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Installation view della mostra «Pneumofonìe» di Theo Gallino

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Installation view della mostra «Pneumofonìe» di Theo Gallino

Il respiro della materia

Con «Pneumofonìe», Theo Gallino porta al TOMAV Experience di Moresco una ricerca sul fragile e sull'invisibile, accompagnata dal progetto sonoro di Paolo Principi

Michelangelo Tonelli

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Che forma ha il respiro? È possibile trattenere ciò che per sua natura è destinato a disperdersi? Sono queste le domande che attraversano «Pneumofonìe», la mostra personale di Theo Gallino, a cura di Barbara Caterbetti, ospitata dal 4 luglio al 13 settembre negli spazi del TOMAV Experience – Torre di Moresco Centro Arti Visive.

L'esposizione prende avvio da un'immagine letteraria di straordinaria forza evocativa, tratta da Canne al vento di Grazia Deledda: «era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa». Un respiro che diventa metafora di una ricerca artistica sviluppata da Gallino nell'arco di oltre quarant'anni e sempre orientata a interrogare i rapporti tra materia e trasformazione, permanenza e dissoluzione. La suggestiva torre eptagonale del TOMAV diventa così il luogo di un percorso immersivo in cui materiali eterogenei - terracotta, ferro, polvere di mattone, carte artigianali, sabbia vulcanica siciliana e resine trasparenti - costruiscono un paesaggio di tracce, impronte e stratificazioni. Su queste superfici emergono due elementi solo apparentemente inconciliabili: il tarassaco e il pluriball. Da una parte il polline, simbolo di una vita che esiste soltanto disperdendosi; dall'altra la plastica industriale progettata per custodire e trattenere l'aria.

Installation view della mostra «Pneumofonìe» di Theo Gallino

Installation view della mostra «Pneumofonìe» di Theo Gallino

Da questa dialettica nasce la mostra. Come osserva Barbara Caterbetti, Gallino non mette in scena il consueto confronto tra natura e artificio, ma una dialettica più profonda, «tra ciò che vuole fuggire e ciò che si ostina a trattenere, tra la dispersione naturale della vita e il desiderio umano di preservare il fragile». Le opere registrano il continuo mutamento della materia, soffermandosi sul momento in cui ogni forma rischia di dissolversi.

Tra gli artisti più originali della ricerca italiana contemporanea, Gallino ha sviluppato un linguaggio autonomo che sfugge alle tradizionali categorie dell'astrazione e della figurazione. La sua attenzione si concentra infatti sui processi invisibili della materia, più che sull'oggetto compiuto. Emblematico, in questo senso, è il lungo lavoro condotto sul pluriball, trasformato da semplice materiale da imballaggio in superficie pittorica e dispositivo concettuale capace di rendere visibile il tentativo umano di conservare ciò che inevitabilmente sfugge.

Installation view della mostra «Pneumofonìe» di Theo Gallino

Uno dei nuclei più intensi dell'esposizione è rappresentato dal ciclo «Fermare il tempo», dove la resina trasparente, il fuoco e la carta fanno emergere le delicate impronte del tarassaco e la trama alveolare del pluriball. Caterbetti richiama il concetto di punctum elaborato da Roland Barthes: è nel dettaglio minimo, «nel singolo polline sospeso, in una crepa molecolare», che l'opera colpisce emotivamente lo spettatore.

Anche l'allestimento accompagna questa riflessione. Il percorso si sviluppa in una progressiva ascesa, dalla densità della terracotta e del ferro fino alla leggerezza delle carte, alleggerendo progressivamente la materia senza privarla della sua intensità espressiva. A completare l'esperienza interviene il progetto sonoro inedito di Paolo Principi, compositore, fisarmonicista e sound designer, che trasforma il respiro del mantice in una presenza viva all'interno della torre. Le sonorità elettroniche dialogano con le opere senza illustrarle, amplificando la stessa tensione che attraversa il lavoro di Gallino: inspirare, trattenere, lasciare andare. Un gesto semplice e universale che diventa metafora del desiderio, profondamente umano, di dare forma all'impalpabile pur sapendo che, subito dopo, tornerà a svanire.

Michelangelo Tonelli, 07 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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