Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Viviana Bucarelli
Leggi i suoi articoliCon «Willem de Kooning Drawing», dal 14 giugno al 20 settembre, l’Art Institute of Chicago dedica per la prima volta una grande mostra ai disegni dell’artista, proponendo una rilettura di uno dei protagonisti dell’Espressionismo astratto attraverso oltre 200 opere provenienti da collezioni di tutto il mondo. Frutto di anni di ricerche e analisi tecniche, la mostra racconta come il disegno non fosse per De Kooning un semplice strumento preparatorio, ma il motore stesso di una pratica che ha costantemente sfumato i confini tra figurazione e astrazione, disegno e pittura. Organizzata dall’Art Institute of Chicago, in collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam (dove la mostra, in forma ridotta e con il titolo «Willem de Kooning at work», sarà allestita dal 9 ottobre al 17 gennaio 2027) e con il contributo della Fondazione Willem de Kooning, è curata da un team composto da Kevin Salatino, presidente dell’Art Institute of Chicago, Anne Vogt Fuller e Marion Titus Searle, curatrici della sezione Stampe e disegni, Mel Becker Solomon, curatrice associata di ricerca della sezione Stampe e disegni, e Charlotte Healy, ricercatrice senior associata della sezione Stampe e disegni, con il contributo di Margaret Holben Ellis, conservatrice specializzata in carta per mostre. Abbiamo incontrato la cocuratrice Charlotte Healy.
Perché nell’ambito dell’opera di De Kooning il disegno è rimasto relativamente poco studiato fino ad oggi e che cosa emerge nel momento in cui divento il tema principale della sua opera?
De Kooning è stato a lungo identificato con l’Espressionismo astratto e con l’immagine dell’«action painter». Per questo la critica e le mostre hanno privilegiato i dipinti. In realtà, era un disegnatore straordinario e il disegno è un elemento costante della sua produzione. Non si tratta però di un’attività separata: studi preparatori e opere ibride rendono impossibile distinguere nettamente tra disegno e pittura. Concentrarci sul disegno ci ha permesso di evidenziare aspetti meno noti della sua pratica. A partire dagli anni Sessanta, mentre i dipinti diventavano sempre più astratti, i disegni tendevano invece a rimanere largamente figurativi, offrendo una visione più chiara dei soggetti che prediligeva. Dagli anni Sessanta i disegni mostrano soggetti che la storiografia ha trascurato, come le figure maschili e le numerose Crocifissioni. Sebbene De Kooning sia noto soprattutto per le sue rappresentazioni del corpo femmnile, i disegni mostrano che raffigurò uomini per tutta la sua carriera, anche se il genere delle figure rimane spesso ambiguo. Nei disegni emergono inoltre il suo senso dell’umorismo, l’autoreferenzialità e l’influenza del lavoro svolto come illustratore e pittore d’insegne.
Willem de Kooning, «Untitled [man and woman]», 1947-48 ca, collezione privata. © 2026 The Willem de Kooning Foundation / Artists Rights Society (ARS), New York. Photo courtesy of TAJAN
La mostra è il risultato di anni di ricerche. Quali sono state le scoperte più importanti?
Abbiamo esaminato oltre mille disegni in collezioni pubbliche e private tra Stati Uniti ed Europa. Le analisi tecniche ci hanno permesso di comprendere meglio i materiali e il modus operandi dell’artista. Una scoperta significativa riguarda l’uso del fissativo: De Kooning ne applicava quantità così abbondanti da trasformare carboncino e pastello in materiali quasi liquidi, ottenendo effetti simili alla pittura. Abbiamo inoltre approfondito la sua scelta dei supporti cartacei, spesso molto comuni, come i blocchi legali gialli o la Eaton’s Corrasable Bond, una carta per macchina da scrivere cancellabile che gli consentiva di lavorare il carboncino con grande libertà. Sembra che l’abbia scelta proprio perché il suo rivestimento liscio gli consentiva di «dipingere» più facilmente con il carboncino liquefatto dal fissativo. Un’altra scoperta riguarda l’uso della carta carbone per trasferire motivi da un’opera all’altra, una pratica che abbiamo identificato in lavori della fine degli anni Quaranta. Durante le nostre analisi abbiamo individuato prove di questa tecnica in un gruppo di opere ibride con figure maschili e femminili astratte realizzate alla fine degli anni Quaranta. Infine, siamo riusciti a ricostruire con maggiore precisione la storica mostra del 1953 dedicata al tema della donna, riunendo opere fondamentali come «Woman I».
La mostra propone una rivalutazione del ruolo del disegno nella storia artistica di De Kooning?
Più che sostituire la pittura al disegno, la mostra chiarisce come i due linguaggi siano inseparabili. La rigorosa formazione ricevuta all’Accademia di Rotterdam ha lasciato un’impronta duratura e una sensibilità grafica attraversa tutta la sua opera. De Kooning trasformava continuamente il disegno in pittura e la pittura in disegno. Questo è evidente anche nelle opere realizzate durante i viaggi. A Roma, San Francisco e Spoleto, trovandosi spesso senza uno studio adeguato, ricorse a mezzi più immediati come pennello, inchiostro e carta. In questi momenti il disegno divenne uno strumento essenziale di sperimentazione e sviluppo.
La mostra dedica attenzione anche ai suoi metodi più sperimentali, come il disegno a occhi chiusi. Quanto conta il tema dell’incertezza nella sua ricerca?
Moltissimo. Disegnare a occhi chiusi, con la mano sinistra o mentre guardava la televisione, erano strategie per introdurre l’imprevisto nel processo creativo. In un disegno del 1963 scrisse: «No Fear, but a lot of Trembling» (nessuna paura ma un sacc di tremore, Ndr), un riferimento a Kierkegaard che riflette bene il suo rapporto con il dubbio. Nel corso della carriera imparò a trasformare l’incertezza in una risorsa creativa. Quest’attitudine si manifesta anche nella continua dissoluzione dei confini tra figurazione e astrazione, maschile e femminile, sacro e profano, controllo e spontaneità. De Kooning rifiutava qualsiasi definizione rigida.
Perché è importante rileggere oggi l’opera di De Kooning?
De Kooning era interessato ai dettagli, ai momenti fugaci, a ciò che spesso passa inosservato. In un’epoca caratterizzata dalla sovrabbondanza di immagini e dall’Intelligenza Artificiale, il suo lavoro invita a rallentare e a osservare con attenzione. Inoltre, il crescente interesse per la materialità delle opere ha reso particolarmente importante il nostro studio sui materiali e sulle tecniche dei suoi disegni. Abbiamo voluto affrontare anche il tema della rappresentazione delle donne, rileggendo queste opere attraverso gli studi di genere contemporanei. L’ambiguità che attraversa le sue figure e la sua capacità di sfuggire alle categorie prestabilite rendono il suo lavoro sorprendentemente attuale.
Willem de Kooning seduto con disegni a carboncino sparsi sul pavimento nel suo studio al numero 85 della Fourth Avenue, New York, 1946. Foto Harry Bowden