Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Marialba Russo, «Al ristorante», 1974

Courtesy dell’artista e del Macro

Image

Marialba Russo, «Al ristorante», 1974

Courtesy dell’artista e del Macro

Lo «sguardo rovescio» di Marialba Russo spiazza le convenzioni e libera gli uomini (e le donne) dagli stereotipi

Al Macro-Museo d’Arte Contemporanea di Roma la prima grande retrospettiva museale italiana dedicata alla fotografa napoletana si sviluppa in dialogo con il MuCiv-Museo delle Civiltà

Samantha De Martin

Leggi i suoi articoli

Due uomini si abbandonano a una danza smodata dal sapore erotico tra i tavoli di un ristorante. Questo scatto di Marialba Russo, intitolato «Al ristorante, il 29 settembre 1974», apre al Macro-Museo d’Arte Contemporanea di Roma la prima grande retrospettiva museale italiana dedicata alla fotografa napoletana, in corso fino al 31 gennaio 2027. Proprio questa fotografia inaugurava anche la collana «I Quaderni dello Sguardo», ideata dalla stessa artista: un libro autoprodotto e stampato clandestinamente a Torre Annunziata, ricorrendo a una macchina per la stampa di etichette da conserva per sfuggire alla censura degli editori dell’epoca.

Nella Galleria del Macro, un altro scatto di quattro anni dopo, «Il Parto», raccoglie in dodici fotografie, in parte in bianco e nero e in parte a colori (la fotografa aveva esaurito il rullino in bianco e nero) un momento carnevalesco del Sud Italia. È il 1978 e un uomo travestito simula un parto, tra convulsioni, grida e gesti teatrali che evocano il registro popolare della sceneggiata. Concitate e frammentate, le immagini che Russo scatta in presa ravvicinata restituiscono la fisicità dirompente del corpo maschile che si presta a un’appropriazione parodistica e giocosa di una delle esperienze storicamente e culturalmente connesse alle donne. Come anche tradizionalmente legata alla sfera femminile è la tematica della serie intitolata «L’espulsione del male, 1974». Si tratta di quattro fotografie realizzate a Galatina, luogo storicamente legato al tarantismo e alla Cappella di San Paolo, dove le «tarantate» si recavano per liberarsi, attraverso musica e danza, dal morso simbolico del ragno. Il lavoro ricorda la collaborazione tra Russo e l’antropologa Annabella Rossi e le sue ricerche sul campo sulla cultura popolare e i riti di guarigione del Meridione. A differenza della tradizione, che vede protagoniste quasi esclusivamente le donne, Russo fotografa un uomo a terra, colto nel momento culminante del rito. Anche in questi scatti ritrae la mascolinità nel momento della sua vulnerabilità più estrema: un corpo a terra, in balìa di una forza da combattere. Proprio da questa esigenza di spiazzare le convenzioni della fotografia dell’epoca, restituendo una visione «altra», autonoma e originale rispetto a una realtà raccontata principalmente dallo sguardo maschile, deriva il titolo del percorso «Sguardo rovescio»: «un’altra esperienza dello sguardo», per usare le parole della stessa artista. Un’allusione al capovolgimento operato da Marialba Russo rispetto al punto di vista canonico di un’Italia ancora patriarcale.

Il percorso al Macro, a cura della direttrice Cristiana Perrella ed Elena Magini, riunisce sette nuclei, in parte inediti, della produzione della fotografa degli anni Settanta restituendo la complessità di una ricerca che spazia dal corpo al genere, passando per il rito, temi centrali nel dibattito contemporaneo. Come spiega la direttrice, «“Sguardo rovescio” è lo sguardo di Marialba sul maschile in un momento storico in cui era più frequente lo sguardo maschile sul femminile intrappolando la donna in un ruolo di genere che le paralizzava. Marialba guarda alla possibilità di liberare gli uomini, ma anche le donne, dagli stereotipi. I lavori mettono a fuoco una duplice modalità di fotografare: narrativa, in sequenze cinematografiche, e concettuale, organizzata per tipologie. La mostra prova il carattere autoriale non documentaristico della sua fotografia».

L’interesse di Russo per simili tematiche è il filo conduttore che lega il progetto al Macro al MuCiv-Museo delle Civiltà, seconda sede della mostra, rafforzando il rapporto di collaborazione tra le due istituzioni. Intitolata «Immagini della Madonna dell’Arco (After)», e a cura di Perrella, Magini oltre a Andrea Viliani e Francesca Romana Uccella, l’esposizione indaga il lavoro sul campo svolto da Russo nel 1971 e che ha portato alla collaborazione, tra il 1972 e il 1977, con l’allora Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, nell’ambito delle campagne di ricerca sulle culture popolari e subalterne italiane coordinate dalla medesima antropologa Rossi. Al centro del percorso vi sono le immagini realizzate in occasione del rituale della Madonna dell’Arco e il progetto espositivo originale, «Immagini della Madonna dell’Arco» presentato nel 1973 al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari. Tuttavia la mostra non mira a riproporre una ricostruzione filologica di quest’ultimo, bensì di suggerire un nuovo attraversamento dei materiali secondo una prospettiva interdisciplinare. Le fotografie di Russo diventano pertanto il punto di partenza per interrogare i meccanismi individuali e collettivi del rituale, l’evocazione del divino, la costruzione del sacro, facendo dialogare la pratica fotografica dell’artista con la storia delle ricerche antropologiche e museografiche sulle culture popolari italiane. Andrea Viliani invita ad «attraversare la città di Roma recandosi dal Macro al MuCiv, e a godere di un piccolo miracolo tornando indietro al 1973 per cogliere l’attualità delle tradizioni culturali italiane, perché la tradizione popolare appartiene a una tradizione costante».

Accanto al doppio appuntamento dedicato a Marialba Russo, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, prodotto e organizzato da Azienda Speciale Palaexpo, il Macro porta avanti il programma autunnale con altri appuntamenti tra cinema, suono, performance. Negli spazi della Sala Video e della Sala Audio prende avvio una nuova programmazione con «Maria’s Dream» di Gaia De Megni e «52 Spaces» di Robin Rimbaud (Scanner), in programma fino all’8 novembre. Prorogate fino al 20 settembre «She devil 14», storica rassegna di videoarte che esplora la molteplicità dei mondi e delle visioni femminili, insieme ad «Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio», mostra sonora che invita il pubblico a entrare in contatto diretto con la voce e la produzione della poetessa. Continuano fino al primo novembre la videoinstallazione «Mechanical Kurds» di Hito Steyerl e «Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega», mentre prosegue fino al 15 novembre la grande mostra personale di Miriam Cahn, inaugurata a giugno. A dicembre, infine, il programma proseguirà con i nuovi progetti di Francis Upritchard e Martino Gamper e con la prima retrospettiva museale dedicata ad Alessandro Sciarroni.

Samantha De Martin, 24 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Samantha De Martin

Leggi i suoi articoli

Lo «sguardo rovescio» di Marialba Russo spiazza le convenzioni e libera gli uomini (e le donne) dagli stereotipi | Samantha De Martin

Lo «sguardo rovescio» di Marialba Russo spiazza le convenzioni e libera gli uomini (e le donne) dagli stereotipi | Samantha De Martin