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Vincenzo Agnetti, «Libro dimenticato a memoria fotografato a Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70», 1970, Roma, Palazzo delle Esposizioni

ph. Aldo Spinelli

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Vincenzo Agnetti, «Libro dimenticato a memoria fotografato a Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70», 1970, Roma, Palazzo delle Esposizioni

ph. Aldo Spinelli

La cultura è dimenticare: l’arte di Vincenzo Agnetti alla fondazione Pino Pascali

Nel centenario della nascita, le celebrazioni a Polignano includono il conferimento postumo all’artista milanese del Premio Libro d’Artista in occasione del XXV Festival del Libro Possibile 

Anna Saba Didonato

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Sommersi da immagini e dati digitalizzati, e iperconnessi in balia degli algoritmi, viviamo in un paesaggio cognitivo dove stimoli e sollecitazioni superano le nostre capacità. Fotografie e video si accumulano nei dispositivi, mentre l’attenzione si frammenta e le capacità critiche ne risentono. Uno scenario inquietante, rispetto al quale le posizioni teoriche e critiche di Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-81), a distanza di tempo, sono apparse profetiche. Pur non avendo vissuto l’epoca di internet e dell’informatica, l’artista milanese ha sollevato con largo anticipo problematiche legate alla proliferazione tecnologica e dei mezzi di comunicazione. Come in «Autotelefonata» (1971) e «14 proposizioni» (1972), in cui evidenzia le contraddizioni e i rischi insiti nei nuovi strumenti di comunicazione istantanea, che tendono a isolare gli individui anziché connetterli e a svuotare il messaggio del proprio significato, fino a diventare più importanti del messaggio stesso.

In occasione del centenario della nascita, il Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba) ospita fino al 27 settembre la mostra «Vincenzo Agnetti-Mostra Premio Pascali 1973», a cura di Gaspare Luigi Marcone. Organizzata dall’omonima Fondazione, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, nell’ambito di «Confluenze». Il programma espositivo è dedicato agli artisti che, durante la loro carriera, sono entrati in contatto con Pascali, o sono stati insigniti dello storico Premio. Come Agnetti, designato vincitore nel 1972.
La mostra cerca di contemperare una visione filologica e una creativa-immaginativa. Grazie ai documenti d’archivio, sono state individuate alcune opere esposte nella mostra del III Premio Pascali, tenutasi nel 1973 presso la Pinacoteca Provinciale di Bari, come «Ritratto» (1971), «Autotelefonata» (1971), «14 proposizioni» (1972) e «Identikit» (1973). «Il palco» del «Progetto per un Amleto Politico» (1973), invece, era riprodotto sulla copertina del catalogo e sul manifesto della mostra. «L’allestimento ha molteplici perni simbolici e metaforici su cui ruota la mostra, spiega Marcone. Nella grande sala centrale, protagonista assoluto è l’Amleto; il palco centrale, le decine di “bandiere” e l’audio con la voce di Agnetti, che scandisce la successione numerica, guardano e inglobano la vastità del mare. Nelle due sale laterali, è ricostruito il percorso dell’artista tra il 1968 e il 1973, che sono i termini post quem e ante quem del progetto espositivo. Al centro di queste sale, i perni poetici sono due esemplari di “Libro dimenticato a memoria”».

Outsider della scena artistica italiana degli anni Sessanta-Settanta, tra i maggiori esponenti dell’Arte concettuale, il suo iconico «Libro dimenticato a memoria» (1970) si presenta completamente bianco, con un segna pagina di stoffa, svuotato della parte essenziale, quella centrale deputata ad accogliere il testo. Coerente con il suo celebre paradosso del «dimenticare a memoria», poiché la cultura, per Agnetti, è «apprendimento per dimenticare». Una dimenticanza che non coincide con la cancellazione e l’oblio, ma si fonda sulla metabolizzazione quasi fisiologica del sapere. Come per il cibo, una volta mangiato, ne «(…) dimentichiamo a memoria i sapori, le intossicazioni e i piaceri (…) per portare avanti con più libertà le nostre gambe (…). Così deve essere anche per la cultura», scrive l’artista (in Scritti d’arte 1959-1981, a cura di Federica Boragina, Abscondita, Milano 2024).
Il percorso espositivo prende avvio con i due feltri «Chi entra esce» (1970-71) «Chi esce entra» (1970-71), allestiti affrontati, che introducono il visitatore nel mondo agnettiano, o al contrario lo accompagnano a congedarsi da esso. Il calembour ironico, incentrato sulla contraddizione (da lui preferita alla tautologia, di matrice concettuale), dopo un iniziale spaesamento, spinge l’osservatore ad andare oltre l’analisi linguistica del testo, per approdare al pensiero dell’artista. Quel pensiero che è «dilatazione dell’arte» e che, nelle sue intenzioni, lo avrebbe dovuto accompagnare oltre la soglia della mostra.

L’opera più datata, tra quelle visibili, è «Permutabile» (1968), che illustra «le logiche permutabili», teorizzate dall’artista a partire da «Principia» (1967), di cui è «una variazione». Dopo l’abbandono della pittura (Agnetti riteneva che «dedicarsi alla creazione di superfici d’arte» fosse «un’operazione sbagliata») e il periodo di «Arte-no», che va dal 1962 al ’67, l’artista torna alla pratica artistica con questa tipologia di lavori, sollevando la problematica della relatività dei significati nel linguaggio. La riflessione sulla medesima tematica prosegue in maniera articolata con «Feltri e Assiomi», di cui sono presenti in mostra «Ritratto» (1971) e «Assioma (Istanti di lavoro)» (1972).
Argomenti attualissimi, che evidenziano quanto la ricerca dell’artista fosse proiettata nel futuro. Ma neanche il futuro è sfuggito al suo metodo rigoroso: con «Identikit» (1973) anch’esso diventa territorio di indagine, attraverso una dimostrazione per deduzione, basata su una proporzione algebrica con un’incognita di primo grado. La risoluzione fa già parte delle domande, in un continuum temporale che dal passato arriva al presente e da qui va dritto al futuro. Non così il suo essere nella vita, interrotto all’improvviso nel 1981.

A Vincenzo Agnetti sarà assegnato postumo Il Premio Libro d’Artista in occasione de Il Festival del Libro Possibile (8-11 luglio).
 

Vincenzo Agnetti, «Identikit», 1973, Milano, Osart Gallery. Courtesy Andrea Sirio Ortolani

Anna Saba Didonato, 09 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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