«Prost. N.3» (2008) di Michelangelo Pistoletto e «La famiglia del satiro» (1645-50) di Cesare Fracanzano. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista, Galleria Continua e Giacometti Old Master Paintings

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«Prost. N.3» (2008) di Michelangelo Pistoletto e «La famiglia del satiro» (1645-50) di Cesare Fracanzano. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista, Galleria Continua e Giacometti Old Master Paintings

Viaggio del taccuino del collezionista a Panorama Monopoli

Sono il taccuino del collezionista R.D., tutto rabberciato e pieno di note. Qualcuna di queste è diventata un’opera sul muro di casa, qualche altra solo un’idea di un ricordo, o, a distanza di anni, un motivo di ilarità. Oggi siamo atterrati a Brindisi, è umido, lo sento nelle pagine...

Sono il taccuino del collezionista R.D., tutto rabberciato e pieno di note. Qualcuna di queste è diventata un’opera sul muro di casa, qualche altra solo un’idea di un ricordo, o, a distanza di anni, un motivo di ilarità. Oggi siamo atterrati a Brindisi, è umido, lo sento nelle pagine. Andiamo a Monopoli per «Panorama», la mostra evento di Italics, arrivata al suo secondo anno, sempre a cura di Vincenzo de Bellis. Stretto in borsa vicino al libro di Grossman lui ora ha iniziato a scarabocchiarmi.

Palazzo Martinelli
È nuvolo ed è pieno di gente, la luce non è il massimo. Ricordatelo quando rileggerai. Stanley Whitney è un aforisma di colori, sembra un contrappunto con quel cielo grigio ☺ mi piace. Tra l’altro l’ho incontrato davanti all’opera e ho registrato: «Questa mostra ha per me una particolare importanza. Il fatto che il mio quadro sia in dialogo con un’opera del XVII secolo rinforza il mio importante legame con l’Italia. Il Sud dell’Italia, la sua architettura, la luce e i colori: vedo costantemente come il mio pensiero e il mio percorso siano stati forgiati dalle influenze italiane che sono così presenti nei miei lavori della maturità».

La stanza di Sam Falls (Franco Noero!) quanto è intrigante, quelle macchie floreali, anzi sembrano foglie umide sulla terra secca, e quei segni per terra in qualche lega e decorati dolcemente: è davvero un idillio. Wow, che Boetti, non ho mai visto tutte queste copertine tutte insieme, è come un album Panini che non hai mai finito che ti viene mostrato completo. Le uova della Nathalia Djurberg con la natura morta di Carlo Maneri e quei fiori sono proprio un buon piatto da gustare: l’erotico e il suo risultato, l’uovo fecondato. Le uova sembrano oltretutto sporche come di un umore che ben rimanda all’atto sessuale.
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Palazzo Bergante
Ann Veronica Janssens è tutta avvolta dalla nebbia. Mi ricorda un po’ Piero Fogliati e un po’ James Turrell, ma meno tecnologica, più povera.
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Chiostro di Palazzo San Martino
Il casinò di Tibaldi: tutti che vogliono giocarci. Chissà che non vengano fuori le solite vecchie ruggini al tavolo da gioco! Un bel lavoro collettivo, che ha anche un suo tempo interno oltre che quello dedicato alla fruizione. Peccato non saper giocare…
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Chiesa di San Martino
«Il Cacciatore di Polvere» di Alessandro Piangiamore: che bellezza. Polvere e tempo. Questo siamo da quando Orazio l’ha scritto. Di più: polvere, tempo e terra. Nessun lavoro potrebbe riassumerci meglio: chissà se ci starebbe in ingresso a casa mia?
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Complesso di San Leonardo
Adelaide Cioni e le sue diapositive di casa. Un lessico della memoria: è ben installato devo dire, con questa componente sonora dello scatto della diapo e l’intimità della stanza, che pare anch’essa una casa. Preferisco quasi le diapositive bianche ed eteree dei segni della casa, quelli sono un alfabeto, quelle dei fiori forse le ho già viste, l’occhio è meno attratto. Diego Miguel Mirabella, zucche incise. Artigianalmente che impresa e le storie sopra mi interessano. Forse le basi su cui poggiano sono troppo complesse, raccontano un’altra storia che è accessoria: ma che lavoro infinito che attrae e ti porta dentro. La giustezza e la giustizia di François Morellet: un segno e sbam! Mirabile.
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Castello Carlo V
Luca Bertolo: mi hanno sempre attratto questi quadri. Il retro: storia infinita di un supporto, curiosità per la storia che non c’è, racconto di un non racconto. Dovrei comprarne uno. È mentale e anche materiale. Francesco Arena: fai sempre riflettere e ondeggiare con la mente, proprio come questa altalena. La frase è vera e melanconica (Tutti i giorni presenti si somigliano fra loro, ogni giorno passato è differente a suo modo, Ndr). Vediamo se la fila di persone mi permetterà il mio personale giro nel passato che mi tormenta.
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Chiesa di San Salvatore
Che Merz sia bravo non dovevo venire a Monopoli per scoprirlo! Che magnificenza con Arienti che fascia le fascine. Questo giardino dipinto e occultato: di nuovo un Lato-B (come in Bertolo!) che diventa Lato-A della storia, e di nuovo questa commedia dell’errore: Arienti dipinge per sottrazione e approssimazione quello che c’è dietro e così riscrive. Bellissimo!
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Chiesa di Santa Maria della Zaffara
E va beh! Massimo De Carlo dichiara chi è! Due Baruchello iconici divisi da un’architettura che è un’idea. Splendido (Baruchello sarebbe da prendere…).
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Vico Palmitessa
Pietro Consagra a volte me lo dimentico. Questo rosa della scultura si perde nella sera di Monopoli, sembra un bacio al cielo, sembra una scultura scritta, che poesia!
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Chiesa SS. Giuseppe e Anna
Sacro e profano dice De Bellis mentre presenta: che bell’installazione qui. Pistoletto e le sue puttane riflesse che mi riflettono (sono un po’ puttana anche io penso) e un godibile satiro con elementi anche conturbanti come questa figura di bambina in basso a sinistra che si specchia sporcandosi la guancia. È conturbante come le donnacce di Pistoletto. Notevole!

Fossato Largo Castello
Cosa sono queste rape in vetro? (Richard Marquis & Johanna Nitzke Marquis): sembrano dei Looney Tunes però preziosi. Intrigante, ora leggo: «Qui (gli artisti, Ndr) hanno costruito letteralmente con le proprie mani una casa, la fornace, gli studi e l’orto, reso famoso dalla maestria di Johanna nel coltivare ortaggi e frutta necessari al sostentamento familiare. I tre grandi tuberi in vetro soffiato sono su ruote perché possano arrivare ovunque, anche in Puglia, a rappresentare il tempo e l’impegno che ciascuno di noi è tenuto a dedicare ai propri alimenti».
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«Tubers On Wheels (Carrot)» (2007) e «Tubers On Wheels (Potato)» (2009) di Richard Marquis & Johanna Nitzke Marquis. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, gli artisti e Caterina Tognon Arte Contemporanea

«Ferro trasparente rosa chiaro» (1967) di Pietro Consagra. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, Archivio Pietro Consagra e Galleria Tommaso Calabro

«Hard Technology» (1968) di Gianfranco Baruchello. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics e MASSIMODECARLO

«La casa abbandonata» (1977-83) di Mario Merz e «Santi in giardino» (2022) di Stefano Arienti. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea e Galleria Massimo Minini

«Untitled» (undated) di Marisa Merz. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista e Monica de Cardenas

«à propos de Bacchelli 5» (2015) di Adelaide Cioni. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista e P420

«Il Cacciatore di Polvere» (2018-22) di Alessandro Piangiamore. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista e Magazzino

«Cuba Casinò» (2015) di Eugenio Tibaldi. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l’artista e Galleria Umberto di Marino

«Blanchette» (2007) di Ann Veronica Janssens. Foto Piero Percoco e Mirko Ostuni. Courtesy Italics, l'artista e Galleria Alfonso Artiaco

Riccardo Deni, 04 settembre 2022 | © Riproduzione riservata

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