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J. M. W. Turner, «Palazzo e ponte di Caligola», 1831, Londra, Tate

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J. M. W. Turner, «Palazzo e ponte di Caligola», 1831, Londra, Tate

Non siamo costretti a scegliere tra Turner e Constable

La mostra alla Tate Britain di Londra funziona perfettamente come una specie di antologia dei pezzi forti dei due artisti, ma il suo merito principale è di riunire opere che si trasformano quando vengono viste insieme

David Ekserdjian

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Spesso, idee per mostre paiono così ovvie, nel senso più positivo della parola, che ci si chiede perché non siano state già presentate secoli fa. Non vi sono dubbi che Joseph Mallord William Turner e John Constable furono i due grandi pittori inglesi tra la fine del Settecento e la prima metà circa dell’Ottocento e finalmente «Turner & Constable: rivals and originals», alla Tate Britain di Londra fino al 12 aprile, li mette insieme. 

È un’immensa mostra (solo il catalogo vanta non meno di 184 schede), che riunisce opere dalla Tate, da vari musei a Londra e da altre città britanniche con prestiti da collezioni private e dall’estero, quasi esclusivamente dagli Stati Uniti. I due principali fondi sono il lascito Turner alla Tate con quasi 300 dipinti e circa 30mila opere su carta, mentre i lasciti di John Sheepshanks e della figlia Isabel Constable al Victoria and Albert Museum rappresentano un totale di circa 400 pezzi, in gran parte schizzi e disegni.

In decenni recenti, Turner e Constable hanno goduto di una vera e propria fama in Europa. Due esempi: negli anni Duemila ha luogo nelle gallerie del Grand Palais di Parigi la mostra «Constable: le choix de Lucian Freud» (10 ottobre 2002-13 gennaio 2003), mentre qualche anno fa il Lenbachhaus a Monaco di Baviera ha ospitato «Turner: Three Horizons» (28 ottobre 2023-10 marzo 2024), ma non è sempre così. Forse già dopo la Seconda guerra mondiale era troppo tardi per compiere acquisizioni museali di prestigio, col risultato che il totale dei dipinti di Constable (nell’Ottocento più amato del suo rivale nel Continente), non arriva a 20 nelle collezioni pubbliche europee, mentre di Turner ce ne sono solo cinque o sei. Purtroppo, nessuno dei due artisti è rappresentato nei musei italiani.

Turner (1775-1851) e Constable (1776-1837) erano quasi contemporanei, ma hanno avuto carriere assai diverse. Il giovane Turner, londinese doc, nato e cresciuto a Covent Garden, dove il padre era barbiere e fabbricante di parrucche, fu notevolmente precoce e un suo acquarello, ora al museo di Indianapolis, e in mostra, fu accettato per l’esposizione estiva della Royal Academy nel 1790 (ne diventò membro associato nel 1799 e membro a pieno titolo nel 1802). Al contrario, Constable, la cui famiglia era borghese e agiata, ne diventò membro associato solo nel 1819 e membro pieno nel 1829 all’età di 52 anni. Non deve sorprendere se nelle loro opere di diploma Turner non sia ancora l’artista che conosciamo, mentre il dipinto di Constable sia già un classico.

La mostra alla Tate funziona perfettamente come una specie di antologia dei pezzi forti dei due artisti, ma il suo merito principale è di riunire opere che si trasformano quando vengono viste insieme. I casi più eclatanti sono gli studi preparatori in compagnia con i dipinti compiuti, e in particolare gli schizzi d’identica grandezza eseguiti da Constable per i suoi «six-footers», cioè quadri con una larghezza di quasi due metri. Di solito, è l’Atlantico a separare lo schizzo per Hadleigh Castle alla Tate e la versione finale conservata allo Yale Center for British Art a New Haven nel Connecticut, ma per alcuni mesi le due opere figurano una accanto all’altra. Un ulteriore confronto è rappresentato dall’accostamento del «Palazzo e ponte di Caligola» di Turner e della «Cattedrale di Salisbury vista dai prati» di Constable, già esposti insieme alla Royal Academy nel 1831 e descritti dai critici come «fire and water» (fuoco e acqua). 

Inoltre, la Tate, e forse in particolare Amy Concannon, autrice principale e redattrice del catalogo, hanno saputo scovare opere «nascoste» nelle collezioni private. Tra queste, figura uno dei massimi capolavori di Turner, «Giulietta e la sua balia», che curiosamente presenta le due donne in piazza San Marco a Venezia anziché a Verona. Questo dipinto, esposto alla Royal Academy nel 1836 e che risale quindi alla piena maturità del pittore, fu venduto da Sotheby’s a New York il 29 maggio 1980 per sette milioni di dollari, all’epoca un record mondiale in assoluto per un’opera d’arte, dopodiché non si è più visto. Ciò significa che, prima del suo ritorno alla ribalta alla Tate, solo vecchietti come chi scrive avevano visto l’originale (fu esposto a Londra per una settimana prima dell’asta). Per il pubblico di oggi, con ogni probabilità, sono gli schizzi dei due pittori che attirano di più. Per motivi di conservazione, di norma non si possono vedere e quindi mostre come questa sono un sogno diventato realtà. In questo contesto senz’altro Turner è più stupefacente nella sua modernità, come si vede per esempio in «The Blue Rigi, Sunrise», ma sarebbe un grosso errore supporre che Constable non sia capace di sorprenderci con la sua scioltezza in pezzi come «River Stour at Sunset», un olio su carta proveniente da una collezione privata. 

Per concludere, è importante sottolineare il fatto che, benché siano stati rivali, non siamo costretti a scegliere tra Turner e Constable, ma possiamo invece goderceli tutti e due. Inoltre, una mostra indimenticabile come questa ci insegna non solo a comprenderli meglio, ma anche ad amarli di più.

J. M. W. Turner, «Autoritratto», 1799, Londra, Tate

Ramsay Richard Reinagle, «John Constable», 1799 ca, Londra, National Portrait Gallery

David Ekserdjian, 15 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Non siamo costretti a scegliere tra Turner e Constable | David Ekserdjian

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