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Le eccellenti performance di Raffaello

All’Ashmolean Museum 120 disegni

Il Regno Unito è particolarmente fortunato a possedere grandi collezioni di disegni di Raffaello concentrate in tre istituzioni pubbliche: il British Museum di Londra, la Royal Collection del Castello di Windsor e l’Ashmolean Museum di Oxford. La mostra «Raffaello: i disegni all’Ashmolean», aperta dal primo giugno al 3 settembre, propone 120 di queste opere, 50 delle quali provenienti dalla collezione del museo, la più grande delle tre. La mostra è realizzata in collaborazione con l’Albertina di Vienna (che ha contribuito con 25 opere), dove la rassegna si trasferirà dal 29 settembre al 7 gennaio 2018.
 
Raffaello era senza dubbio un disegnatore di grande abilità e, se si considera che morì a soli 37 anni, eccezionalmente prolifico. La sua opera esistente consiste in centinaia di disegni, che si ipotizza costituiscano appena il 10% della sua produzione. Le opere furono realizzate attraverso un’ampia gamma di media e tecniche: metallo, penna e inchiostro, pittura, gessetto bianco e rosso, schizzi preparatori, studi di composizione, disegni di figure, modelli e cartoni.


Nel 1983, nel 500mo anniversario della sua nascita, ci furono importanti mostre al British Museum, al Louvre, all’Albertina, a Palazzo Pitti e alla Morgan Library & Museum di New York. Vennero pubblicati due cataloghi ragionati, uno di un gruppo di lavoro diretto dall’ex direttore dell’Albertina Konrad Oberhuber, l’altro dallo studioso inglese Paul Joannides.


Le aree problematiche erano i primi e gli ultimi disegni di Raffaello. I secondi sono più numerosi e meno identificabili e furono realizzati nella sua bottega romana. Oberhuber e i suoi colleghi attribuirono più di 600 fogli all’artista, mentre Joannides, che escluse i disegni architettonici, ne riconobbe solo 460 autografi. Da allora, gli studiosi si sono divisi in inclusivi e revisionisti, assegnando un maggior numero di attribuzioni all’artista (e riducendo così il numero di quelle che si pensava fossero dei suoi aiutanti, tra cui Giulio Romano), o più moderati e restrittivi, attribuendone meno a Raffaello e più ai suoi contemporanei.


Durante gli anni Novanta il dibattito assunse varie forme; nel 1992, ad esempio, il catalogo del Louvre promosse come autografe diverse opere fino a quel momento date ai suoi allievi, mentre il catalogo di Martin Cayton del 1999 dei disegni di Windsor li ridistribuì tra gli allievi. Una mostra del 1999 a Palazzo Te a Mantova e all’Albertina, organizzata da Oberhuber e Achim Gnann, uno dei curatori della mostra attuale, provocò una dura reazione: il continuo dare e togliere opere all’uno e agli altri aveva creato un campo minato in materia di attribuzioni. All’Ashmolean Museum i curatori Catherine Whistler e Ben Thomas hanno aggirato l’ostacolo incoraggiando il pubblico a vedere i disegni di Raffaello come prestazioni eccellenti e nulla più. Nella versione di Vienna, Gnann esporrà i disegni del maestro accanto a un significativo gruppo di dipinti per scoprire come Raffaello progettava le sue composizioni.

Donald Lee, 01 giugno 2017 | © Riproduzione riservata

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