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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIl talk «Marinetti. L’uomo e l’artista», sull’omonimo libro di Emilio Settimelli ristampato in occasione dei centocinquanta anni dalla nascita del fondatore del movimento, è l’occasione per annunciare una nuova mostra autunnale sul Futurismo al MaXXI di Roma. Come conferma a margine dell’incontro la direttrice del museo, Maria Emanuela Bruni, «Sensing the Future» («Percepire il futuro», questo il titolo) accosterà in un’unica esposizione una selezione di opere di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Tullio Crali e altri artisti legati al movimento novecentesco, con alcuni contemporanei che immaginano il futuro. Lo studio Fuse*, Fabio Giampietro, Donato Piccolo e Quayola sono, al momento, i quattro artisti chiamati a confrontarsi con il Futurismo; portatori di stili piuttosto differenti, sono tuttavia accomunati dall’utilizzo delle tecnologie. Le date previste per la mostra al MaXXI sono il 18 novembre per l’apertura, per poi chiudere il 31 gennaio 2027.
Nel talk coordinato dall’editore Francesco Giubilei, primo evento delle celebrazioni per il centocinquantenario di Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 1876, Bellagio, Como, 1944), il curatore Gabriele Simongini ha così anticipato l’apertura della mostra autunnale: «L’esperienza della mostra alla Gnamc mi ha dato una nuova giovinezza futurista; ora possiamo annunciare una nuova esposizione al MaXXI, prosecuzione riveduta e corretta della prima. Ci stiamo lavorando e, al momento, non so nemmeno io come sarà». Fatto salvo l’anniversario marinettiano, perché tornare ancora una volta a occuparsi del movimento, dopo «Il tempo del Futurismo», la mostra romana dello scorso anno? Secondo Simongini «il Futurismo è diventato ormai un archetipo del contemporaneo. Il gusto per l’iperbole di Marinetti e il suo linguaggio hanno anticipato l’espressione social e gli emoticon. Inoltre è ora di liberare il Futurismo da ogni tipo di ideologia, non è né di destra né di sinistra».
Un artista che il movimento lo ha sfiorato in gioventù, Emilio Isgrò, che, negli anni Settanta frequentava il salotto milanese della figlia di Marinetti, Vittoria, racconta: «In quel periodo, Marinetti era ignorato totalmente. Quando arrivai a Milano da ragazzo, io, invece, sapevo già molto del Futurismo perché tanti esponenti si rifugiavano in Sicilia, dove trovavano accoglienza presso i nobili latifondisti. Lì ebbi modo di conoscere Marinetti; ma anche Depero venne in provincia di Messina per dipingere e sbarcare il lunario». La contemporaneità del Futurismo viene sostenuta un po’ da tutti i presenti all’incontro. Isgrò aggiunge: «Ormai Marinetti è un classico; e come tutti i grandi personaggi è controverso e discusso, ma senza di lui non sarebbe esistito non solo il Surrealismo, ma l’arte e la nostra vita contemporanea. Marinetti ha influito su tutto». Lo storico e presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, ha parlato del rapporto conflittuale ma di stima reciproca tra Marinetti e Gabriele D’Annunzio; e ha sostenuto l’attualità delle loro posizioni: «Nel Manifesto futurista del 1919, Marinetti cambiò idea sulla guerra, dopo aver visto morire Boccioni, Carlo Erba, Antonio Sant’Elia; e propose l’istituzione di un esercito di professionisti volontari, come lo abbiamo ora. Né Marinetti né D’Annunzio oggi sarebbero a favore della guerra. La storia va guardata con gli occhi di allora». Francesca Barbi Marinetti, critica d’arte e consigliera della Fondazione MAXXI, spiega: «Il messaggio del Futurismo è adattabile a ogni epoca e continua a parlarci. Non so se il libro di Settimelli sia stato compreso nel 1921; ma gli artisti sono visionari e la ricetta dei futuristi era la rottura assoluta degli ideali fondanti della nostra cultura e la sostituzione con la modernità. Il nuovo ha bisogno di tempo per essere compreso». Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera dei Deputati, dopo aver ricordato il successo della mostra alla Gnamc di Roma, ha parlato di Marinetti come «patrimonio dell’umanità. Seppe interpretare il bisogno di espansione della società attraverso il nuovo; un superamento che oggi chiameremmo transumanesimo, ma che, all’epoca, per Marinetti era la risposta alla spinta della modernità».
Růžena Zátková, «Marinetti Soleil», 1921 ca, collezione privata