Dalla serie «At First Sight» di Sam Gregg. © Sam Gregg

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Dalla serie «At First Sight» di Sam Gregg. © Sam Gregg

A Taranto la ritrattistica emotiva di Sam Gregg

Il risultato della sua residenza è ora esposto sulle facciate dei palazzi della Città Vecchia per il progetto «Artlab Eyeland»

Si è aperta al pubblico il 2 giugno scorso a Taranto la prima edizione di Artlab Eyeland, un ambizioso progetto artistico e laboratoriale, promosso e organizzato da PhEst, che vuole celebrare la trasformazione della città pugliese attraverso varie forme di espressione artistica proposte ai visitatori e ai cittadini in forma partecipata e collaborativa. 

Abbiamo intervistato Sam Gregg (Londra, 1990) ritrattista e fotografo documentarista autodidatta, nonché uno dei primi artisti ospitati dall’organizzazione per svolgere una residenza e creare un nuovo progetto sul territorio. Oltre a esporre a Palazzo De Notaristefani il suo progetto a lungo termine «Vide Napule e po’ muore», il risultato della sua permanenza in città è allestito sulle facciate dei palazzi della Città Vecchia, in particolare sulle «putrelle», impalcature di sostegno che costituiscono un elemento costante nell’architettura dell’Isola Madre, come viene chiamata dai locali.

Quali aspetti degli abitanti di Taranto l’hanno affascinata di più durante il suo soggiorno?
A essere onesto, Napoli ha rovinato tutto il resto del mondo per me. Ovunque vada cerco l’atmosfera partenopea, ma non ho ancora trovato una città simile. Per me Napoli è la città più unica al mondo. Taranto è il posto più simile a Napoli che ho trovato finora: il modo di vivere, l'architettura, tutto mi ricorda una versione più piccola del capoluogo campano e questo, per me, è veramente affascinante.

In che modo l’architettura della Città Vecchia ha influenzato la sua visione artistica?
Ho affrontato il progetto focalizzandomi su un’area in cui ho trascorso la maggior parte del mio tempo. La cosa che risalta nel mio lavoro è che quando trovo un luogo da cui sono ossessionato, anche se si trova in un’area con tremila abitanti, continuo a lavorare sulla stessa strada giorno dopo giorno, perché non sai mai cosa puoi trovare dietro l’angolo. Puoi percorrere la stessa strada mille volte e poi, inaspettatamente, incontrare una persona speciale. Il mio lavoro è molto basato sulla ripetizione. L’architettura del centro storico è davvero drammatica, e meravigliosa... Amo quel tipo di bellezza decadente. Amo che si possa sentire il passato e la ricchezza.
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Può descrivere il suo processo creativo? Ci sono state sfide o sorprese lungo la documentazione della Città Vecchia?
Affronto la maggior parte dei progetti allo stesso modo e ho adottato lo stesso approccio con gli abitanti di Taranto. Nella maggior parte dei casi, cerco di non leggere troppo sul luogo che sto visitando. Purtroppo, come tutti sappiamo, i media sono molto tendenziosi, promuovono e creano molta propaganda. Ad esempio, se prima di visitare Napoli leggi le notizie, sono spesso incentrate su cose negative, soprattutto riguardanti la Camorra. Tuttavia, la realtà è totalmente diversa. È un luogo molto positivo e piacevole, e lo trovo molto sicuro. Lo stesso si può dire di Taranto. Se leggi di questa città, si parla sempre di aspetti relativi all’Ilva. Ho cercato di non informarmi dall’esterno, ma di imparare dalla città e dalla sua gente.

In che modo spera che la sua installazione contribuisca alla conservazione o alla riqualificazione della Città Vecchia e del suo patrimonio culturale?
Credo sia importante essere molto umili e rendersi conto che il mio lavoro è stato solo un granello di sabbia molto piccolo nella storia e nel presente di Taranto. Spero solo che chi segue il mio lavoro veda la residenza e decida di visitare un posto diverso, una nuova città. In Puglia, tutti vanno negli stessi posti, come Monopoli, Polignano, Bari… Vorrei invece che la gente visitasse Taranto perché è un posto bellissimo che merita più turismo, più rispetto… più tutto.
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Quali messaggi o riflessioni spera che il suo lavoro trasmetta al pubblico che vedrà l’installazione?
Spero che le persone che osservano il mio lavoro sappiano che io sono alla ricerca della verità, dell’onestà. Amo la ritrattistica emotiva perché c’è qualcosa di bello nel ritratto: quando senti l’emozione della persona che stai fotografando puoi sentire la malinconia, la pensosità, o come la vuoi chiamare. È come un processo di autoriflessione, tu guardi in loro e loro guardano in te e poi alla fine tu guardi dentro di te. Voglio solo che le mie immagini siano sincere e che riflettano il mio amore per le persone.

In futuro il lavoro su Taranto verrà presentato altrove?
Non so, il progetto è ancora molto giovane, per ora credo di aver creato forse il 10% di quello che voglio realizzare a Taranto; quindi ho bisogno di lavorarci ancora prima di esporlo altrove. Per il progetto realizzato a Napoli ci ho messo dieci anni per creare un corpus di opere di cui sono soddisfatto. Quindi, se si confrontano tre settimane con dieci anni, non si otterrà mai lo stesso risultato. Insomma, è un progetto che si sta evolvendo e spero in futuro di poter tornare a Taranto per continuare il lavoro.

Dalla serie «At First Sight» di Sam Gregg. © Sam Gregg

Dalla serie «At First Sight» di Sam Gregg. © Sam Gregg

Rischa Paterlini, 27 giugno 2023 | © Riproduzione riservata

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