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Installation views «Patrick Saytour. Le pli et le temps / La piega e il tempo», Fondazione dell'Albero d'Oro .

© Ugo Carmeni.

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Installation views «Patrick Saytour. Le pli et le temps / La piega e il tempo», Fondazione dell'Albero d'Oro .

© Ugo Carmeni.

Quando una collezione diventa materia per il futuro. A Venezia «Metamorfosi di una collezione»

A Palazzo Vendramin Grimani, gli studenti dell’École Boulle reinterpretano opere della Fondation Etrillard. Un progetto che mette in discussione il rapporto tra patrimonio, formazione e contemporaneità

Che cosa può accadere quando un'opera del Settecento non viene trattata come un oggetto da conservare, ma come l'inizio di un nuovo progetto? È la domanda alla base di «Metamorfosi di una collezione», mostra che dal 1° al 30 settembre porta a Palazzo Vendramin Grimani, a Venezia, gli esiti del lavoro degli studenti dell'École Boulle di Parigi, invitati dalla Fondazione dell'Albero d'Oro a confrontarsi con alcune opere della Fondation Etrillard di Ginevra, nell'ambito del programma «Collection source d'inspiration».

Il progetto si inserisce nel programma «On the Occasion of Homo Faber 2026» e nasce da una collaborazione avviata nel 2022 tra la Fondation Etrillard e l'École Boulle, istituto pubblico francese fondato nel 1886 e specializzato nei mestieri d'arte, nel design e nelle arti applicate. La sua particolarità sta proprio nel metodo: gli studenti non sono chiamati a riprodurre un modello storico, ma a utilizzarlo come punto di partenza per una creazione contemporanea.
A Palazzo Vendramin Grimani, le nuove opere saranno presentate nell'androne affacciato sul Canal Grande insieme ai manufatti storici che le hanno generate. Il progetto espositivo è stato concepito e realizzato dagli stessi studenti, trasformando lo spazio d'ingresso del palazzo in un luogo di confronto diretto tra epoche, tecniche e linguaggi.

Al centro del percorso sono due opere della collezione Etrillard: una coppia di vasi-candelabro in lapislazzuli e bronzo dorato e patinato, attribuita a Jean-Étienne Forestier e databile tra il 1770 e il 1780, e l'arazzo «Narcisse et Écho», realizzato dalla Manifattura reale dei Gobelins su un modello di Antoine Dieu dopo il 1714. È soprattutto quest'ultimo a diventare, per la promozione 2024, un vero laboratorio di ricerca.

Il mito di Narciso ed Eco, tratto dalle «Metamorfosi» di Ovidio, offre infatti agli studenti una materia che può essere scomposta, tradotta e riattivata attraverso tecniche differenti. La coppia mitologica – Narciso condannato alla propria immagine riflessa ed Eco ridotta alla ripetizione delle parole altrui – introduce questioni che appartengono anche alla contemporaneità: identità, immagine, relazione, trasformazione. Il percorso della mostra è articolato in quattro nuclei: Résurgence, Fragmentation, Incarnation ed Émanation. Non si tratta soltanto di categorie organizzative. Sono quattro modalità attraverso cui il patrimonio viene rimesso in movimento. Résurgence parte dagli usi e dalle funzioni del passato per trasformarli in esperienze contemporanee. Il gioco, la convivialità, la luce e il profumo diventano altrettanti punti di accesso alla collezione, attraverso opere come «Hasard Raisonné» di Constance Texier, il servizio da champagne «Ligare» di Sarah Pacalet, «Duo Lucis» di Timothé Fernandes e il brucia-profumi «Âtar» di Élisabeth Soubelet.

In Fragmentation, invece, è l'immagine a essere sottoposta a un processo di scomposizione. L'arazzo «Narcisse et Écho» viene osservato attraverso dettagli e frammenti, fino a perdere la propria unità originaria. Il collier «Anamorphé» di Clément Jeanneau e la scultura in pixel «Faut-il tuer Narcisse?» di Lou Thibault spostano la riflessione verso l'ornamento, lo specchio e la trasformazione dell'immagine di sé nell'epoca digitale. Incarnation introduce un rapporto più fisico con il patrimonio. Le opere contemporanee cercano di dare nuova vita ai motivi e alle presenze contenuti nei manufatti storici. Il fogliame dell'arazzo diventa movimento e materia in «L'Écho du Feuillage» di Karl Ringelstein; il linguaggio degli uccelli viene evocato in «Ailégretto» di Alexandra Dinh; mentre «En Deux Temps» di Agathe Quissac, vincitrice dell'edizione 2024-2026, mette in relazione la coppia di vasi-candelabro settecenteschi con un pannello murale cinetico, costruito attorno ai concetti di dualità e movimento.

Proprio «L'Écho du Feuillage» rappresenta l'esito della precedente edizione del premio. Realizzato nel laboratorio di Intarsio, il pannello di Ringelstein traduce il fogliame dell'arazzo in un dispositivo che reagisce alle condizioni meteorologiche, trasformando il movimento ciclico delle foglie in una sorta di interpretazione contemporanea di Eco, condannata a ripetere ciò che ascolta. L'ultimo nucleo, Émanation, porta invece la trasformazione sul terreno della narrazione. L'acqua diventa il filo conduttore delle opere di Selma Arnould, Miléna Duchaux e Georgia Voss, che rilegge il mito di Ovidio attraverso materiali e texture differenti. Il patrimonio non viene quindi semplicemente citato: viene fatto slittare verso nuove associazioni, metafore e forme di racconto. Perché la collezione diventa una riserva di possibilità. La distanza temporale tra un vaso settecentesco, un arazzo ispirato a Ovidio e una creazione realizzata da studenti del XXI secolo non viene colmata attraverso la ricostruzione filologica, bensì attraverso il fare. In questo passaggio sta anche il senso di «Collection source d'inspiration»: il patrimonio diventa materia didattica, il sapere tecnico diventa strumento di interpretazione e la tradizione non viene considerata un limite all'innovazione, ma una delle sue possibili condizioni. A Venezia, la collezione della Fondation Etrillard entra così in un processo di metamorfosi nel quale conservare significa anche permettere alle opere di generare altre forme.

Redazione, 26 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Quando una collezione diventa materia per il futuro. A Venezia «Metamorfosi di una collezione» | Redazione

Quando una collezione diventa materia per il futuro. A Venezia «Metamorfosi di una collezione» | Redazione