Roberto Benigni e Nicoletta Braschi sul set del film «La vita è bella» (1997) fotografati da Sergio Strizzi

Cortesia © Archivio Sergio Strizzi

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Roberto Benigni e Nicoletta Braschi sul set del film «La vita è bella» (1997) fotografati da Sergio Strizzi

Cortesia © Archivio Sergio Strizzi

La Estorick presenta i «momenti perfetti» di Sergio Strizzi

Uno sguardo sul mondo del cinema da Carlo Ponti a Giuseppe Tornatore e Roberto Benigni 

Fino al 18 settembre alla Estorick Collection of Modern Italian Art saranno esposte circa 80 fotografie di Sergio Strizzi, tutte provenienti dall’archivio di famiglia, aperto con generosità e entusiasmo dalle figlie Vanessa e Melissa che insieme al museo londinese hanno scelto le opere.

Nato a Roma nel 1931 in una famiglia non estranea alla fotografia (il nonno era fotografo ufficiale della famiglia reale italiana) iniziò giovanissimo l’attività di fotoreporter. Presto la svolta, quando nel 1952 venne scelto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis per lavorare sul set «rapido» de «Gli 11 Moschettieri», film documentario sulla Nazionale Italiana di Calcio: Strizzi non tornò più indietro e il grande cinema diventò la sua vita professionale.

L’introduzione al catalogo scritta dallo sceneggiatore e regista Ivan Cotroneo lo dice chiaramente: Sergio Strizzi non era un semplice fotografo di scena. Certamente lavorò seguendo le indicazioni dei registi e dei produttori che accompagnò in tutto il mondo, ma a queste aggiunse il suo miracoloso intuito, riuscendo a creare immagini che oggi sono iconiche e che descrivono il mezzo secolo forse migliore della storia del cinema. Una mostra documentaria che immediatamente si trasforma in un viaggio poetico e nostalgico, che permette di penetrare lo spirito del regista così come l’anima degli attori. Il suo sguardo curioso cercava il momento perfetto, di qui il titolo della mostra «Sergio Strizzi: The Perfect Moment», l’attimo in cui c’è lo stupore o la sensualità, la magia o l’umanità stessa. Si tratta di fotografie vibranti che divengono opere d’arte, come anche lo sono molti dei più di 100 film a cui ha lavorato.

La mostra si articola in piccoli, numerosi capitoli cronologici, partendo dai primi anni dove commuove la foto di Totò che in «Miseria e nobiltà» si infila gli spaghetti nelle tasche: siamo nel 1954. Seguono Sofia Loren, Giulietta Masina, Anthony Perkins con Silvana Mangano, Vittorio Gassman... Un secondo straordinario nucleo sono gli scatti per Michelangelo Antonioni, in particolare quelli per «La notte» del 1960, con Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau e Monica Vitti. La Vitti è poi protagonista di straordinarie fotografie con Alain Delon sul set di «L’eclisse»: guardandole sembra quasi di sentirla dire «Io credo che non  bisogna conoscersi per volersi bene. E poi, forse, non bisogna volersi bene»... Strizzi ritrae la Vitti a Milano sulla Torre Galfa nel 1960: fotografie dimenticate che lui stesso riscopre una trentina di anni fa, ritrovamento che lo spinge a riordinare e conservare la sua opera. 

Segue una sezione dedicata al cinema internazionale, con Sean Connery, Michael Caine, Al Pacino, Robin Williams. Sempre modesto, sembra che sul set di James Bond temesse di non fare un buon lavoro: gli confermarono che era «terrific», spaventandolo ancor di più (pensava intendessero terribile). Ce lo racconta lui stesso in una video intervista organizzata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, pochi anni prima della sua scomparsa. 

La mostra prosegue con un momento dedicato al cinema socio-politico, per arrivare agli ultimi anni, in cui lavora con Giuseppe Tornatore e Roberto Benigni, quest’ultimo descritto da lui come un vero gentiluomo. Chiudono tre gruppi tematici, il primo dal titolo enigmatico «The Magnificent Illusion», con fotografie di set, scattate con libertà e genio; «Divas», dove si percepisce la sua scrittura fatta di luce e la sua capacità di aspettare l’attimo nelle immagini di Sofia Loren, Jaqueline Bisset, Monica Vitti, Monica Bellucci, Audrey Hepburn; in ultimo «Worlds in Colours», preziosi scatti da «La notte, Il giudizio universale» e «La grande guerra» sino a Peter Greenway e David Bowie ne «Il mio West» di Giovanni Veronesi.

Monica Vitti e Alain Delon sul set del film «L’eclisse» (1962) di Michelangelo Antonioni fotografati da Sergio Strizzi

Sandra Romito, 17 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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La Estorick presenta i «momenti perfetti» di Sergio Strizzi | Sandra Romito

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