«Senza titolo» (1950) di Otto Hofmann (particolare)

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«Senza titolo» (1950) di Otto Hofmann (particolare)

Otto Hofmann: da Dessau all’entroterra ligure

Una retrospettiva alla Fondazione Ragghianti ripercorre l’intera carriera artistica dell’artista tedesco, dagli anni della formazione fino al periodo conclusivo della sua vita

Dal 3 maggio al 14 luglio la Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti nel Complesso Monumentale di san Micheletto presenta la mostra «Otto Hofmann artista europeo. Dal Bauhaus all’Italia», a cura di Paolo Bolpagni e di Giovanni Battista Martini, quest’ultimo già curatore dell’ultima mostra sull’artista in Italia, nel 2010, al Palazzo Ducale di Genova. 

Nato a Essen nel 1907, Hofmann si trasferisce infatti in Liguria gli ultimi vent’anni; muore a Pompeiana (Im) nel 1996. La mostra muove dagli anni della formazione, in seno a quello straordinario laboratorio che fu il Bauhaus, la scuola fondata da Gropius a Weimar nel 1919, ma poi trasferita a Dessau, dove infatti si iscrive Hofmann. Al Bauhaus sono determinanti per lo stile pittorico di Hofmann le lezioni di Paul Klee e Vasilij Kandinskij, cui rimandano nella mostra lucchese i rari quaderni illustrati, preziosa testimonianza delle lezioni tenute da quegli artisti tra il 1928 e il 1930; vi è inoltre una documentazione in anastatica delle corrispondenze con i suoi maestri, tra cui sono anche Albers, Schlemmer, Schmidt, Meyer e Scheper

Dopo la mostra personale del 1930, cominciano per Hofmann e soprattutto per il Bauhaus periodi sempre più oscuri, che si concluderanno con la chiusura della scuola (trasferitasi nel frattempo a Berlino) nel 1933 e con l’inclusione da parte del regime, nel 1937, delle opere di Hofmann tra le espressioni di arte «degenerata». Al triste periodo trascorso in prigionia in Russia, dal 1941 al 1946 (era stato arruolato a forza nel 1939 nelle truppe della Wehrmacht), rimanda la sezione che riunisce una serie di acquerelli, in buona parte inediti: opere realizzate servendosi della carta delle lettere inviate alla moglie e agli amici, che contrastano, nella loro disposizione contemplativa, con la crudezza di certe sue fotografie di quel momento.

Negli acquerelli egli afferma di trovare un’identità tra la cromaticità del paesaggio russo e i quadri di Kandinskij, di cui conserva infatti l’Astrattismo geometrico, e Chagall, cui rimandano i colori ma anche talvolta il tono fiabesco (che era stato peraltro quello dello stesso Kandinskij negli anni russi). Tornato in Turingia, riprende la carriera di pittore, ma anche di ceramista e designer specie di tessuti, com’era proprio nello spirito della formazione eclettica degli artisti del Bauhaus, nella consapevolezza del valore educativo dell’arte e del rapporto tra progettazione e produzione alle basi della concezione del design moderno. Insegnante in Accademia, alterna però anche lunghi soggiorni in Belgio, Francia e Italia. 

Il percorso della mostra si sofferma sull’attività grafica, soprattutto nella seconda metà degli anni Quaranta, con xilografie e litografie, mentre la parte conclusiva documenta con ampiezza la produzione dagli anni Settanta alla morte, durante i quali, nell’entroterra ligure, Hofmann torna a consacrarsi soprattutto alla pittura, con dipinti ispirati sempre al paesaggio, dove l’astrazione persiste ma è impressa dalla luce della Liguria.

Laura Lombardi, 30 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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Otto Hofmann: da Dessau all’entroterra ligure | Laura Lombardi

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