Nicolas Ballario e Maurizio Cattelan. Foto Alberto Zanetti

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Nicolas Ballario e Maurizio Cattelan. Foto Alberto Zanetti

Cattelan a tre voci

A Palazzo Bonaparte «Lives», il format di Nicolas Ballario e Rodrigo D’Erasmo dedicato ai grandi dell’arte contemporanea, racconterà l’artista padovano con un’ospite d’eccezione, il cantautore Colapesce

Mentre a Palazzo Bonaparte è in corso la mostra «Sembra vivo!» (fino al 4 ottobre), dedicata alla scultura iperrealista e ai suoi maggiori esponenti, venerdì 8 settembre alle ore 21, la stessa suggestiva location si prepara a ospitare un evento che alla classica fruizione artistica, specificamente visiva, aggiunge un’originale tipologia narrativa atta ad approfondire tematiche e autori. L’appuntamento, già sold out, dal titolo sibillino «Lives», ripropone il collaudato format curato da Nicolas Ballario e Rodrigo D’Erasmo, dedicato alla storia delle vite e del lavoro dei grandi artisti dell’arte contemporanea, che ha preso vita da Germi, luogo di contaminazioni culturali fondato a Milano dallo stesso D’Erasmo e da Manuel Agnelli, l’uno violino, l’altro leader e voce del gruppo rock alternativo Afterhours.

Protagonista dell’excursus in musica e parole sulla sua incredibile carriera è nientepopodimeno che Maurizio Cattelan, uno dei più importanti e controversi creativi italiani della sua generazione. Ballario, che collabora con importanti istituzioni artistiche e con numerose testate, tra cui «Il Giornale dell’Arte», e che è autore e conduttore dei programmi di arte contemporanea di Radio Rai e Sky Arte, in occasione della «puntata romana» di Lives avrà al suo fianco un ospite d’eccezione che, con D’Erasmo, punteggerà il suo racconto: Colapesce, cantautore, polistrumentista e produttore discografico. In attesa di «ascoltare» il ritratto di Cattelan, artefice di opere ormai conosciute da tutti come «La nona ora» (Papa Wojtyla colpito da un meteorite), «Him» (Hitler inginocchiato con le mani giunte), i fantocci dei bambini, così spaventosamente reali, impiccati in Piazza XXIV Maggio a Milano o ancora di «Comedian» (la famosa banana incollata alla parete della galleria Perrotin ad Art Basel Miami) e tante altre, abbiamo rivolto qualche domanda a Nicolas Ballario.

Come è nato Lives?
Il progetto è nato dall’esperienza in Rai. Con il responsabile musicale di Radio Uno Rai, Lorenzo Lucidi, creammo uno spazio di circa mezz’ora dove io raccontavo alcuni grandi autori dell’arte contemporanea. Lui sceglieva la musica, che era parte importante della narrazione. Ho pensato allora che sarebbe stato interessante farlo anche dal vivo. Quando ho iniziato a lavorare con Rodrigo D’Erasmo su Sky Arte gliene ho parlato e lui ha pensato, bene, di portare il progetto da Germi, un posto speciale, aperto ai diversi linguaggi. Là, una volta al mese, dallo scorso ottobre, e assieme a Rodrigo, ho intrapreso questo corso di appuntamenti coinvolgendo, di volta in volta, differenti musicisti.

Qual è stata la reazione della gente?
Innanzitutto, è stato molto bello trattare artisti molto interessanti, conosciuti a livello internazionale e che sono accessibili al grande pubblico. Da Germi ogni volta l’appuntamento è andato «sold out» e sono arrivate delle richieste da chi voleva portassimo Lives «in giro», ad esempio durante Vinitaly e per l’apertura del festival Fotografia Europea a Reggio Emilia. 

Da Germi a Palazzo Bonaparte: com’è successo?
Durante una cena, a me e a Iole Siena, cara amica e Presidente di Arthemisia (azienda leader nella produzione e organizzazione di mostre d’arte a livello nazionale, Ndr), è venuta l’idea di portare questo appuntamento all’interno di Palazzo Bonaparte dove è in corso la mostra di cui ho curato una sezione, proprio quella in cui sono allestiti i lavori di Cattelan. Non bisogna farsi influenzare dalla sede prestigiosa: il carattere informale rimarrà perché è una caratteristica fondante di Lives.

Quale valore ha la musica all’interno di questo format?
La musica è una cosa molto più familiare al pubblico, molto più dell’arte contemporanea. Facciamo fare all’arte contemporanea un passo verso la musica e viceversa in modo che tutto si confonda e diventi una performance. Si mescola tutto: arte, divulgazione e musica ed è questa la direzione a cui dovrebbe ambire proprio l’arte contemporanea.

Come si inserisce Colapesce nell’appuntamento romano?
Lui è un musicista la cui produzione è ampliamente diffusa ma non è un musicista ruffiano, che cade nelle facilonerie. È ironico, colto e per noi è perfetto perché arriva a tanti senza «cadere in basso».

Invece come mai avete optato per Cattelan? 
In primis, ha influito il fatto che fosse uno degli artisti della mostra «Sembra vivo!» e certamente la sua notorietà è stata deterrente sebbene, nel nostro racconto, mostreremo delle opere non conosciute. Tengo particolarmente all’artista Cattelan che secondo me non viene capito nella sua interezza: non è solo ironia e provocazione e ci tengo che passi questo messaggio tramite il racconto orale, fatto di parole, musica, opere e la visione delle stesse.

Qualche anticipazione sui prossimi Lives?
Senza voler dire quali saranno gli artisti al centro degli incontri, il 28 settembre nuovamente da Germi e poi due spettacoli, il 12 e il 13 ottobre durante ArtVerona.
 

«L.O.V.E.» (2010) di Maurizio Cattelan, Piazza degli Affari, Milano. Foto Zeno Zotti

«La Nona Ora» (1999) di Maurizio Cattelan, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano 2010. Foto Zeno Zotti

Monica Trigona, 04 settembre 2023 | © Riproduzione riservata

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Cattelan a tre voci | Monica Trigona

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