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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliSette sezioni, con più di 140 fotografie, e un documentario sulla vita del grande fotografo francese compongono la mostra «Robert Doisneau», visitabile dal 5 marzo al 19 luglio al Museo del Genio di Roma. Il nuovo spazio espositivo della capitale, inaugurato lo scorso 31 ottobre e gestito da Arthemisia con il Ministero della Difesa, in cinque mesi di apertura ha registrato buoni afflussi di pubblico: più di 40mila visitatori, con una platea eterogenea di giovani, famiglie, adulti, in una zona di Roma non proprio frequentata dal turismo di massa. Il museo si trova, infatti, sul Lungotevere della Vittoria, all’interno dell’Istituto storico e di cultura dell’Arma del Genio, al confine tra il quartiere Prati e la zona del Foro Italico. Le mostre appena terminate al Museo del Genio sono state dedicate a Ugo Nespolo e Vivien Mayer. La presidente di Arthemisia, Iole Siena, a margine della conferenza stampa di presentazione della mostra su Doisneau, anticipa a «Il Giornale dell’Arte» l’imminente ampliamento delle attività culturali della sede: «Questo edificio ha a disposizione 40mila metri quadrati, con un ampio cortile, uno splendido giardino e una terrazza panoramica. Entro la primavera, in aprile, vorremmo ampliare lo spazio per mostre e installazioni, e in estate organizzeremo nuove esposizioni e un programma all’aperto di cinema, teatro, concerti. Inoltre, stiamo lavorando per allestire una caffetteria». Nelle intenzioni per un futuro prossimo, anche l’apertura alle visite del secondo piano dell’edificio, dov’è conservato il corpus della collezione permanente, composto, fra l’altro, da preziosi plastici di città e paesaggi.
La mostra su Robert Doisneau (Gentilly, 1912-Parigi, 1994), uno dei fotografi più famosi del Novecento, definito «umanista», arriva nell’anno del 200mo anniversario dalla nascita della fotografia e del 70mo del gemellaggio tra Roma e Parigi. Si tratta di un’esposizione corposa, raccolta in uno spazio contenuto allestito nei toni del malva, a contrasto con il bianco e nero delle fotografie; il tutto riflesso in alcuni grandi specchi, utilizzati, di volta in volta, come una Wunderkammer della Parigi di un tempo, oppure come ausilio al racconto audio del «Bacio davanti all'hotel De Ville» («Le Baiser de l’Hôtel de Ville», 1950), la più iconica delle immagini di Doisneau; o ancora come set fotografico dei visitatori che si baciano, con la fotografia del «Bacio» riflessa all’interno dello specchio (soluzione decisamente apprezzabile dagli amanti degli scatti social). Al di là dei divertissement, resta un percorso ricco, che approfondisce aspetti diversi della figura del grande fotografo. Si inizia con una sala dedicata alla sua biografia, con fotografie dell’infanzia e con le sue primissime produzioni (esposta anche la Rolleiflex originale di Doisneau); per poi proseguire con le immagini della Parigi del dopoguerra, comprese quelle commissionate a Doisneau dalla rivista statunitense «Life» sulla città che iniziava a riprendersi dagli sfaceli del conflitto.
La vita mondana di quello scorcio di secolo, con i suoi protagonisti (come la stilista Elsa Schiaparelli), o con feste sontuose, al carnevale di Venezia o negli scintillanti hotel parigini, rappresentano l’angolo «Mondanités». Dagli sfarzi si passa alla vita quotidiana delle strade della capitale francese: gli scatti poetici e dinamici sui bambini sono allestiti accanto a quelli dedicati alle piccole botteghe di quartiere (a colori) e, ancora, alle parrucchiere in pausa che prendono il sole e a innamorati che camminano accanto a un venditore di arance. Una chicca della mostra sono le Cartes de Voeux, le cartoline d’auguri composte da Doisneau, nelle quali emerge l’aspetto lievemente ironico dell’artista: in una cartolina, due fanciulle imbronciate festeggiano un «Joyeuse Année 1964», mentre in un’altra un neonato brandisce il cartello «…et surtoit la santé!». L’ultima sezione della mostra, «Célébrités», comprende fotografie che ritraggono Picasso, Alberto Giacometti, Fernand Léger, Niki de Saint Phalle (solo per citarne alcuni) e contestualizza, al tempo stesso, la figura intellettuale di Doisneau all’interno delle correnti artistiche del suo tempo. Il documentario proiettato nella saletta finale racconta il fotografo anche nel suo privato, con la voce narrante della nipote.
Le opere della mostra, curata da Gabriele Accornero con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma, sono state messe a disposizione dall’Atelier Robert Doisneau, con stampa fine art su carta ai sali d’argento, da negativi originali. Il progetto, in collaborazione con Bridgeconsultingpro, è realizzato in partnership con Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e Poema e vede come sponsor Generali Italia, con il programma Generali Valore Cultura, Frecciarossa, Atac e Dimensione Suono Soft.
Robert Doisneau, «Statue de Maillol aux Tuileries», 1954. © Atelier Robert Doisneau