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L’interno del Museo Statale di Storia dell’Uzbekistan, Tashkent

Foto: Manuela De Leonardis

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L’interno del Museo Statale di Storia dell’Uzbekistan, Tashkent

Foto: Manuela De Leonardis

Mohamed Benchellal, la moda come scultura sulla Via della Seta

A Tashkent, nove abiti-scultura realizzati con tessuti di recupero dialogano con l’architettura storica e modernista dell’Uzbekistan. Per il designer olandese di origine marocchina, monumenti e paesaggi diventano il punto di partenza di una ricerca sulla materia, sul corpo e sul tempo

Manuela De Leonardis

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«La moda che faccio è molto lenta. È come la tajine che cuoce per ore», afferma Mohamed Benchellal in occasione della mostra «Benchellal, Monumental. Sculpting Past Tomorrow» allestita al Museo Statale di Storia dell’Uzbekistan di Tashkent fino all’8 novembre. Nel maestoso scalone che porta al primo piano dell’edificio dedicato alle vestigia prima e dopo Amir Temur (Tamerlano), sono nove gli abiti-scultura femminili in tinta unita, dei colori delle ceramiche smaltate uzbeke con le loro sfumature di azzurri e verdi, della terracotta o dell’inchiostro nero su una pagina bianca, a trovare una perfetta collocazione nella prospettiva scenografica. Il designer e artista olandese di origine marocchina (è nato nel 1984) li ha realizzati a Tashkent nel 2025, durante la residenza artistica di quattro mesi, dove è tornato nell’alternarsi delle stagioni. Un progetto che rientra nel programma culturale della Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan (Acdf) di cui è presidente Gayane Umerova, nata nel 2017 con l’obiettivo di promuovere il patrimonio culturale del Paese e l’arte contemporanea sia localmente sia nella scena artistica internazionale. 

Come in altre occasioni, Benchellal, che ha fondato la sua maison nel 2015 e ha vestito star del cinema e teste coronate (tra loro Rania di Giordania, Letizia di Spagna, Máxima d’Olanda), ha utilizzato materiali di recupero e fondi di magazzino trovati in loco all’insegna della sostenibilità. Originariamente destinati a essere tessuti d’arredo, caratterizzati quindi dalla compattezza strutturale e dalla qualità di resistenza, li ha drappeggiati intorno al manichino. «È un design molto intuitivo. Posso drappeggiare per ore e ore. Questo è ciò che amo davvero fare», sostiene Benchellal. Ogni creazione è un pezzo unico, la cui forma e stile è determinata dalle dimensioni stesse del tessuto trovato. Nella tensione del rapporto tra volumi scultorei e corpo umano, l’altro elemento che entra in gioco è l’ispirazione stimolata da monumenti e paesaggi («una fonte infinita» per il designer), che in questo contesto nasce sia dall’incontro con le meravigliose architetture delle città della Via della Seta, Samarcanda, Bukhara, Khiva (da decenni nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco), sia dagli edifici modernisti di Tashkent. 

Dieci di queste architetture, una delle quali è proprio il Museo Statale di Storia dell’Uzbekistan, ex Museo di Lenin progettato dagli architetti sovietici Yevgeny Rozanov Vsevolod Shestopalov e costruito nel 1968-70 con le facciate caratterizzate dal motivo reiterato del panjara (equivalente della mashrabiya araba), hanno avuto lo stesso riconoscimento nel luglio 2026. Precedentemente erano stati la natura e i paesaggi del Qatar ad attivare la creatività dell’artista, durante la residenza presso i Liwan Design Studios and Labs di Doha (in seguito al conseguimento del Fashion Trust Arabia) con la mostra «Benchellal, Monumental. Sculpting Past Tomorrow» (2024-25) al National Museum of Qatar. «La mia idea è di visitare tutti i continenti»: dopo Doha, un passaggio alla Hong Kong Fashion Fest 2024 e la mostra di Tashkent, il designer sarà in residenza a Città del Messico. «Faccio le valigie e vado. Adoro viaggiare e realizzare sul posto le mie creazioni, con le mie mani. Lavoro da solo», aggiunge. 

Invece, nella sezione fotografica allestita in un altro ambiente del Museo Statale di Storia dell’Uzbekistan, Mohamed Benchellal ha lavorato con un team di una decina di professioniste e professionisti, a partire da Anastasia Roussopoulou che ha firmato la progettazione espositiva. Il fotografo di moda olandese Tim Verhallen ha ritratto a colori e in bianco e nero le modelle Fatima, Madina, Darina e Shakhinya nelle loro pose ieratiche, in luoghi iconici come piazza Registan a Samarcanda, come pure la necropoli di Shah-i-Zinda, avvolte negli abiti-scultura che suggeriscono un flusso continuo del tempo tra passato e futuro, lì dove, come scrive Ármin Vámbéry nel suo memoir Viaggio di un falso dervish nell’Asia Centrale, effettuato nei panni di un derviscio sunnita tra il 1863 e il 1864 (la prima edizione italiana illustrata è stata pubblicata nel 1873 da Treves), «non c’è nulla nell’Asia centrale che le sia comparabile». 

L’entrata di «Benchellal, Monumental. Sculpting Past Tomorrow», 2026. Foto Manuela De Leonardis

Foto d’allestimento di «Benchellal, Monumental. Sculpting Past Tomorrow», 2026. Foto Manuela De Leonardis

Manuela De Leonardis, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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