattutto sui suoi lavori con fumo e fuoco, nei quali si servì delle tracce lasciate dalle fiamme per sperimentarvi un nuovo materiale creatore di immagini artistiche. Disse efficacemente: «Non sono io a dipingere, è la Luce».

«Black Apple», 1983-84, di Otto Piene (particolare). © Otto Piene / VG Bild Kunst Bonn 2019

Francesca Petretto, 14 agosto 2019 | © Riproduzione riservata

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Piene di luce | Francesca Petretto

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