Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

«Tilde Poli. Oltre il confine»

Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

Image SPONSORIZZATO

«Tilde Poli. Oltre il confine»

Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

Tilde Poli portava la pittura sul limite del silenzio: la mostra a Milano

Dal 5 marzo all’8 maggio 2026, la galleria 10 A.M. ART celebra l'artista con una retrospettiva che ne ripercorre la carriera, sospesa tra astrazione lirica e rigore geometrico

In un secolo di avanguardie urlate e movimenti totalizzanti, uno spirito quieto ma potente ha attraversato il Novecento italiano, certo delle sue traiettorie solitarie e di una fedeltà incrollabile alla propria visione. Quella di Tilde Poli (1924-2006) è stata una voce libera, capace di muoversi nelle stagioni più incandescenti dell’arte milanese e romana, fianco a fianco con figure come Fontana, Vedova e Baj, senza mai lasciarsi assorbire dalle correnti di superficie. Oggi, la galleria 10 A.M. ART di Milano ne ripercorre i passi con la retrospettiva «Tilde Poli. Oltre il confine», aperta dal 5 marzo all’8 maggio 2026.

L'esposizione - che accoglie il visitatore con uno statement visivo che pare recitare: «qui la geometria è poesia, non rigore» - prende in esame le opere dagli anni Cinquanta al Duemila, inserendosi come una tappa significativa nel percorso di riscoperta e valorizzazione dell'autrice. L'operazione è in linea con lo stile e la storia della galleria, che ci ha abituato a operazioni di rilancio di artisti che hanno saputo imprimere la loro forma nel linguaggio visivo nazionale e non solo, ma il cui ricordo appare oggi opaco, almeno ai più. Pensiamo a Luigi Veronesi, ma anche a Lucia di Luciano, Mario Ballocco, Marina Apollonio (in mostra alla Peggy Guggenheim Collection nel 2024-25) e Helga Philipp (annunciata per maggio la sua esposizione all'Albertina Museum di Vienna, con 30 opere in prestito proprio da 10 A.M.), solo per fare qualche esempio. Tutti autori sostenuti dalla realtà milanese, che hanno poi trovato conferme istituzionali.

In questa ampia visione si inserisce la mostra, volta quindi a inquadrare Poli nel panorama che merita, ovvero tra le vette dell’astrazione italiana. Rappresentata in esclusiva dalla galleria, non è da escludere che vedremo le sue opere proposte da 10 A.M. ART pure in contesto internazionale, alla luce anche dell'importante monografia con i testi Lorenzo Giusti (direttore della GAMeC di Bergamo) e Sandra Nava (critica e storica dell’arte), ed edita dalla galleria stessa, che aumenterà in modo sensibile la massa critica attorno all'autrice.

«Tilde Poli. Oltre il confine». Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

«Tilde Poli. Oltre il confine». Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

Nata a Bergamo nel 1924 e allieva di Guido Ballo a Brera, Tilde Poli manifesta precocemente una maturità espressiva che la porta, già nel 1942, a figurare nel prestigioso Premio Bergamo. Ma è il decennio successivo a definirne il profilo intellettuale. Tra il 1947 e il 1957 si divide tra Roma e Milano, immergendosi totalmente nei fermenti culturali di quegli anni irripetibili. La sua vicinanza a personalità come Enrico Baj, Gianni Dova ed Emilio Vedova non è una semplice frequentazione, ma uno scambio cruciale di idee. Eppure, nonostante la stima dei colleghi e l'attenzione della critica, Poli sceglie una strada di assoluta autonomia.

Nel 1956 è tra gli artisti fondatori del Gruppo Bergamo (attivo dal 1956 al 1962), di cui è l’unica donna esponente, oltre che coordinatrice per l’attività espositiva della Galleria Gruppo Bergamo che dirige fino al 1959. Nel frattempo inizia il proprio percorso espositivo nei più importanti spazi pubblici e privati del Paese, tanto che già nel 1958 è presente alla fondamentale rassegna «Giovani Artisti Italiani» alla Permanente di Milano, riconosciuta tra le più interessanti giovani interpreti dell'astrazione italiana del tempo.

Il percorso espositivo, come detto, ne attraversa mezzo secolo di ricerca, svelando l’evoluzione di un linguaggio che ha sempre cercato di dare corpo all'immateriale. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare, Poli concentra la sua indagine sul binomio luce-colore. Sulla tela, i suoi volumi luminosi non sono presenze statiche, ma sembrano fluttuare con una cadenza musicale. È una pittura che si fa soglia, posta lungo un territorio di passaggio simile a quello del sogno, dove le forme appaiono e scompaiono in un flusso vibrante. 

«Tilde Poli. Oltre il confine». Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

«Tilde Poli. Oltre il confine». Courtesy 10 A.M. ART Milano, Photo by Mattia Mognetti

Il critico Franco Passoni, recensendo le sue mostre alla fine degli anni Sessanta, parlava di una «suspense poetica penetrante e acuta», descrivendo come il colore dell'artista riuscisse a comunicare per osmosi uno stato d’animo profondo, quasi spirituale. È una pittura che si muove su ritmi geometrici e volumi rigorosi, ma che non rinuncia mai a una «segreta bellezza», capace di superare la mera rappresentazione astratta. Non c’è compiacimento ornamentale, né drammaturgia esasperata, ma il tentativo di trasformare lo spazio in un’estensione del pensiero. 

Dagli anni Settanta, la sua ricerca si spinge ancora più in là, toccando vertici di sottigliezza estrema. La tensione lirica si asciuga ulteriormente, le forme si dissolvono in un’astrazione fatta di tonalità sommesse ed evanescenti, dove anche l’assenza diventa parte della composizione. Ed è qui che il lavoro di Poli rivela la sua profonda contemporaneità: nel saper dire molto sottraendo quasi tutto, elevando il dato sensoriale a una dimensione di pura coscienza. Come sottolineato dallo storico dell'arte Roberto Sanesi, l'opera di Tilde Poli si assesta «ai limiti del silenzio»

È un incontro tra percezione acuta e tensione razionale, una ricerca d’ordine interiore che si traduce in composizioni ariose, dove il colore è volutamente privo di risonanze eccessive, quasi per un senso di pudore. In queste tele, il gioco dinamico delle linee e l'alternanza tra pieni e vuoti suggeriscono un’irrequietezza infinita dell’immagine, un tentativo tecnico e poetico di espandere la superficie oltre i suoi confini fisici.

L’ultimo periodo vede infine un ritorno alla geometria, attraverso immagini essenziali e di memoria metafisica. Su queste superfici, scarti minimi di tono e variazioni quasi impercettibili scandiscono il ritmo del tempo. È un approccio logico, profondo, che rifugge da ogni drammatizzazione sentimentale per approdare a una lucida coscienza della forma
Così Tilde Poli, rifuggendo da interventi ornamentali e facili retoriche, appare oggi di intatta contemporaneità in un percorso lineare e indipendente di profondità e lucida coscienza.  Quello che 10 A.M. ART prova a portare all'attenzione di tutti gli appassionati.

Davide Landoni, 04 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Tilde Poli portava la pittura sul limite del silenzio: la mostra a Milano | Davide Landoni

Tilde Poli portava la pittura sul limite del silenzio: la mostra a Milano | Davide Landoni