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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoli«Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione» è il titolo della mostra e del progetto che segnano dieci anni dalla scomparsa del grande scrittore, semiologo, filosofo, medievalista. A Roma, nella sede di Palazzo Firenze della Società Dante Alighieri, fino al 26 luglio, ci si può immergere nel mondo di Umberto Eco (Alessandria, 1932-Milano 2016), fra ricostruzioni della mitica biblioteca e di uno studio da monaco medioevale, le tavole di Milo Manara sul famoso romanzo Il nome della rosa, i plastici del film ispirato al best seller e molto altro. Lo stesso Eco aveva chiesto espressamente che non gli fossero dedicati seminari o convegni prima di una decina d’anni dalla sua morte, ma questo suggerimento si è tradotto in un lungo silenzio; come sottolinea il figlio Stefano Eco, presidente della Fondazione Umberto Eco (che promuove le iniziative del decennale, insieme alla Dante Alighieri), durante il suo intervento al convegno che ha preceduto l’inaugurazione della mostra: «Mio padre aveva parlato solo di convegni e seminari, non chiesto il silenzio per dieci anni», precisa, annunciando l’apertura, il primo luglio, di un’ala della Biblioteca dell’Università di Bologna con la raccolta dei libri moderni del padre Umberto e, dal 2 ottobre, della mostra «L’isola del giorno prima», alla Biblioteca nazionale Braidense di Milano (che custodisce la collezione di volumi antichi dello scrittore), dedicata al romanzo di Eco e al rapporto tra finzione e fonti.
Dopo l’apertura del convegno con il presidente della Società, Andrea Riccardi, si sono susseguiti gli interventi degli scrittori Roberto Cotroneo e Gianrico Carofiglio e tre conversazioni, con protagonisti Fabio Ciracì (Università del Salento) con Cristina Marras (CNR), Anna Maria Lorusso (Università di Bologna) con Isabella Pezzini (Sapienza Università di Roma), Tommaso di Carpegna Falconieri (Università di Urbino) con Francesca Roversi Monaco (Università di Bologna); Francesca Tancini ha presentato il progetto di riallestimento della Biblioteca Moderna Umberto Eco presso l’Università di Bologna. Una delle prossime iniziative di Palazzo Firenze per celebrare lo scrittore si svolgerà giovedì 9 luglio alle 18.30, con la proiezione di «Umberto Eco. La biblioteca del mondo» (2022, produzione Fandango), documentario di Davide Ferrario che indaga la complessità della figura, a partire dalla sua raccolta di più di 40mila libri.
Fra i materiali esposti in mostra (curata da Chiara Barbato e Valentina Spata), nella sezione «L’invenzione dello sguardo. Le arti secondo Umberto Eco» è consultabile il libro da lui curato Storia della Bellezza (Bompiani, 2004), mentre, in una teca, si trovano, ad esempio, un articolo di Eco dal titolo «Picasso testimone di un’epoca», il suo volume La definizione dell’arte (Mursia, 1968), un altro scritto sull’organo della Neoavanguardia italiana, «Quindici», che testimonia il ruolo di Eco nel dibattito del Gruppo 63. Il modello in legno smaltato della biblioteca labirinto del film «Il nome della rosa» (1986), opera di Michela Nibaldi (Niba), proviene dal Museo Tattile Omero di Ancona, al quale è stato donato dallo scenografo Dante Ferretti. Completa il percorso espositivo, un’area multimediale allestita in collaborazione con l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, Rai Teche e RSI Radiotelevisione svizzera.
Una veduta della mostra «Umberto Eco e il nome delle cose» a Palazzo Firenze, Roma