Veduta a volo d’uccello dell’abitato etrusco del Forcello

Image

Veduta a volo d’uccello dell’abitato etrusco del Forcello

Le nove vite dell’abitato del Forcello

A Bagnolo San Vito l’insediamento etrusco-padano prosperò per circa 150 anni a partire dalla metà del VI secolo a.C.: il racconto nel Palazzo Ducale di Mantova                                     

È un momento di grande fortuna per l’archeologia etrusca, portata sotto i riflettori dalla Fondazione Luigi Rovati di Milano, ma oggetto anche di altre manifestazioni significative, come la mostra «Lungo il fiume. L’abitato etrusco del Forcello», presentata fino al 6 gennaio 2025 dal Museo Archeologico Nazionale di Mantova, in Palazzo Ducale.

Curato da Mari Hirose, Leonardo Lamanna e Marta Rapi e realizzato da Palazzo Ducale (il complesso museale diretto da Stefano L’Occaso) con la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio di Cremona, Mantova e Lodi e l’Università degli Studi di Milano, il progetto si sviluppa intorno all’insediamento etrusco che dalla metà del VI secolo a.C. sorgeva presso l’attuale località di Forcello, a Bagnolo San Vito, appena fuori Mantova.

Sebbene siano documentati ritrovamenti in quest’area già nella seconda metà dell’800, fu circa un secolo più tardi che alcuni appassionati locali accesero l’attenzione sul sito, poi indagato sistematicamente, dal 1981, dalla Soprintendenza e dall’Università di Milano. Fra gli studiosi c’era il professor Raffaele Carlo de Marinis (Milano, 1941-2023, cui la mostra è dedicata) che, come rammenta il soprintendente Gabriele Barucca, poté affermare che «l’abitato del Forcello, di cui non è ancora noto il nome antico, costituisce il principale insediamento etrusco-padano del VI-V secolo a.C. finora conosciuto in Lombardia e a nord del Po». 

Di forma triangolare, esteso su 12 ettari, l’insediamento era circondato da un terrapieno che lo difendeva dalle inondazioni come dalle incursioni nemiche ed era attraversato da una rete di strade ortogonali. In assenza di cave di pietra, gli edifici erano costruiti principalmente con il legno delle foreste della zona, subendo frequenti incendi. 

Gli studi hanno permesso d’individuare nove fasi edilizie nei 150 anni circa in cui l’insediamento prosperò, prima di essere travolto dalle tribù celtiche scese d’Oltralpe: i Cenomani specialmente, che si stabilirono proprio nel mantovano. Di questo abitato restano però numerosi reperti: oggetti che ci parlano, come dicono i curatori, narrando «il fitto intreccio di azioni umane, di gesti, di manufatti, di frammenti di vita e storie dimenticate nella terra».

Il professor Raffaele Carlo de Marinis

Ada Masoero, 06 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Ettore Rotelli, grande conoscitore dell’opera del pittore viareggino, documenta il percorso che lo ha condotto al corretto riconoscimento, 110 anni dopo, di questo dipinto

Alla soglia dei novant’anni il pittore bolognese ne festeggia sessantacinque di carriera, unicum nella Pop art con un’antologica a Milano: settanta grandi dipinti e cinquanta disegni realizzati tra il 1957 e il 2023

Primo Marella Gallery dedica una personale all’artista filippino tra i più noti della sua generazione

Il direttore Angelo Crespi conferma l’inaugurazione il 7 dicembre (finalmente) di Palazzo Citterio, e annuncia che sarà allestito da Mario Cucinella. Il 2024 sarà un anno record: previsti 500mila visitatori, forse di più. Non ci sarà la passerella aerea voluta dall'ex direttore James Bradburne

Le nove vite dell’abitato del Forcello | Ada Masoero

Le nove vite dell’abitato del Forcello | Ada Masoero