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Anna Saba Didonato
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A quasi cinquant’anni dalla storica mostra «Sculture per Matera», la Città dei Sassi torna a ospitare un’esposizione dedicata a Pietro Consagra (Mazara del Vallo, 1920-Milano, 2005), a cura di Giorgio Verzotti, allestita fino al 27 settembre nella barocca Chiesa del Purgatorio.
La mostra «Pietro Consagra. Sette sculture», realizzata su iniziativa della Galleria Alessandro Albanese, con sede a Matera e a Milano, con la consulenza scientifica dell’Archivio dedicato all’artista, propone opere di formato intermedio a differenza della serie degli undici «Ferri Bifrontali» esposti nel 1978, tutte provenienti da collezioni private. Realizzati tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, sono ascrivibili ai cicli tematici «Bifrontali», «Preminenze» e «Interferenze». Dopo aver aderito all’Astrattismo nel 1947, Consagra rivoluziona la scultura della seconda metà del ’900, rifiutando il tutto tondo e la centralità dell’opera d’arte all’interno di uno spazio ideale. Alla tendenza alla verticalità dell’opera totemica, preferisce uno sviluppo orizzontale in cui rendere possibile il dialogo con l’osservatore. Se l’opera tridimensionale costringe il fruitore a un movimento ancillare intorno a essa, l’artista preferisce la frontalità per instaurare un rapporto egualitario tra le parti, favorendone il contatto diretto. Il passaggio conduce dalla frontalità alla bifrontalità, di cui sono un esempio le opere in mostra.
«Su indicazione dell’Archivio, abbiamo optato per una soluzione estetica, quasi estetizzante, scegliendo sculture in bronzo dorato che si armonizzassero con lo spazio barocco, carico di decorazioni, e con i colori dell’architettura grigio-verde, spiega Verzotti. A queste abbiamo aggiunto una scultura in legno di colore blu, perché volevamo documentare le scelte di Consagra, sempre molto diversificate, anche nei materiali. Dal bronzo al tondino di ferro, dal marmo al legno dipinto che fingeva di essere marmo, fino alla lamiera sottilissima (in acciaio con uno spessore di appena due decimi di millimetro, Ndr). È stato un grande sperimentatore, antiaccademico, non badava alla nobiltà dei materiali». Anche l’allestimento è coerente con il canone della frontalità, come esigeva Consagra. «Non amando le architetture circolari, quali emblema di potere, abbiamo giocato a eludere il centro dello spazio, evidenziato dai colori della pavimentazione marmorea, continua il curatore. Di fronte al centro, a circa 10 cm, è stata posta la scultura più povera. Guardando al centro, ma non riconoscendolo come asse che regola lo spazio».
La mostra, patrocinata dalla Fondazione Zetema di Matera, dal Museo Musma (Museo della Scultura Contemporanea) e dal Comune, sarà accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo, edito da La Stamperia Edizioni-Matera. Oltre al testo curatoriale e ad altri contributi inerenti la mostra, il catalogo includerà parte della documentazione fotografica della mostra del 1978, ideata in collaborazione con il critico Giuseppe Appella, e la nota «Lettera ai materani» vergata da Consagra. Questa scrittura è un appello accorato ai cittadini, scaturito dalla visione dei progetti del Concorso Internazionale per il restauro urbanistico-ambientale dei rioni Sassi di Matera, indetto nel 1977 (in attuazione della legge n. 1043 del 1971), in seguito allo sfollamento degli anni Cinquanta. Colpito da quello che definì, senza mezzi termini, «interventismo forsennato», Consagra mise in guardia i materani rispetto all’«(…) irreversibilità della bruttezza invadente delle edificazioni con etichette di funzionalità, modernità, nuove esigenze», invitandoli a difendersi dalla «bruttezza» e a rivendicare «il bello (che) non è superfluo ma necessità». La mostra «Sculture per Matera» fu pervasa da quell’atteggiamento critico ma anche di tutela nei confronti di Matera, con l’obiettivo sia di denunciare lo stato di abbandono dei Sassi sia di valorizzare il panorama rupestre. Con l’esposizione di Consagra si diede avvio a «Le Grandi Mostre nei Sassi», su iniziativa del Circolo La Scaletta e del Comune, susseguitesi fino al 2018. Vi parteciparono grandi personalità della scultura italiana e non solo, da Fausto Melotti, Arturo Martini, Duilio Cambellotti ad Andrea Cascella, Pericle Fazzini e Roberto Matta. Oltre a Umberto Milani, Emilio Greco, Iginio Andreotti, Ales Kolibal, Costantino Nivola e Leoncillo Leonardi. Senza dimenticare Antonietta Raphaël, Marcello Mascherini, David Hare, Mirko Basaldella, Ibram Lassaw e Dino Basaldella.
Dopo un periodo di stasi, di quasi un decennio, la tradizione espositiva materana sta per ripartire, come ci ha anticipato l’Avv. Raffaello de Ruggieri, tra i padri fondatori del Circolo La Scaletta, nonché Presidente della Fondazione Zetema. «A breve ci sarà il rilancio della tessitura de “Le Grandi Mostre nei Sassi”. Una specificità di Matera, nota non solo come città del cinema ma anche della scultura».