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Una fotografia dalla serie «Young Heroes» di Jouko Lehtola

© Jouko Lehtola

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Una fotografia dalla serie «Young Heroes» di Jouko Lehtola

© Jouko Lehtola

Il gioco come linguaggio universale: Fotografiska Tallinn a Oulu

Nella Capitale Europea della Cultura 2026 17 fotografi internazionali riflettono sul gioco come forma di resistenza

Giulia Grimaldi

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Fotografiska Tallinn arriva per la prima volta in Finlandia, portando una grande mostra fotografica internazionale pensata appositamente per il programma di Oulu Capitale Europea della Cultura 2026. https://www.ilgiornaledellarte.com/Articolo/Oulu-in-Finlandia-e-Trencin-in-Slovacchia-sono-le-Capitali-europee-della-cultura- «Play», questo il titolo dell’esposizione visitabile fino al 31 dicembre negli spazi del centro commerciale Pekuri, dialoga con il tema guida di Oulu2026: il cambiamento climatico culturale. Curata da Jorven Viilik, brand director di Fotografiska Tallinn, la mostra riunisce 17 artisti internazionali e propone una riflessione articolata sul gioco come esperienza fondamentale dell’essere umano. Lungi dall’essere relegato all’infanzia o a un momento di evasione, il gioco emerge qui come forma di resistenza, relazione e comunicazione non verbale, capace di attraversare età, culture e contesti sociali. Il percorso espositivo si sviluppa come un racconto visivo corale, in cui convivono ironia, intimità, tensione e immaginazione.

Tra i protagonisti spicca Martin Parr, noto per il suo sguardo acuto e satirico sulla società dei consumi e sul tempo libero, recentemente scomparso. Il suo lavoro, da sempre attento ai rituali quotidiani e alle dinamiche collettive, incarna perfettamente l’ambiguità del gioco come spazio di piacere ma anche di osservazione critica. Accanto a lui, Susan Meiselas, storica membro di Magnum Photos, porta nella mostra una visione in cui il gioco si intreccia con identità, memoria e potere. Il suo approccio documentario, spesso costruito in dialogo con le comunità ritratte, contribuisce a restituire al gioco una dimensione relazionale e politica, lontana da ogni leggerezza superficiale. Tra gli artisti anche Bruce Davidson, maestro della fotografia umanista americana, il cui lavoro ha indagato per decenni i margini della società e le dinamiche della vita collettiva. E ancora, insieme a loro figurano in mostra Cristina de Middel, Roger Ballen, Nina Katchadourian, Trent Parke, Pelle Cass e Jouko Lehtola. Uno sguardo d’insieme che svela il gioco tanto come atto di libertà quanto come risposta alle trasformazioni della contemporaneità. Il sound design, affidato al musicista estone Erki Pärnoja, accompagna il visitatore rafforzando la dimensione immersiva del percorso. «Play» riflette anche sul presente: se da un lato il gioco prolifera negli ambienti digitali e si estende sempre più all’età adulta, dall’altro alcune sue forme, come quelle fisiche, non mediate e improvvisate, sono sempre più rare. La mostra invita a interrogarsi su ciò che resta di queste pratiche e su come possano riemergere come strumenti di fiducia, presenza e immaginazione condivisa.

Nina Katchadourian, «Pretzel Meteor». © Nina Katchadourian

Giulia Grimaldi, 25 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Il gioco come linguaggio universale: Fotografiska Tallinn a Oulu | Giulia Grimaldi

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