«Four Seasons (Spring)» (2006) di Wendy Red Star. Virginia Museum of Fine Arts; Aldine S. Hartman Endowment Fund

Cortesia di Gathering

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«Four Seasons (Spring)» (2006) di Wendy Red Star. Virginia Museum of Fine Arts; Aldine S. Hartman Endowment Fund

Cortesia di Gathering

Wendy Red Star contro le mode da Gathering

Nella galleria londinese, l’artista Apsáalooke guarda alle origini del rapporto tra Europa e Nord America per denunciare espropriazione di cultura e risorse

Wendy Red Star (Billings, 1981) è cresciuta nella Crow Indian Reservation degli Apsáalooke nel Montana. Specializzata in scultura, oggi incorpora fotografia, performance, arte tessile e pittura in mise-en-scène, collage e installazioni che reinterpretano la tradizione indigena in maniera vivace e provocatoria. Facendo leva sull’autoironia per interrogare «l’appiattimento, l’idealizzazione e la denigrazione della figura nativa nell’immaginario bianco», Red Star si riappropria della commercializzazione della sua cultura per evidenziarne la problematicità.

Da Gathering, «In the Shadow of Paper Mountains» (sino al 15 settembre), gioco di parole incentrato sugli elementi naturalistici artificiali delle sue opere e sulla parte più oscura della storia statunitense, esaspera la tendenza di rimpiazzare materie esauste con surrogati fittizi in un parallelo simbolico che unisce la condizione delle comunità native alle risorse fisiche, culturali e sociali a esse sottratte. La mostra presenta una resa su larga scala di una cartolina «pop-up» di una catena montuosa richiamante i souvenir venduti in prossimità di riserve indigene, «Tokens, Gold, & Glory» (2016), scultura multimediale rappresentante un branco di cervi, e una serie pittorica.

Come nasce «In the Shadow of Paper Mountains»?
La mostra trae ispirazione dall’appropriazione delle risorse naturali americane avvenuta per mano degli europei, stabilendo una connessione tra la mia arte e il Regno Unito. Per svilupparla, ho esaminato i primi commerci di pellicce tra i popoli nativi e i coloni, e come questi abbiano plasmato il legame tra i rispettivi continenti. Volevo partire dal punto di incontro tra le due Regioni per approfondire una storia che ci ha plasmato entrambi.

Le sue opere sono modellate a partire da materiali artificiali di bassa qualità, impiegati in composizioni volutamente sgargianti. Ci spieghi questa scelta stilistica.
I materiali simboleggiano la società odierna, dove essi hanno rimpiazzato la natura. L’installazione del cervo è realizzata con esche di plastica acquistate in negozi di caccia online. Quella della montagna parla di come gli umani si rifanno alla natura per «ringiovanire»: nelle città, parchi e giardini sono essenziali per rilassarsi. La mostra esplora il nostro produrre risorse che ricreano quelle naturali; tendenza emblematica di un mondo capitalista e globalizzato. La sua vistosità scaturisce dalla consapevolezza di essere distanti dalla natura originale, mentre una colonna sonora di «field recordings» del Parco di Yellowstone accresce questa tensione. Qui, suoni naturali avvolgono il pubblico in un ambiente che invita a riflettere sul reale e sul posticcio.

Pensa che l’arte possa favorire una maggiore comprensione dell’esperienza nativa americana?
È meraviglioso vedere artisti indigeni alla guida della scena contemporanea, come Jeffrey Gibson, primo nativo americano al timone del Padiglione statunitense alla Biennale di Venezia. La sfida consiste nell’abbandonare una società strutturata in modo coloniale per abbracciarne una capace di dare spazio a tutte le narrazioni. Non trasformiamo gli artisti indigeni in ​​una tendenza: normalizziamo il loro successo.

Quale vorrebbe che fosse il lascito di questa personale?
Spero che i visitatori si riconnettano con ciò che significa essere umani, capendo che veniamo tutti dalla Terra. Vorrei che gli spettatori lasciassero la mostra provando qualcosa, che sia conflitto, tensione, romanticismo o nostalgia. Alla Crow Nation desidero lasciare un archivio accessibile: la nostra cultura materiale è stata raccolta in lungo e in largo e sequestrata da varie istituzioni. Il mio obiettivo è raccogliere informazioni in un archivio che dia potere alle generazioni future affinché queste possano attingere alla nostra conoscenza senza barriere.

Installation view della mostra da Gathering di Wendy Red Star. Cortesia di Gathering

Gilda Bruno, 11 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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