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Barbara Antonetto
Leggi i suoi articoliNel XIX secolo la modernità è passata, tra il resto, attraverso l’emancipazione dell’amore ma, se il Romanticismo ha prediletto in tutte le forme d’arte storie di sentimenti passionali, con l’Impressionismo l’amore esce dalla sfera del mito e cala nella vita quotidiana. Tra i pittori che nella seconda metà dell’Ottocento maggiormente incarnano il sentimento romantico inteso come gioia di vivere, celebrazione della bellezza femminile e poesia dell’intimità c’è Pierre-Auguste Renoir (1841-1919). Nell’organizzare per il prossimo autunno la più importante mostra dedicata negli ultimi 20 anni all’impressionista francese nel Regno Unito, la National Gallery ha deciso di focalizzare sull’amore la selezione delle 45 opere che saranno esposte a Londra dal 3 ottobre al 31 gennaio 2027.
«Renoir and Love» si concentra sugli anni cruciali della carriera dell’artista, dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’80 del XIX secolo, fase in cui oltre un terzo della produzione raffigura scene di amore, di corteggiamento, di desiderio, di amicizia, di affetto, di legami familiari, di relazioni sociali, spesso ambientate nei nuovi spazi pubblici di Parigi: piazze, parchi e viali protagonisti di un nuovo stile di vita (la National Gallery conserva «Les Parapluies», 1881-86, in cui la folla che si ripara dalla pioggia è comunque serena e gioiosa e non mancano scene di affetto: la mamma che volge uno sguardo affettuoso ale bambine, il giovane che si appresta a offrire riparo a una ragazza dall’espressione sognatrice). Una delle due curatrici della mostra, Chiara Di Stefano, sottolinea che «evitando aneddoti, drammi o sentimentalismi, Renoir disegna un ritratto gioioso e spensierato del romanticismo moderno nella Parigi del XIX secolo, dove la celebrazione della giovinezza, della bellezza e del piacere sensuale è al centro della scena». L’altra curatrice, Christopher Riopelle, afferma: «Più di qualsiasi altro suo contemporaneo, Renoir era impegnato a raccontare l’amore e l’amicizia e le loro manifestazioni informali come elementi chiave della vita moderna. Che si trovasse agli angoli delle strade parigine o nei boschi illuminati dal sole, coglieva emozioni fugaci, evanescenti, accecanti, proprio come il suo altro grande soggetto effimero e transitorio, la luce del sole». Tutti questi temi sono declinati in varie versioni con due o più personaggi, spesso raffigurati a figura intera, in contesti urbani e suburbani, sempre con opere intime e personali anche quando il tema è sviluppato su larga scala. In mostra anche alcune delle tele di Renoir dedicate alla danza, simboli universalmente amati della fin de siècle.
«Renoir and Love» è ideata dal Musée d’Orsay di Parigi, dove si tiene dal 17 marzo al 19 luglio in una versione curata da Paul Perrin con Lucie Lachenal-Taballet, e realizzata in collaborazione con la National Gallery di Londra e il Museum of Fine Arts di Boston (20 febbraio-13 giugno 2027) e si avvale di prestiti da collezioni private e musei di tutto il mondo.
A Londra la prima sala, quella degli anni giovanili, includerà «Le Cabaret de la mère Anthony» (1866, Stoccolma, Nationalmuseum), in cui una scena di vita quotidiana è trattata con la solennità della pittura di grande formato tradizionalmente riservata a temi mitologici e religiosi: una potente dichiarazione sull’arte moderna e i suoi nuovi soggetti.
La seconda sala sarà dedicata alle scene galanti degli anni Settanta dell’Ottocento. Erede della tradizione francese del XVIII secolo delle fêtes galantes di Fragonard, Watteau e Boucher, Renoir riprende il modello attualizzandolo: «La Promenade» (1870, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum) e l’iconico «Bal du Moulin de la Galette» (1876, Parigi, Musée d’Orsay, esposto per la prima volta nel Regno Unito) sono tra i migliori esempi di questo genere.
Tra i pezzi forti della terza sezione, incentrata su scene di strada e di caffè, figureranno «La Place Clichy» (1880, Cambridge, The Fitzwilliam Museum) e «La sortie du conservatoire» (1876-77, Filadelfia, The Barnes Foundation).
Nella quarta sala sono raccolte le tele ambientate nei dintorni di Parigi, come «Les canotiers à Chatou» (1879, Washington, National Gallery), «Danse à la campagne» (1883, Parigi, Musée d’Orsay) «Dance à Bougival» (1883, Boston, Museum of Fine Art), «Le Déjeuner» (1875, Filadelfia, The Barnes Foundation) e«Déjeuner au restaurant Fournaise» (o anche «Rameurs», 1875, Chicago, Art Institute).
Nella sala cinque troveranno spazio le scene di vita familiare. Si potranno ammirare «Les enfants Berard» (1881, Williamstown, Clark Art Institute) «Après-midi des enfants à Wargemont» (1884, Berlino, Alte Nationalgalerie) e sarà esposto anche un dipinto intimo cui Renoir era particolarmente affezionato, «Maternité» (1885, Parigi, Musée d’Orsay), che ritrae la sua futura moglie Aline Charigot mentre allatta il loro primo figlio Pierre.
La sesta sala sarà dedicata all’intimità intellettuale e fisica ed esporrà, tra il resto, «La conversation» (1878, Stoccolma, Nationalmuseum) e «Maison Renoir, Rue Saint-Georges» (1876, Pasadena, Norton Simon Museum, Norton Simon Art Foundation). Un focus specifico sulle scene di teatro ruoterà intorno a «Au concert, une loge à l’opéra» (1880, Williamstown, Clark Art Institute).
Dal 1883 l’artista si allontanò dallo studio della luce per dedicarsi a composizioni più solide e scultoree. Al contempo i soggetti dei suoi dipinti passarono dalle scene della vita moderna parigina a temi classici e senza tempo, come documenterà nell’ultima sala «Les Grandes Baigneuses» (1884-87, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art), che segna la fine della stagione impressionista di Renoir e l’inizio di una nuova fase della sua carriera.
Pierre-Auguste Renoir, «La conversation», 1878, Stoccolma, Nationalmuseum