Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Michelangelo Tonelli
Leggi i suoi articoliMilioni di punti all'uncinetto, realizzati nell'arco di oltre vent'anni da migliaia di persone in tutto il mondo, danno forma a una barriera corallina in continua espansione. Dal 14 agosto 2026 al 14 febbraio 2027 il MIT Museum di Cambridge presenta «Crochet Coral Reef», progetto ideato dalle artiste australiane Margaret Wertheim e Christine Wertheim con l'Institute For Figuring, inaugurando OCEANS, il nuovo programma espositivo dedicato alla ricerca sugli ecosistemi marini e alle relazioni tra arte, scienza e tecnologia.
Avviato nel 2005, «Crochet Coral Reef» nasce da un'intuizione delle sorelle Wertheim: utilizzare una tecnica tradizionalmente associata al lavoro domestico per costruire un'opera collettiva capace di visualizzare tanto la complessità biologica delle barriere coralline quanto le strutture matematiche che ne regolano la crescita. Da allora il progetto ha coinvolto oltre 30.000 partecipanti in più di cinquanta città e Paesi, trasformandosi in una delle più estese iniziative internazionali dedicate all'incontro tra pratiche artistiche, ricerca scientifica e partecipazione pubblica. Nel suo percorso espositivo figurano anche la Biennale di Venezia del 2019 e la Biennale di Helsinki del 2021.
La mostra arriva in un momento in cui il progressivo sbiancamento delle barriere coralline, provocato dall'aumento della temperatura degli oceani e da altri fattori di origine antropica, sta modificando uno degli ecosistemi più complessi del pianeta. Pur occupando meno dell'uno per cento dei fondali marini, le barriere ospitano oltre un quarto delle specie marine conosciute e svolgono un ruolo essenziale nell'equilibrio degli oceani.
L'elemento scientifico rappresenta uno dei nuclei centrali del progetto. Le forme dei coralli vengono infatti sviluppate attraverso il modello di geometria iperbolica elaborato nel 1997 dalla matematica Daina Taimina, che dimostrò come l'uncinetto potesse tradurre in una struttura tridimensionale superfici fino ad allora difficili da rappresentare fisicamente. Margaret e Christine Wertheim hanno ripreso quel principio, estendendolo a una vasta tassonomia di organismi marini costruiti con filati, fibre sintetiche, plastica riciclata e materiali di recupero.
Il percorso al MIT Museum riunisce alcune delle installazioni più significative del progetto. «Coral Forest» è composta da tre grandi sculture dedicate a figure mitologiche legate al mare: Stheno e Medusa, realizzate con filati dai colori accesi, richiamano l'aspetto di una barriera corallina in salute, mentre «Nin Imma», costruita con plastica riciclata, introduce il tema dello sbiancamento dei coralli e dell'inquinamento degli oceani.
Con «Pod Worlds» la scala cambia radicalmente. Una serie di teche raccoglie piccoli ecosistemi realizzati con lana, perline, fili elettroluminescenti e frammenti plastici provenienti anche dal Great Pacific Garbage Patch. Ogni vetrina funziona come un microcosmo autonomo, offrendo una lettura ravvicinata delle diverse sperimentazioni sviluppate all'interno del progetto.
La dimensione partecipativa emerge con particolare evidenza in «Five Fathoms Deep», grande composizione murale nata dal Baden Baden Satellite Reef. Tra il 2021 e il 2022 oltre quattromila persone hanno realizzato più di cinquemila elementi all'uncinetto successivamente assemblati in un'unica installazione, testimonianza di un processo creativo distribuito nel tempo e condiviso da una comunità internazionale.
Accanto alle opere delle Wertheim trovano spazio due lavori in carta di Erik Demaine e Martin Demaine, matematico e artista attivi presso il Department of Electrical Engineering and Computer Science e il Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT. Le loro sculture, ottenute attraverso piegature concentriche della carta, affrontano la stessa geometria iperbolica da un diverso punto di vista, estendendo la riflessione sulla rappresentazione delle forme naturali e sul rapporto tra ricerca matematica e linguaggio visivo.
L'esposizione apre anche una nuova fase di collaborazione tra Margaret Wertheim ed Erik Demaine, sostenuta dal Center for Art, Science & Technology (CAST). Durante i mesi della mostra il museo ospiterà una serie di workshop aperti alla comunità del MIT dedicati alla realizzazione di nuovi elementi tessili che confluiranno, all'inizio del 2027, in un grande murale collettivo destinato a concludere il programma OCEANS. Nel progetto delle sorelle Wertheim la pratica manuale conserva il tempo necessario alla propria esecuzione. Le migliaia di ore impiegate per realizzare ogni elemento rimandano ai processi lenti con cui una barriera corallina cresce in natura, mentre ogni contributo individuale entra a far parte di una struttura più ampia senza perdere la propria identità. È questa corrispondenza tra processo biologico, costruzione collettiva e ricerca formale a rendere «Crochet Coral Reef» un caso significativo di collaborazione tra arte contemporanea, matematica e scienze ambientali degli ultimi due decenni.
Installation view del progetto «Crochet Coral Reef».