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Enrico della Leonessa detto Enrico Lionne, «Fuori porta San Giovanni», 1911, Roma, Palazzo delle Belle Arti

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Enrico della Leonessa detto Enrico Lionne, «Fuori porta San Giovanni», 1911, Roma, Palazzo delle Belle Arti

L’arte del dialogo. A Illegio in mostra la conversazione nella pittura

52 opere da Caravaggio a Picasso, da Raffaello a Sargent compongono la nuova mostra alla Casa delle Esposizioni. Un percorso che esplora sguardi, silenzi e incontri e attraverso cinque secoli

Figaro di Bartolomeo

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Parlare non significa capirsi. Ogni dialogo può diventare ascolto, conoscenza e scoperta dell’altro, ma anche incomprensione, distanza e conflitto. Una doppia dimensione da cui nasce la mostra «Il Dialogo», alla Casa delle Esposizioni di Illegio fino all’8 novembre 2026. Curata da don Alessio Geretti con 52 dipinti e sculture dal IV secolo a.C. alla metà del Novecento, la rassegna dà voce sia alla possibilità di incontro che alla sua deriva, attraverso una galleria di dialoghi, fratture e silenzi con personaggi ed episodi tratti da miti, episodi biblici, scene storiche e momenti di vita quotidiana. Il percorso è articolato in sette sezioni che attraversano le diverse forme della relazione: dai dialoghi d’amore alla ricerca della verità, dal rapporto tra maestro e discepolo allo scambio sociale, fino alle parole negate, alle maschere, alle conversazioni impossibili. Nell’arte il dialogo assume forme diverse. Le parole dipinte o scolpite non hanno suono, ma conservano tutto ciò che le accompagna: gesti, sguardi, silenzi, attese, esitazioni, complicità, rifiuti. Il colore delle conversazioni è dato da piccoli dettagli, una distanza accentuata, una mano tesa, una postura inaspettata, un’occhiata furtiva

Nei dialoghi d’amore, il settecentesco «Incontro di Rebecca ed Eliezer al pozzo» al pozzo di Giambattista Tiepolo fissa l’istante in cui un gesto quotidiano cambia il corso di una storia. Rebecca offre l’acqua allo straniero arrivato da lontano, senza sapere che quell’incontro deciderà il suo futuro: Eliezer è il servo mandato da Abramo a cercare una moglie per Isacco. La conversazione nasce, così, prima dalle mani e dagli sguardi che dalle parole. In «Raffaello e la Fornarina», Francesco Gandolfi immagina il dialogo nello studio dell’artista. Raffaello interrompe il lavoro e si volta verso la giovane amata: davanti a lui non c’è soltanto la donna con cui condivide un legame, ma il volto che sta trasformando in pittura, è un incontro in cui il rapporto tra pittore e modella entra nell’opera stessa. La ricerca della verità attraversa invece opere lontane nel tempo. Nello skyphos attico del IV secolo a.C. con Edipo e la Sfinge, il dialogo è una sfida: da una parte il mostro che interroga, dall’altra l’uomo chiamato a rispondere in un confronto in cui la conoscenza decide il destino. Nella «Disputa di Cristo con i dottori» di Hendrick van Somer il giovane Gesù è circondato dagli anziani del tempio: libri aperti, mani che indicano, volti concentrati e sguardi incrociati costruiscono una discussione in corso. Nell’«Incredulità di San Tommaso», presente nella versione attribuita a Caravaggio e Prospero Orsi, il dialogo nasce invece dal dubbio: la ferita mostrata da Cristo e la mano dell’apostolo che cerca una prova trasformano una domanda di fede in un confronto fisico tra presenza, sguardo e conoscenza. Ma ogni dialogo porta con sé anche la possibilità della frattura. Nell’«Ecce Homo» di Francesco Hayez, Cristo è presentato alla folla dopo la condanna: non c’è più confronto tra interlocutori alla pari, ma lo scontro silenzioso tra chi giudica e chi viene giudicato. Nel bronzo «Caino uccide Abele» di Giacomo Manzù la comunicazione è ormai impossibile e resta soltanto il gesto della violenza. 

La mostra si chiude sulle ambiguità della conversazione e sui dialoghi nascosti. Pietro Longhi racconta la Venezia settecentesca come un teatro sociale fatto di incontri, ruoli e apparenze, mentre John Singer Sargent indaga ciò che resta sospeso nei rapporti umani della modernità, attraverso posture, distanze e sguardi. La lettera letta nel campo militare di Giovanni Fattori, le figure riunite intorno alla tavola nel «Pranzo del vescovo» di Giuseppe De Nittis e l’«Arlecchino» di Picasso raccontano infine attese, parole sospese e identità destinate a restare, almeno in parte, nascoste.

Figaro di Bartolomeo, 10 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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