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Georg Baselitz,«Elke drei Flächen» (dettaglio), 2025 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul

© Georg Baselitz 2026, Photo by Stefan Altenburger.

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Georg Baselitz,«Elke drei Flächen» (dettaglio), 2025 Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul

© Georg Baselitz 2026, Photo by Stefan Altenburger.

Gli «Eroi d’oro» di Baselitz alla Fondazione Cini

Una mostra monografica ripercorre oltre sessant’anni di ricerca dell’artista tra figure capovolte, superfici dorate e una pittura che mette in crisi eroismo e rappresentazione

Jenny Dogliani

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Nei fasti della Venezia bizantina l’oro era la luce del potere e della trascendenza, una superficie gloriosa che il tempo ha incrinato, esponendone la fragilità. Con il passare dei secoli la sua potenza ha finito per consumare gli eroi che voleva celebrare. Quello stesso oro, steso e lavorato da Georg Baselitz, trasforma la monumentalità e il decorativismo in solitudine. 
Alla Fondazione Giorgio Cini, dal 6 maggio al 27 settembre, la mostra monografica «Eroi d’Oro» riunisce una nuova serie di dipinti monumentali, esito recente di una pratica pittorica che attraversa oltre sei decenni. Curata da Luca Massimo Barbero e realizzata in partnership con la galleria Thaddaeus Ropac, la mostra presenta lavori recentissimi in cui la pittura torna a interrogare, con radicalità, il proprio statuto materiale e simbolico. Il punto di partenza è una pratica pittorica fondata su una continua ridefinizione dell’immagine, costruita per cicli, ritorni e rotture, dai primi Eroi alle figure capovolte. Già negli anni Sessanta, nella Germania ancora segnata dal trauma del nazismo e della guerra, questi «eroi» si presentano come figure isolate, deformate, ferite, prive di retorica, avviando una traiettoria che negli anni Novanta si sposta sulla superficie, nei fondi dorati, trattati come piani decorativi privi di profondità. Le tele esposte, tutte di grande formato (alcune oltre i quattro metri) condensano tensioni già presenti nel lavoro di Baselitz: il rapporto tra figura e superficie, presenza corporea e annullamento dello spazio, gesto e immagine. I fondi luminosi e riflettenti eliminano ogni profondità illusoria, riportando la pittura a una condizione di frontalità assoluta: «l’oro assorbe lo spazio e le ombre», spiega l’artista. Su questa superficie compatta si depositano figure nude tracciate con linee nette, sono grandi, ma quasi prive di peso. 
L’oro è un campo neutro e assoluto, dove il disegno si riduce a un segno essenziale. I corpi – autoritratti e immagini della moglie Elke – emergono come apparizioni fragili, costruite con vernice nera diluita che richiama l’inchiostro e il tratto calligrafico. Nello scarto tra la monumentalità del formato e precarietà del segno si manifesta la tensione dell’intero ciclo. Una linearità estrema accanto a cui Baselitz introduce episodi pittorici più densi, inserti cromatici: «Piccole citazioni, che mi piace chiamare “de Kooning” e “de Kooning-nel-posto-sbagliato”: un’azione arbitraria e improvvisa con un pennello e una spatola nei colori di de Kooning da qualche parte all’interno o accanto alla figura», spiega ancora Baselitz
I fondi dorati rimandano tanto alle icone medievali quanto alla pittura nordica rinascimentale, ma senza recuperarne la funzione simbolica originaria. Qui l’oro non costruisce trascendenza, produce una distanza che genera «una certa solitudine» delle figure. Il peso storico dell’oro nella tradizione bizantina e veneziana viene riattivato come condizione percettiva. Il titolo stesso, «Eroi d’Oro», riapre un nodo originario della ricerca di Baselitz. Negli anni Sessanta, i suoi Helden erano figure immaginarie, segnate da una tensione tra eroismo e disfacimento. Oggi quel tema ritorna, svuotato di ogni retorica: gli eroi non agiscono e non incarnano narrazioni. Esposti e vulnerabili, giacciono sulla tela, dove il tempo si deposita e si rende visibile. Georg Baselitz, attivo tra la Baviera, Salisburgo e la Liguria, è una figura centrale della pittura contemporanea internazionale. 
Dopo le prime partecipazioni a documenta negli anni Settanta, il suo lavoro è stato oggetto di importanti retrospettive in Europa e negli Stati Uniti, a partire da quella al Guggenheim di New York nel 1995, seguita da mostre in istituzioni come il Centre Pompidou, la Royal Academy e la Fondation Beyeler. Negli ultimi anni la sua presenza si è mantenuta costante con esposizioni in musei e sedi internazionali, tra Europa e Stati Uniti, fino alle mostre più recenti tra il 2024 e il 2025, confermando la continuità e l’ampiezza della sua ricerca.

Jenny Dogliani, 02 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Gli «Eroi d’oro» di Baselitz alla Fondazione Cini | Jenny Dogliani

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