Dettaglio del cammeo di un anello, raffigurante una testa di Medusa

© Staatliche Museen zu Berlin, Collezione di antichità classiche / Johannes Laurentiu

Image

Dettaglio del cammeo di un anello, raffigurante una testa di Medusa

© Staatliche Museen zu Berlin, Collezione di antichità classiche / Johannes Laurentiu

Il mito raccontato dalle donne

All’Altes Museum lo sguardo su antiche figure femminili è contemporaneo

La mostra che l’Altes Museum ospita dal 24 maggio al 16 marzo 2025, «Dee e mogli. Le donne nel mito antico», vuole insegnarci che è tutta una questione di prospettiva. Il titolo è programmatico: si tratta di guardare al mito antico con gli occhi dell’oggi, nella fattispecie con quelli di un genere letterario che negli ultimi tempi ha davvero preso piede nell’editoria internazionale portando le interpreti femminili dei miti classici, da sempre relegate a ruoli di secondo piano nella narrazione dei secoli passati, a essere le protagoniste delle loro vite e di vicende divenute immortali. 

Si potrebbe obiettare che Euripide aveva già molto contribuito all’argomento in diverse sue tragedie, eppure una grande differenza lo separa dalla noi più vicina (in termini di tempo) Christa Wolf: il sesso di chi narra. Nessuno forse prima della scrittrice tedesca era stato capace di narrare Cassandra o Medea con tale intensità, attraverso parole ed emozioni vissute in prima persona, con una sensibilità femminile indipendente ovvero non riflettente il pensiero o la concezione (e le aspettative) di un narratore uomo. Sta qui la grande rivoluzione nelle nostre librerie: finalmente sono le donne a parlare, non più tipizzate o tratteggiate a grandi linee dall’immaginario maschile, megere, maghe, spose, amanti, grazie alla penna di donne autrici. 

Consapevole di questo grande insegnamento l’Altes Museum propone di guardare oltre, da un’altra prospettiva, quella femminile, al mito antico, rompendo finalmente il sortilegio millenario dello stereotipo di genere che le aveva sempre, a grandi linee, ridotte alle due solite categorie opposte (come donna vs madonna) con un contorno di attori maschili al contrario dotati di complesse e sfaccettate personalità. Allora Medusa diventa icona femminista, Afrodite esce dal cliché della dea capricciosa ritratta quasi sempre nuda, Penelope dal noioso ruolo della tessitrice paziente, e non si tratta di forzature fantasy perché sono le opere d’arte a narrarcelo da sempre, è semplicemente bastato guardarle altrimenti, fuori dai confini imposti da millenni di patriarcato. 

Così la Collezione di antichità classiche dei Musei Statali di Berlino getta un nuovo, contemporaneo sguardo su dee ed eroine dell’antico proponendo un confronto con la visione tradizionale radicata in secoli di storia. La mostra affronta deliberatamente le sue protagoniste da due prospettive: quella antica e quella moderna. Dodici sono le donne interpreti del percorso espositivo disegnato dalla curatrice Annegret Klünker, dalle dee più famose a eroine meno mainstream: statue a grandezza naturale, dettagliati dipinti su vasi a figure rosse/nere, piccoli gioielli, tutti pezzi della collezione di casa, mostrano non solo il modo in cui venivano iconograficamente ritratte nell’antichità, come erano connotate, positivamente o negativamente secondo i ruoli di un mondo binario dominato dagli uomini, ma anche quali storie ci raccontano ancora oggi e cosa ci insegnano. 

La mostra esplora la loro categorizzazione in tre aree tematiche: quali eroine sono state percepite come modelli e perché? Aveva a che fare col loro comportamento, consono a quanto ci si aspettava da loro in quanto donne? E che dire delle dee più ribelli ai ruoli di genere, come Atena o Artemide: in che misura potevano trasgredire ai confini normativi e fino a che punto poteva imporsi la loro controimmagine al comportamento sociale che si confaceva invece alle comuni mortali che le veneravano? E infine i mostri o le maghe in che modo si inseriscono in questa attualissima narrazione?

Statua di Artemide, fine del II secolo d.C. © Staatliche Museen zu Berlin, Collezione di antichità classiche / Johannes Laurentius

Francesca Petretto, 22 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Nella Schirn Kunsthalle una personale dell’artista bosniaca che si batte per l’autoemancipazione collettiva delle donne oppresse

All’Hamburger Kunsthalle 120 opere del poeta e artista inglese in prestito dal Fitzwilliam Museum di Cambridge

Oltre 250 opere per «The Velvet Rage», il libro che descrive che cosa significa essere omosessuali in un mondo etero

La prima personale in Germania del fotografo afroamericano tra fotografia e videoarte all’Amerika Haus di Berlino

Il mito raccontato dalle donne | Francesca Petretto

Il mito raccontato dalle donne | Francesca Petretto