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Eva Gonzalès, «Un loge aux Italiens», 1874, Parigi, Musée d’Orsay

Foto Hervé Lewandowski

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Eva Gonzalès, «Un loge aux Italiens», 1874, Parigi, Musée d’Orsay

Foto Hervé Lewandowski

La prima mostra monografica in Francia dell’unica allieva di Manet, Eva Gonzalès

Al Petit Palais di Parigi un centinaio di opere tra dipinti, pastelli e incisioni. Prossima tappa il Van Gogh Museum di Amsterdam

Luana De Micco

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A lungo il nome di Eva Gonzalès è rimasto ai margini della storia della pittura dell’Ottocento, evocato soprattutto nel gruppo delle pittrici impressioniste, Berthe Morisot e Mary Cassatt, più note di lei, benché non abbia mai aderito al movimento. Eva Gonzalès ha avuto una carriera autonoma, espose regolarmente al Salon e aveva già riconoscimenti e buona critica alla sua morte, nel 1883, a soli 36 anni. Scomparsa precoce che ha contribuito probabilmente al suo progressivo oblio. Questa mostra del Petit Palais di Parigi, «Eva Gonzalès. Parcours d’une artiste libre» (dal 15 settembre al 24 gennaio 2027), è dunque la prima grande monografica dedicata in Francia alla pittrice, realizzata in collaborazione con il Van Gogh Museum di Amsterdam, dove verrà allestita nel febbraio 2027, e con il sostegno del Musée d’Orsay. La mostra riunisce un centinaio di opere tra dipinti, pastelli e incisioni, riunite in un percorso cronologico che ricostruisce una vicenda artistica breve, tutt’altro che marginale, mostrando come Eva Gonzalès abbia saputo elaborare un linguaggio personale e affermarsi in un ambiente artistico ancora fortemente maschile: «Eva si colloca tra gli artisti dai percorsi troncati, lasciando un’opera che non ha detto tutto, ma sufficiente a collocarla al centro della modernità francese e delle nostre attuali preoccupazioni, spiega la curatrice Annick Lemoine, ex direttrice del Petit Palais. Se è complicato associarla alla categoria in voga delle “donne impressioniste”, dal momento che si è tenuta lontana dal gruppo e ha preferito Manet a Monet, la pittrice ha agito consapevole delle condizioni imposte agli artisti del suo sesso, convinta che il riconoscimento sarebbe venuto dal Salon e non da esposizioni alternative. Ha saputo trovare la sua voce, così originale, e tracciare il suo cammino con determinazione e audacia». 

Nata a Parigi nel 1847, Eva Gonzalès cresce in una famiglia benestante e inserita nella vita intellettuale della capitale. Il padre, Emmanuel Gonzalès, è un uomo di lettere; la madre, Céline Ragut, è musicista e tiene un salotto frequentato da scrittori e artisti. Dal 1866 frequenta l’atelier del pittore accademico Charles Chaplin, dove si forma soprattutto nel ritratto e nelle scene di genere. Ma si emancipa rapidamente, sviluppando un interesse per le scene della vita quotidiana, gli effetti di luce e la dimensione psicologica dei personaggi. Di questi anni sono «La Fenêtre» (1865-70), del Denver Art Museum, «La Psyché» 1869-70, prestato dalla National Gallery di Londra, e «Le Moineau» (1865-70), di una collezione privata. Decisivo è l’anno 1869, quando l’artista Alfred Stevens la presenta a Édouard Manet. Gonzalès ha allora 22 anni e Manet l’accoglie come sua unica allieva, oltre che modella. Tra i due si stabilisce un’amicizia e un dialogo artistico destinati a durare tutta la vita. Londra ha prestato il ritratto dipinto da Manet nel 1869-70 che raffigura la giovane artista seduta al cavalletto in abito bianco «come una moderna Vigée Le Brun al tramonto del Secondo Impero». L’influenza del maestro è palese in «Une loge aux Italiens» (1874 ca), oggi al Musée d’Orsay: il fondo scuro, i contrasti tra incarnati e tessuti chiari, la scelta di una scena mondana con il bouquet di fiori appoggiato sul parapetto che rimanda direttamente all’«Olympia». 

«Manet fu senz’altro il suo interlocutore essenziale, di cui lei stessa si dichiarò con orgoglio allieva nel libretto del Salon des Refusés del 1873. Ma la parabola di Eva Gonzalès non può essere ridotta a una breve fiamma all’ombra di Manet, osserva Annick Lemoine. Senza dimenticare l’ambiente letterario frequentato dal padre, né la musica in cui fu immersa durante la giovinezza e il ruolo decisivo della sorella, Jeanne, occorre prestare la massima attenzione al bagaglio artistico della giovane donna alle soglie della maturità: l’importanza della formazione con Charles Chaplin, i rapporti con Alfred Stevens e l’intesa con colui che sarebbe diventato suo marito, l’incisore Henri Guérard». Il tocco più personale si ritrova nelle scene di interni, della vita quotidiana e nei ritratti. La pittura privilegia atmosfere intime e scene sospese, una tavolozza delicata e variazioni di luce. Protagoniste spesso giovani donne in momenti ordinari, mentre leggono, riposano o accudiscono un bambino. «Le Réveil», del 1877, conservato alla Kunsthalle Bremen, ne è uno degli esempi più significativi. Qui la donna raffigurata è Jeanne, sorella, confidente e modella preferita. Eva Gonzalès muore il 6 maggio 1883, pochi giorni dopo la nascita del figlio, per un’embolia. Manet era morto appena qualche giorno prima.

Eva Gonzalès, «La Reveil», 1877, Brema, Der Kunstverein. Foto Lars Lohrisch

Luana De Micco, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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