Un particolare del «San Martino e il mendicante» di El Greco ©Courtesy National Gallery of Art, Washington

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Un particolare del «San Martino e il mendicante» di El Greco ©Courtesy National Gallery of Art, Washington

In autunno a Milano una grande mostra di El Greco

Presentata nell’Ambasciata di Spagna a Roma l’attesa retrospettiva che si aprirà l’11 ottobre nel Palazzo Reale del capoluogo lombardo

Formato come pittore di icone nella natia Candia (Creta), che era allora sotto il dominio di Venezia, poi vissuto in Italia e approdato infine in Spagna, dove avrebbe dato vita a una pittura agitata e convulsa, agli antipodi rispetto alla fissità delle icone (salvo poi tornare, alla fine, alla frontalità della «maniera greca»), Doménikos Theotokópoulos, per tutti El Greco (Creta, 1541-Toledo, 1614), è il protagonista dell’attesa mostra che si terrà nel Palazzo Reale di Milano dall’11 ottobre all’11 febbraio 2024 (con catalogo Skira).

La rassegna, presentata oggi, 11 luglio, all’Ambasciata di Spagna a Roma, nel Palazzo del Montorio, è curata da Juan Antonio García Castro, Palma Martínez-Burgos García e Thomas Clement Salomon, ed è promossa da Comune di Milano Cultura e prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Sono oltre 40 le opere di sua mano esposte in mostra, prestate da grandi musei internazionali (dalla National Gallery di Washington al Prado e al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, fino agli Uffizi di Firenze), qui poste a confronto, secondo la più aggiornata storiografia artistica, con i modelli cui il giovane cretese guardò in Italia, prestando al tempo stesso altrettanta attenzione all’ultima stagione toledana, quando l’anziano pittore prese a riconsiderare la sua matrice artistica cretese.

Limpido il percorso di questa mostra intitolata semplicemente «El Greco», articolato com’è in cinque sezioni cronologiche e stilistiche insieme: nell’incipit («Un bivio») ci s’imbatte nel giovane pittore a Creta, impegnato nella produzione di icone, e poi nell’apprendistato a Venezia (presso Tiziano) e a Roma, mentre nella seconda, spettacolare sezione («Dialoghi con l’Italia») si approfondisce proprio l’influsso di Tiziano e dei Bassano a Venezia e dell’opera di Michelangelo a Roma, dove si aggiunse la seduzione della statuaria classica, da lui conosciuta di prima mano frequentando la cerchia dei Farnese.

Inquieto, sperando di ottenere un incarico prestigioso da Filippo II di Spagna, a 41 anni l’artista partì per Toledo, con il sogno di diventare il pittore della sua superba cattedrale. Non accadrà, ma come ci racconta la sezione «Dipingendo la santità», troverà numerosi committenti, per i quali realizzerà dipinti devozionali ma anche grandi e affollate scene religiose, attraversate da un’energia concitata, abitate da figure espressionisticamente allungate e accese da luci violente, per tornare poi («Di nuovo l’icona») a uno sguardo frontale, ora accompagnato però da una nuova, intensa indagine psicologica. Infine, un capolavoro sconvolgente e tuttora enigmatico come il «Laocoonte» (da Washington), oggetto dell’ultima, abbagliante sezione.

Un particolare del «San Martino e il mendicante» di El Greco ©Courtesy National Gallery of Art, Washington

Ada Masoero, 12 luglio 2023 | © Riproduzione riservata

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In autunno a Milano una grande mostra di El Greco | Ada Masoero

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