«Teseo screpolato» (2011), di Mitoraj

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«Teseo screpolato» (2011), di Mitoraj

Mitoraj ha conquistato l’Etna

Nell’Area Archeologica Neapolis di Siracusa 27 sculture monumentali dell’artista franco polacco

Fino al 31 ottobre la mostra «Mitoraj. Lo sguardo: humanitas - physis» permette di ammirare, tra i ruderi greci e romani dell’Area Archeologica Neapolis di Siracusa, 27 sculture monumentali dell’artista franco-polacco, nel decennale della sua morte. Altre sculture sono state posizionate in siti distinti: «Ikaria» guarda il mare davanti al Castello Maniace di Ortigia, il «Teseo screpolato» si erge sull’Etna, a 1.700 metri di altezza.

Ideatore del grande evento espositivo sotto il cielo di Sicilia è Roberto Grossi, fondatore di Federculture e già direttore generale dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma, vicepresidente del MaXXI e sovrintendente del Teatro Massimo «Vincenzo Bellini» di Catania. In quest’occasione ha voluto ricongiungere le memorie mitiche e classiche evocate dall’arte di Mitoraj con i luoghi dove mito e classicità hanno preso forma, nel paesaggio e nella mente dell’uomo. Tipico dell’arte di Mitoraj (che il mito lo portava già nel nome) è una visione sognante di forme frante, nate come ruderi metafisici. L’idea di reperto, mediante enfatizzazione dei danni che il tempo traccia su marmi e bronzi, è fondamentale per chi, come l’artista, ha progettato giganteschi busti, teste o figure, mutili di parti, scheggiati, screpolati come il «Teseo» dell’Etna.

Igor Mitoraj era nato nel 1944 a Oederan, in Germania, da madre polacca e padre francese, e la madre, col neonato, si salvò per miracolo dal bombardamento a tappeto di Dresda del 1945. Dopo la guerra, la famiglia si trasferisce in Polonia, a Bielsko-Biala, nei presi di Cracovia, dove Igor frequenta il Liceo artistico, per poi recarsi ventenne a Cracovia, dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti, alla quale insegna Tadeusz Kantor, primo maestro dell’artista in erba. Nel 1968 Mitoraj si trasferì a Parigi, dove si iscrive all’École National Supérieur des Beaux-Arts.

Mosso da mille stimoli, e incerto sul da farsi, Mitoraj si reca nei primi anni ’70 in Messico, dove si innamora dell’arcaico. Ma l’incontro con il proprio destino avviene in Italia, nel suo primo viaggio lungo il Paese, avvenuto nel 1979, con capolinea a Pietrasanta, la città della scultura. Vi tornerà definitivamente nel 1983, prendendo casa, studio e cittadinanza, e iniziando un percorso nella plastica del mondo classico, con l’intento di riportarla in un’attualità senza tempo. Fondamentale è la folgorazione del marmo, e poi, nelle tante botteghe artigiane della cittadina toscana, lo studio degli effetti del ferro. Come tanti artisti del nord Europa fu in Italia che Mitoraj trovò la sua patria dell’anima. È infatti qui che diceva di aver scoperto come «la Bellezza sia un ideale, un miraggio, un enigma». Suo ultimo desiderio, prima di morire settantenne di un male incurabile, era stato di venire sepolto in Italia. Le sue soglie ora riposano nel cimitero di Pietrasanta.

Guglielmo Gigliotti, 15 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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