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Georg Baselitz, «Orangenesser V (Mangiatore d’arance V)», 1981-84, collezione privata (particolare)

Foto: Jochen Littkemann. © Georg Baselitz 2026

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Georg Baselitz, «Orangenesser V (Mangiatore d’arance V)», 1981-84, collezione privata (particolare)

Foto: Jochen Littkemann. © Georg Baselitz 2026

Georg Baselitz e l’incisione: a Firenze la produzione meno nota di uno dei principali maestri del Neoespressionismo

Il Museo Novecento presenta circa 170 opere dell’artista tedesco, che coglie l’occasione per proporre un incitamento, un monito a guardare avanti

Con «Avanti» il Museo Novecento di Firenze dedica, dal 25 marzo al 13 settembre, una mostra a Georg Baselitz, a cura di Sergio Risaliti (catalogo Mandragora), estesa sui tre piani del museo e che presenta, oltre a dipinti e sculture (una delle quali, monumentale, al centro del giardino nel chiostro) un notevole approfondimento su una produzione significativa ma meno nota di uno dei principali maestri del Neoespressionismo: l’incisione. Nato a Deutschbaselitz in Germania nel 1938 sotto il regime di Hitler e formatosi a Berlino, Baselitz (Hans-Georg Kern), cresciuto tra le rovine della Seconda guerra mondiale, reagisce ai traumi di quella tragedia storica, culturale e sociale con la violenza cruda, radicale e concettuale della sua opera, che lo porta, dal 1969, al rovesciamento della figura umana: «Baselitz rimarrà nella storia come Picasso per aver deformato il volto, Duchamp per aver creato il readymade, Fontana per aver tagliato la superficie della tela», commenta Risaliti, precisando che il progetto espositivo, risalente a prima della pandemia di Covid-19, si realizza pur con le difficoltà di budget che una simile impresa rappresenta, unendo al finanziamento del Comune le sponsorizzazioni e i contributi di privati. Sono circa 170 i lavori in cui si manifesta l’inarrestabile verve sperimentale del maestro tedesco, la sua visione dell’operare artistico come processo, trasformazione e gesto sovversivo: il titolo stesso, «Avanti», «è stato scelto da Baselitz: ha 87 anni ed è un incitamento, un monito a guardare avanti. La storia va avanti, la storia dell’arte va avanti, e così pure la volontà umana, con il coraggio di superare le tragedie ed essere liberi». 

Il suo rapporto con l’Italia è di lunga data: è a Firenze tra il 1965, borsista a Villa Romana (sue opere sono infatti state esposte alla mostra «Centoventi» al museo Novecento, in collaborazione con Villa Romana, fino all’8 marzo) e il 1966, quando vede l’alluvione dal Piazzale Michelangelo. Torna poi più volte in città tra il 1976 e il 1981, ha una casa-studio a Castelfiorentino e ancor oggi ne ha una a Imperia. Firenze dedica a Baselitz una mostra alla Sala d’arme di Palazzo Vecchio nel 1988 e nel 2004 è uno dei cinque artisti scelti per la mostra «Forme per il David» alla Galleria dell’Accademia, in occasione del cinquecentenario della scultura di Michelangelo: il suo «Pace-Piece» è posto nella Tribuna, in eloquente contrasto con l’armonia del «David». «Baselitz donò poi quel bronzo dipinto al museo e potremo esporlo grazie alla collaborazione con la nuova direttrice della Galleria, spiega Risaliti. In scultura egli opera per via di levare e nell’antologica della produzione grafica che proponiamo si colgono i passaggi della sua ricerca e quell’interesse per le disiecta membra, mani, piedi, teste, dove il volto non è un ritratto, ma un’ identità arcaica, più magica, apotropaica. La sua decostruzione della forma umana va fino alla cancellazione, per poi recuperarla, ricorrendo a un linguaggio primitivo e quasi infantile, scavalcando quindi il mondo accademico e preferendo l’“antirinascimento” (per citare Eugenio Battisti), in particolare Rosso Fiorentino, Beccafumi e Pontormo. Il suo gesto radicale, concettuale, etico, destabilizza la visione e lo differenzia dall’operato di Anselm Kiefer, più ancorato alla tradizione del Romanticismo tedesco, a un aspetto più classico della figurazione».  

La mostra al Museo Novecento, versione pensata per Firenze della rassegna appena tenutasi a Bergen in Norvegia, ha particolare significato perché Baselitz è collezionista di Ottone Rosai, uno dei maestri presenti nella collezione di Alberto Della Ragione, nucleo permanente della istituzione diretta da Risaliti. L’ultimo piano è infatti dedicato dal 6 marzo a una mostra di Rosai con opere del museo ma anche del Fondo Rosai, mentre i restanti dipinti della raccolta Della Ragione saranno temporaneamente esposti al Museo Cambio di Castelfiorentino, nell’ambito di iniziative della Città Metropolitana, luogo di cui Baselitz è da tempo cittadino onorario.

Georg Baselitz, «Die Hand-Das brennende Haus (Remix)», 2006, collezione privata. Foto: G. Michaloudis, farbanalyse, Köln. © Georg Baselitz 2026

Laura Lombardi, 23 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Georg Baselitz e l’incisione: a Firenze la produzione meno nota di uno dei principali maestri del Neoespressionismo | Laura Lombardi

Georg Baselitz e l’incisione: a Firenze la produzione meno nota di uno dei principali maestri del Neoespressionismo | Laura Lombardi