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Una veduta della Tate Britain di Londra

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Tony Hisgett

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Una veduta della Tate Britain di Londra

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Tony Hisgett

La Tate Britain annuncia i quattro finalisti del Turner Prize 2026

Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku avranno la possibilità di esporre alcune loro opere in una collettiva al Middlesbrough Institute of Modern Art dal 26 settembre, per poi scoprire chi sarà eletto vincitore durante una cerimonia il 10 dicembre

«La selezione di quest’anno presenta una gamma di opere ricca e diversificata, che spazia tra installazioni e performance, con una forte enfasi sulla pratica scultorea», ha affermato Alex Farquharson, direttore della Tate Britain di Londra, in occasione dell’annuncio dei finalisti del Turner Prize 2026.

Simeon Barclay (Yorkshire, Uk, 1975), Kira Freije (Londra, 1985), Marguerite Humeau (Francia, 1986) e Tanoa Sasraku (Plymouth, Uk, 1995) avranno la possibilità di esporre alcune loro opere in una collettiva al Mima-Middlesbrough Institute of Modern Art (al centro del Regno Unito) dal 26 settembre, per poi scoprire chi sarà eletto vincitore durante una cerimonia il 10 dicembre. L’artista che riceverà il premio potrà beneficiare di 25mila sterline (poco meno di 29mila euro), mentre gli altri riceveranno 10mila sterline (oltre 11,5mila euro) ciascuno.

La giuria, composta da Sarah Allen, responsabile dei programmi della South London Gallery, Joe Lee, direttore dello Yorkshire Sculpture Park, Sook-Kyung Lee, direttrice della Whitworth di Manchester, e Alona Pardo, direttrice delle collezioni dell’Arts Council, ha selezionato questi quattro finalisti valutando una loro recente esposizione.

L’opera che ha convinto i giudici a portare sul podio Barclay è «The Ruin», una performance messa in scena all’Institute of Contemporary Arts di Londra (16 gennaio 2025), all’Hepworth Wakefield nel West Yorkshire (31 maggio 2025) e al New Art Exchange di Nottingham (16 gennaio 2026), forte per essere riuscita a restituire un ritratto della «britannicità, la classe sociale, la razza e l’identità maschile, attraverso un uso evocativo e sperimentale del linguaggio e un paesaggio sonoro psicologicamente coinvolgente».

Le figure a grandezza naturale con i volti delle persone care a Kira Freije hanno conquistato la giuria durante la mostra «Unspeak the Chorus» all’Hepworth Wakefield (fino al 4 maggio, per poi passare al Modern Art Oxford dal 23 maggio al 16 agosto) per come sono stati trasformati i materiali industriali utilizzati.

Le sculture inquietanti di Marguerite Humeau (che vive e lavora a Londra) sono state esposte all’Arken Museum of Contemporary Art («Torces» dal 22 maggio 2025 al 19 ottobre 2025), nei pressi di Copenhagen, e poi all’Helsinki Art Museum (dal 21 novembre 2025 al 15 marzo 2026), e sono contraddistinte dall’utilizzo di sostanze organiche come cera d’api e lievito.

La mostra «Morale Patch» all’Institute of Contemporary Arts (7 ottobre 2025-22 gennaio 2026) ha permesso a Sasraku di emergere per il modo in cui vede un materiale come il petrolio: «non solo come una sostanza, ma come un sistema di potere».

Redazione, 23 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

La Tate Britain annuncia i quattro finalisti del Turner Prize 2026 | Redazione

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