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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoli«Cambi tutto ciò che tocchi e tutto ciò che cambi cambia te, che tu sia umano, microbo, pietra». Negli spazi rinnovati dell’Uccelliera della Galleria Borghese, a Roma, il principio eracliteo del «panta rei» (tutto scorre, nulla persiste) riecheggia con forza nella videoinstallazione dell’artista e regista britannico Isaac Julien «All That Changes You. Metamorphosis», una riflessione contemporanea sul cambiamento come principio generativo che permea la natura, la storia, l’esperienza umana.
Nel contesto della mostra «Metamorfosi. Ovidio e le arti», il grande progetto espositivo nato dalla collaborazione tra il Rijksmuseum di Amsterdam e la Galleria Borghese prorogato fino all’11 ottobre, l’installazione filmica a cura di Lorenzo Giusti allarga il percorso espositivo attraverso il linguaggio immersivo dell’immagine in movimento. Come ha ribadito la direttrice Francesca Cappelletti, «la mostra, la prima a essere prorogata nella storia della Galleria Borghese, si arricchisce dell’opera di uno dei più acclamati e influenti artisti internazionali. Isaac Julien ha interpretato davvero uno degli aspetti alla base della fortuna del poema ovidiano: la capacità non solo di trasmettere storie, ma di parlare a tutte le epoche, trasformando materiali e linguaggi».
Ispirata al ciclo di affreschi realizzato da Giulio Romano per Palazzo Te a Mantova, ripensata appositamente da Julien per gli spazi dell’Uccelliera, costruita nel XVII secolo come padiglione destinato a ospitare gli uccelli esotici della Villa, la videoinstallazione intreccia mito, temporalità multiple e relazioni tra umano e «più che umano». «L’installazione, attraverso le sue immagini, ha detto Giusti, offre una riflessione attuale contemporanea, una speculazione letteraria e filosofica attraverso un racconto di futuri possibili».
L’artista presenta una versione a canale unico dell’opera, nella quale l’immagine si moltiplica attraverso un sistema di specchi. Questo espediente trasforma l’ambiente in uno spazio percettivo dinamico, dove il principio della metamorfosi si manifesta nel racconto filmico e nell’esperienza stessa dello sguardo, a confronto con immagini in costante duplicazione, rifrazione e mutamento.
Con «All That Changes You. Metamorphosis» si viaggia attraverso luoghi che solcano tempi e immaginari differenti, dalla Cosmic House di Charles Jencks a Londra alle foreste secolari del Redwood National and State Park in California. Ogni spazio diventa un dispositivo narrativo che mette in dialogo storia, paesaggio e visione, facendo emergere la metamorfosi come principio che accomuna il mondo naturale, culturale, tecnologico.
Alle attrici di fama internazionale Sheila Atim e Gwendoline Christie, che interpretano due enigmatiche figure celesti e profetiche, il regista affida il compito di guidare lo spettatore in un viaggio tra epoche e paesaggi, in una riflessione sul mutamento come condizione permanente dell’esistenza e in un’epoca dominata da creature che generano rancori, scompiglio e «assemblaggi mutevoli», nella quale la preghiera è affidata ai pannelli solari. Privi di controllo, nemmeno su noi stessi, non resta che imparare a creare parentele persistenti.
La costruzione del film attinge a un articolato universo di riferimenti letterari e filosofici, dalle riflessioni di Donna Haraway sulle relazioni multispecie alla narrativa visionaria di Naomi Mitchison.
«Attraverso la fantasia e l’allegoria di questa nuova installazione filmica, afferma Isaac Julien, cerco di sovvertire l’egemonia visiva che domina i regimi tecnologici della rappresentazione». Il cambiamento diventa pertanto una delle categorie fondamentali attraverso cui interpretare il presente e immaginare il futuro.