Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliAntonio Barbieri (Rho, Milano, 1985) è uno scultore che indaga da tempo i mondi della biologia e dell’evoluzione degli esseri viventi; dotato di una formazione accademica classica e di una spiccata abilità manuale, l’artista ha sviluppato parallelamente un interesse per la tecnologia e gli algoritmi. Queste aree di conoscenza e potenzialità, in apparenza lontane fra loro, hanno reso possibile un’esposizione site specific a Palazzo Pretorio di Certaldo (Firenze). «La materia della vita», curata da Davide Sarchioni, organizzata da Exponent in collaborazione con la galleria Nm Contemporary Monaco e promossa dal Comune di Certaldo con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana, è visitabile fino all’8 febbraio 2027.
Filo conduttore delle creazioni di Barbieri è la biologia vivente, mentre la storia e gli affreschi di Palazzo Pretorio fanno parte della narrazione e hanno ispirato forme e collocazione delle opere; gli strumenti tecnici e informatici non sono solo mezzi per esprimersi, ma processi creati dall’uomo e integrati nell’arte. «Uso le stampe in 3D, le scansioni, la fotogrammetria, do vita alla tecnologia, senza renderla palese, spiega Antonio Barbieri. Oltre ai sopralluoghi effettuati e ai video che ho girato, ho costruito un plastico delle sale; mano a mano cambiavo idea su dove inserire le opere».
Denti e costole di rettili, formiche ingrandite e ali di falena sono le forme naturali forgiate a mano in resina, una ad una, da Barbieri e assemblate nelle «Chimere», simili a piante colorate: «Gioco con l’olio e con la resina, cercando però di mantenere i colori originari degli elementi analizzati», precisa l’autore. Agli algoritmi che elaborano l’evoluzione di una specie viene data una forma concreta, costruita come visualizzazione dei dati informatici («Dendrogenesis»); mentre in «Capsa», grafici del moto Browniano sono disegnati da un braccio robotico su una pergamena che si srotola, a partire da una sorta di capsa antica contenente resti di forme di vita, tutti rigorosamente realizzati a mano. «La tecnologia rimane sempre al servizio del fare ed è l’artista a governarne l’impiego, commenta il curatore Davide Sarchioni. Ogni opera viene assemblata, modellata, modificata e dipinta; la macchina non sostituisce la mano, così come il calcolo non sostituisce l’immaginazione». Al centro dell’ultima sala, «Protogenìa robotica» (un’opera di grandi dimensioni, sempre lavorata del tutto manualmente) oltrepassa il concetto di rappresentazione artistica dell’evoluzione, per approdare a un’avveniristica forma di vita realizzata per produrre risposte, in termini di movimento, agli stimoli ambientali, luce, suoni, colori.
La mostra di Antonio Barbieri conclude il ciclo di CertaldoArte26, dopo le esposizioni di Oliviero Rainaldi (da febbraio a maggio scorso) e Alfredo Rapetti Mogol (da maggio a settembre). L’organizzatrice e coordinatrice del progetto di allestimento di Exponent a Palazzo Pretorio, Francesca Parri, traccia un bilancio parziale dell’esperienza: «Il percorso è in crescita e Certaldo inizia a essere nota a un pubblico interessato alle mostre di arte contemporanea. La prossima stagione riprenderà tra la primavera e l’estate 2027, dopo un breve periodo di lavori nel Palazzo».
Una veduta della mostra «La Materia della Vita» di Antonio Barbieri, Palazzo Pretorio di Certaldo (Fi). Foto Daniele Molajoli