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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliNapoli ospita fino al 21 giugno 2026 la mostra collettiva «E tuttavia crediamo che la vita sia piena di fortunate possibilità», organizzata dalla Fondazione Made in Cloister e curata da nonlineare, iniziativa curatoriale indipendente. L’esposizione inaugura il secondo anno del programma biennale RINASCITA e si svolge nel chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello, raro esempio di architettura rinascimentale napoletana.
Il titolo della mostra si ispira al poema autobiografico «My Life» della poetessa americana Lyn Hejinian e richiama la persistenza come metodo di sopravvivenza. Le opere esposte esplorano concetti di resistenza, mutuo soccorso e ricomposizione di ciò che appare irrimediabilmente frammentato, offrendo una lettura della vulnerabilità, della fragilità e della tenacia come elementi costitutivi della vita contemporanea. Archivi, rituali, testimonianze e gesti quotidiani diventano strumenti per raccontare storie di resistenza individuale e collettiva.
Il progetto espositivo si integra con un intervento architettonico curato da Mariano Cuofano, architetto e ricercatore, che ha ripensato la disposizione delle opere e dei percorsi di visita in relazione alla struttura storica del chiostro. L’allestimento si ispira ai giardini claustrali napoletani e prevede aiuole rialzate in cotto, realizzate in collaborazione con la storica Fornace De Martino. Queste superfici, riempite di argilla grezza e impermeabile, impediscono coltivazioni pianificate e permettono la crescita spontanea della vegetazione, trasformando il terreno in metafora di resistenza e rinascita inattesa.
Tra le opere in mostra, l’Archivo de la Memoria Trans raccoglie fotografie e testimonianze della comunità trans latino-americana, dando visibilità a storie cancellate dalla narrazione ufficiale e configurandosi come strumento di riparazione politica. Pauline Curnier Jardin, insieme a Feel Good Cooperative, comunità di sex workers transgender colombiane con sede a Roma, presenta un progetto sviluppato attraverso processi collettivi e performativi. L’opera intreccia ritualità, folklore e immaginari femministi, proponendo un modello di solidarietà e mutuo sostegno tra artisti e comunità. Rossella Biscotti propone un progetto che riattiva archivi e memorie rimosse, analizzando storie di sfruttamento e traffici coloniali attraverso la vicenda di Maiko, una prostituta giapponese deportata, riportando alla luce narrazioni marginalizzate dalla storia ufficiale. L’artista palestinese Aysha E. Arar riflette sull’identità diasporica, la memoria familiare e la mitologia, dando forma a creature ibride che abitano uno spazio sospeso tra storia personale e collettiva, con una prospettiva sulla relazione tra umano e non umano. Infine, Gabrielle Goliath affronta temi di violenza di genere e persecuzione della comunità LGBTQ+ attraverso un dispositivo di ascolto. L’opera utilizza il silenzio e l’assenza come strumenti di testimonianza, restituendo spazio alla memoria delle vittime e proponendo una riflessione sul rapporto tra arte, giustizia e libertà di espressione.
Secondo Eleonora de Blasio, direttrice della Fondazione Made in Cloister, «il chiostro, rinato più volte nei secoli, rappresenta una metafora di incontro tra memoria e futuro. Ogni progetto nasce dal dialogo tra artisti, artigiani, comunità e spazio, dando forma a un processo di rigenerazione culturale che coinvolge il territorio». Per Teresa Iarocci Mavica, fondatrice di nonlineare, il progetto evidenzia la perseveranza come pratica quotidiana di resistenza. Le opere mostrano come gesti di cura, anche in condizioni di fragilità, possano generare nuove possibilità di vita.
Il chiostro della Fondazione Made in Cloister, trasformato in uno spazio di produzione culturale aperto alla città, rappresenta oggi un esempio concreto di rinascita e resistenza.