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Seguso Vetri d’Arte

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Seguso Vetri d’Arte

Le memoria di Murano si riverbera a Brera

Seguso Vetri d’Arte presenta al Brera Design District 2026 un progetto che trasforma il vetro in un sistema progettuale unitario, dove memoria muranese e sperimentazione contemporanea si intrecciano attraverso moduli, luce e materia

Angelica Kaufmann

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Al centro del progetto presentato da Seguso Vetri d’Arte per il Brera Design District 2026 c'è una dichiarazione di metodo: il vetro come linguaggio progettuale continuo, capace di tenere insieme memoria muranese, ricerca formale e sperimentazione contemporanea. L’intervento prende forma negli spazi di Robertaebasta, durante la Design Week milanese.

Il fulcro concettuale è il Poliesaedro, reinterpretazione del Poliedro e sintesi di una lunga ricerca sulla modularità. Non viene trattato come oggetto isolato, ma come matrice generativa dell’intero allestimento. È una forma che affonda le radici in una stagione del design italiano in cui il dialogo tra vetro, architettura e progetto era centrale, attraversando esperienze e figure come Angelo Mangiarotti, i Fratelli Tosi, Flavio Poli e Carlo Scarpa. In questo contesto, il Poliesaedro non si limita a richiamare la tradizione, ma la riattiva come sistema aperto, in cui la struttura a sei lati diventa principio compositivo e non citazione storica.

Attorno a questo nucleo si sviluppa il percorso espositivo, costruito come sequenza di variazioni luminose. «Skyline» è un lampadario orizzontale pensato come paesaggio sospeso. La composizione modulare in vetro ambra e fumé specchiato disegna una linea continua nello spazio, evocando il profilo di Venezia riflesso sull’acqua. La luce LED, orientata verso l’interno e riflessa sulla struttura metallica, elimina ogni effetto diretto e costruisce un’atmosfera diffusa, quasi mentale, più percepita che dichiarata.  La lampada da tavolo «Poliesaedro» trasferisce invece il sistema alla scala domestica. Il modulo viene isolato e moltiplicato in quattro varianti cromatiche, mantenendo intatta la sua natura geometrica. L’oggetto si colloca tra design e scultura, senza appartenere completamente a nessuna delle due categorie, e insiste sulla possibilità di una modularità intima, non solo architettonica.

Con «Arpa Rezzonica» il progetto entra in un altro registro, quello della tradizione decorativa reinterpretata. Il lampadario Rezzonico viene riletto in una tonalità prugna intensa con dettagli oro, attraverso un lavoro sul colore che richiama una lunga storia di sperimentazione cromatica della manifattura. Il riferimento alle collaborazioni storiche, tra cui Tiffany, sottolinea una continuità di ricerca in cui la definizione della tonalità è parte integrante del processo progettuale, non un elemento accessorio.

A chiudere il percorso, ma anche ad aprirne una dimensione ulteriore, è «Ri-esistenza», installazione esterna site-specific (circa 1,5 × 1,5 × h 2 m). Realizzata con cotisso e frammenti di vetro, costruisce una superficie materica irregolare che lavora sul tema del riuso e della trasformazione. Non è un intervento decorativo, ma una struttura narrativa che mette in evidenza ciò che resta, ciò che si frammenta e ciò che può diventare nuova forma.

Angelica Kaufmann, 22 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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