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Laura Lima, «The Drawing Drawing», 2026, nell’omonima mostra all’Institute of Contemporary Arts di Londra

Foto: Anne Tetzlaff

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Laura Lima, «The Drawing Drawing», 2026, nell’omonima mostra all’Institute of Contemporary Arts di Londra

Foto: Anne Tetzlaff

Laura Lima esalta la dittatura del caos

All’Institute of Contemporary Arts di Londra la prima personale dell’artista brasiliana in uno spazio pubblico del Regno Unito

Opere nelle quali entrare. Opere da camminare, toccare e respirare. Opere sulle quali intervenire. Opere comunitarie, per le quali i piani si compenetrano. L’artista e il pubblico. L’artista è, anche, il pubblico. Opere che attraversano il tempo, partono da lontano e rivivono in una manipolazione costante; oppure al tempo si affidano, lasciando che sia proprio lo scorrere dei minuti e degli anni a compiere la magia. Fino al 29 marzo Laura Lima (Governador Valadares, Brasile, 1971) si racconta attraverso cinque lavori nelle sale dell’Institute of Contemporary Arts di Londra, per la sua prima personale in uno spazio pubblico nel Regno Unito. Un rapido ma denso «greatest hits», che parte con il site specific immaginato proprio per Londra e che alla mostra dà il titolo: «The Drawing Drawing». Il modello di una classe di nudo, assiso su una piattaforma rotante, si aggira per la sala, incrociando la propria traiettoria con quella di altre piattaforme, munite di cavalletto, sulle quali si alternano i visitatori che vogliano mettersi alla prova disegnando. Ma come si fa a riprodurre fedelmente qualcosa che sfugge di continuo allo sguardo? E ancora: chi guarda chi? Chi è realmente il soggetto e chi, invece, l’autore? Che cosa può capitare all’artista improvvisato quando entra nel campo visivo di un altro disegnatore? Resterà autore, oppure perderà il suo status e finirà per essere ritratto a sua volta? E in questo caso: chi è l’artista e chi il modello?

Tanti punti di domanda pendono sull’installazione, si accalcano come i disegni che il pubblico lascia in dono all’Ica, sedimentandosi un giorno dopo l’altro. Lima si diverte con l’imprevedibile, esalta la dittatura del caso, la corteggia. E la ribadisce con «Ascenseur»: una mano misteriosa spunta da una quinta, cercando a tentoni il mazzo di chiavi che ha precedentemente lanciato. Lo troverà?

Sarebbe stato difficile riprodurre in modo integrale il «Balé Literal» andato in scena prima a Rio de Janeiro e poi al Macba di Barcellona, magnifico circo di fantasiose macchine danzanti con cui Laura Lima sembra coniugare la teatralità di William Kentridge e la colorata ricchezza tattile di Tunga. Ma quel lavoro è troppo importante per mancare, così esemplificativo del percorso dell’artista che è necessario appaia: e lo fa allora con struggente eleganza. Una e una sola di quelle macchine, un ombrellone capovolto, si aggancia a un carrello e danza in solitudine per una delle sale dell’Ica. Il rosso della tela e i suoi svolazzi, sparati contro le alte e bianche pareti neoclassiche, avrebbero fatto felice Federico Fellini. Anche se la musica che accompagna non è un valzer da balera romagnola o non è di Nino Rota, ma una composizione originale scritta da Ricardo Siri, un tappeto sonoro giocoso che pesca in un paesaggio onirico.

E poi, ancora, il tempo come ingrediente fondamentale. Un grande freezer conserva vassoi in cui l’acqua congelata, diventata una patina opaca, fissa tra loro gli oggetti e rende impercettibili le decorazioni: scegliere un vassoio, estrarlo, depositarlo su un tavolo dove possa acclimatarsi, sciogliere il ghiaccio, rivelare con il passare dei minuti i misteri che nasconde. Un processo che riporta al «Bar à oranges» di Michel Blazy, con il pubblico a spremere arance e abbandonare le scorze costruendo torri e palazzi che proliferavano di muffe. Opere che vivono di vita propria e che si sopravviveranno, com’è nella natura delle cose, e quindi anche opere che possono benissimo fare a meno dell’artista e del pubblico per sussistere. Per concretarsi e autodeterminarsi. Se «The Wrong Drawing» porta come data di esecuzione il 2084, che cosa possiamo dire di stare osservando, oggi? Pannelli di carbone avvolti in intrecci di lana fluttuano nello spazio, aspettano con pazienza che gli agenti atmosferici, il decadimento della materia, il suo deteriorarsi, l’umidità e l’aria facciano il resto. Nel 2084 Laura Lima avrà 113 anni. Forse si sarà già ricongiunta con l’assoluto. Forse invece si aggirerà per musei e collezioni cercando e chiedendo di questi suoi disegni sbagliati. Per guardare con gli occhi sgranati di un’eterna bambina come quella storia immaginata tanti anni prima è poi andata a finire. E sorridere dell’arte. Del tempo. Di noi.

Laura Lima, «Parasol Deux», 2023-26, all’Institute of Contemporary Arts, Londra. Foto: Anne Tetzlaff

Francesco Sala, 16 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Laura Lima esalta la dittatura del caos | Francesco Sala

Laura Lima esalta la dittatura del caos | Francesco Sala