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Una veduta dell’installazione di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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Una veduta dell’installazione di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

I tarocchi di Mouna Rebeiz al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Concepita tra la globalizzazione dell’Intelligenza Artificiale e l’esoterismo, l’installazione si compone di ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori

Gianfranco Ferroni

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Il Museo Nazionale Etrusco di Roma e l’Associazione Culturale RO.SA.M. presentano, nella sede espositiva di Villa Giulia, dal 16 settembre al 13 dicembre, la mostra «L’indovino» di Mouna Rebeiz, dedicata ai tarocchi, a cura del critico d’arte Roberta Semeraro.

Rebeiz, artista di origini libanesi, aveva già presentato a Venezia nel 2022, in occasione della 59ma Biennale d’Arte presso il Padiglione della Repubblica di San Marino, l’installazione «L’indovino (The Soothsayer)», ora ripensata in chiave site specific per Villa Giulia, in un progetto voluto da Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco. Il progetto? «Concepita tra la globalizzazione dell’Intelligenza Artificiale e l’esoterismo, l’installazione si compone di ventidue carte che rappresentano gli arcani maggiori. I tarocchi, realizzati su superfici specchianti di grandi dimensioni per interagire direttamente con il visitatore, indicano un percorso di conoscenza più profonda del sé. L’Indovino trae ispirazione dal Giulio Cesare di Shakespeare, dove l’aruspice etrusco Spurinna ammonisce Cesare a non recarsi il 15 marzo al Senato, predicendogli in caso contrario la morte. Ignorando la rivelazione dell’indovino, Cesare verrà ucciso nella più celebre congiura della storia romana». 

Proprio il legame con la tradizione divinatoria etrusca è all’origine dell’idea della curatrice Semeraro di portare il progetto a Roma, collocandolo negli spazi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Questo perché «l’arte della divinazione occupava infatti un ruolo centrale nella cultura etrusca e il museo conserva ancora oggi importanti testimonianze e reperti legati alle pratiche degli aruspici e degli indovini». E «il dialogo tra l’opera contemporanea di Rebeiz e il patrimonio archeologico del Museo assume inoltre un significato ancora più profondo alla luce della storica acquisizione da parte dello Stato Italiano della Tomba François di Vulci, uno dei più straordinari capolavori della pittura etrusca. Nei celebri affreschi della tomba compaiono infatti figure legate al tema della profezia e della divinazione, come Anfiarao e Cassandra, insieme a riferimenti alla pratica dell’ornitomanzia, a testimonianza della centralità che il rapporto con il sacro e con la previsione del fato rivestiva nel mondo antico. Centrata sulle potenzialità della mente umana di esplorare l’occulto e ciò che sfugge al controllo della ragione e degli algoritmi attraverso cui opera l’Intelligenza Artificiale, l’installazione sarà allestita nella sala semicircolare del museo in dialogo con i reperti archeologici che testimoniano l’antico sapere etrusco al quale appartenne Spurinna». 

Così, «L’indovino con il quattordicesimo arcano» mostrerà ai visitatori la propria profezia nel Ninfeo sorto sull’antico acquedotto romano. «La Temperanza», rappresentata da una donna che travasa l’acqua, offrirà «uno spettacolo unico e irripetibile di pittura e musica ispirato all’opera Mythodea di Vangelis, alla quale Rebeiz ha dedicato un dipinto di più di sedici metri di altezza. Mythodea fu composta dal grande musicista greco per ricordare l’esplorazione della Nasa su Marte, l’unico pianeta dove grazie alla presenza dell’acqua sembra esserci stata nel passato qualche forma di vita e che potrebbe rappresentare in futuro un rifugio per gli esseri umani. Il percorso di conoscenza terminerà nella sala dello zodiaco dove saranno allestiti pannelli esplicativi sulla Transizione Ecologica e informazioni sul risparmio delle risorse energetiche. Infine ai visitatori la scelta se andare incontro al proprio destino come fece Giulio Cesare, oppure ascoltare la profezia dell’indovino cambiando la storia».

Tra gli aspetti più originali del progetto figura l’estensione della mostra all’intera città di Roma, dove negli spazi normalmente destinati alla pubblicità, gestiti da Adv Art Media di Marco Romeo, saranno visibili alcune delle opere esposte a Villa Giulia. Il progetto tecnico dell’allestimento è affidato allo Studio Palinsesto di Londra di Simonpietro Salini e Federico Lippi, mentre l’installazione Mythodea avrà la regia dell’artista visivo e regista sloveno Atej Tutta. È inoltre in corso a Venezia, fino all’8 novembre, una personale dell’artista dal titolo «Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo», sempre a cura di Semeraro, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia presso il Museo di Palazzo Mocenigo Centro Studi del Tessuto, del Costume e del Profumo.

Mouna Rebeiz, «La ruota della fortuna», 2022

Mouna Rebeiz, «Il Bagatto», 2022

Gianfranco Ferroni, 24 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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