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Un’illustrazione dello «Shahnameh» safavide del 1582 donato ai Medici dall’ammiraglio ottomano Kara Mustafa Paşa, Persia, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (particolare)

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Un’illustrazione dello «Shahnameh» safavide del 1582 donato ai Medici dall’ammiraglio ottomano Kara Mustafa Paşa, Persia, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (particolare)

Francesco Carletti, mercante fiorentino del Seicento che racconta un’Asia bella, prospera e connessa

Il suo tragitto e i tanti incontri con persone, cose, cibi e piante vengono raccontati in una mostra alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, esplorando il capoluogo toscano come centro globale di commercio, informazione e diplomazia, oltre che città par excellence d’arte e cultura nel Rinascimento

Giorgio Riello

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Francesco Carletti, mercante fiorentino, ex trafficante di schiavi pentito, fu il primo europeo ad aver accidentalmente circumnavigato il globo tra la fine del Cinque e gli inizi del Seicento. La storia del suo straordinario viaggio durato ben 16 anni inizia a Firenze nel 1590, passando per Siviglia e da lì Capo Verde, Perù, Messico, Manila, Nagasaki, Macao, Malacca, Goa. Trascorrerà nelle Americhe un anno e nove mesi; cinque anni e sei mesi in Asia e quattro anni nei Paesi Bassi, prima di tornare a Firenze nel 1606. Carletti ci racconta un mondo in espansione in cui la presenza portoghese e spagnola nei continenti americano e asiatico diventava sempre più influente. Il suo tragitto e i tanti incontri con persone, cose, cibi e piante vengono raccontati nella mostra intitolata «Firenze Globale. Il mondo di Francesco Carletti, c. 1573-1639» alla Biblioteca Medicea Laurenziana a Firenze (9 ottobre-9 gennaio 2027). Utilizzando l’itinerario di Carletti, la mostra esplora Firenze come centro globale di commercio, informazione e diplomazia, oltre che città par excellence d’arte e cultura nel Rinascimento. Organizzata da un gruppo di studiosi dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole e delle Università di Stanford, Syracuse e Warwick, la mostra raduna 69 opere, tra cui manoscritti, portolani, mappamondi, bussole, miniature, stampe, disegni, manufatti e libri. Il percorso trae ispirazione dal diario di viaggio di Carletti pubblicato postumo con il titolo I Ragionamenti di Francesco Carletti (1701), opera di interesse eccezionale ancora poco conosciuta in Italia. Carletti riferisce che le porcellane cinesi sono fatte di argilla fine e non di conchiglie come molti ritenevano. Riporta delle bellissime sete che si potevano acquistare sul mercato di Macao come il frammento di raso di seta dal Museo del Tessuto di Prato con un’aquila bicipite coronata, simbolo di un privilegio concesso dagli Asburgo di Spagna ai frati agostiniani, custodi del culto del Santo Niño de Cebú nell’omonima chiesa di Manila, fondata nel 1565. Carletti è tra i primi a descrivere il cioccolato e la cocciniglia; ci dice di aver mangiato banane e durian e di aver commerciato in spezie, zenzero, muschio, diamanti, avorio, smeraldi e preziose pelli di zigrino.

La mostra presenta alcuni dei tesori delle collezioni medicee. Opera di particolare valore è la copia del 1582 del «Libro dei Re» o «Shahnameh» di Abolqasem Mansour bin Hassan Tusi detto Firdausī (940-1025), il grande poema epico nazionale della Persia. Il codice è un esempio delle connessioni fra il Granducato di Toscana e l’Asia e giunse nella collezione medicea come dono al granduca Ferdinando II (1621-70) da parte dell’ammiraglio ottomano Kara Mustafa Paşa (1635-83) per divenire poi parte delle collezioni della Biblioteca Medicea Laurenziana nel 1771. Tra gli altri capolavori della biblioteca fiorentina si possono ammirare alcune delle cosiddette Carte di Castello, una serie di vedute delle città del mondo collezionate dal granduca Cosimo III (1670-1723), dal Museo Stibbert una straordinaria katana giapponese del primo Seicento e, dalla Fondazione Bruschettini per l’Arte Islamica e Asiatica, un foglio di manoscritto moghul del «Khamsa» di Amīr Khusraw, realizzato nel 1610-11. Composto come omaggio e rielaborazione del celebre ciclo poetico di Niẓāmī Ganjavī, rappresenta uno dei capolavori della tradizione letteraria persiana e indopersiana. Quando Carletti approdò in India lungo la costa del Malabar, nei porti di Goa e Cochin, l’Impero Moghul era all’apice della sua prosperità. Attraverso queste rotte commerciali circolavano anche manoscritti miniati, tessuti e oggetti di lusso provenienti dalle officine della corte imperiale. «Firenze Globale» mette in evidenza la mobilità dei fiorentini e le loro ampie connessioni economiche e culturali durante il Rinascimento. Presenta anche gli aspetti negativi dell’azione europea in altre parti del mondo attraverso l’analisi del coinvolgimento di Carletti nella tratta degli schiavi nell’Atlantico e in Asia. Il mercante professa il suo pentimento per un commercio che dice essere non degno di un cristiano. Tuttavia in Giappone acquista cinque schiavi coreani catturati durante la guerra Imjin e l’invasione della Corea da parte del Giappone negli anni ’90 del Cinquecento e li impiega come servitori per poi battezzarli e liberarli a Goa. Uno di loro, battezzato Antonio in memoria del padre (e oggi conosciuto come Antonio Corea), accompagna Francesco fino in Europa. Si dice che sia stato il primo coreano a giungere in Italia e per molto tempo si è ritenuto fosse «L’uomo in costume coreano» di Peter Paul Rubens conservato al Getty Museum a Los Angeles (oggi questa attribuzione viene messa in dubbio). Molto probabilmente Antonio e gli altri schiavi-servitori coreani fornirono importanti informazioni sulla Corea, una nazione che Carletti non visitò, ma che appare in un atlante cinese della tarda dinastia Ming, unico manufatto sopravvissuto al viaggio, che Carletti riportò a Firenze. Oggi il cosiddetto Atlante Carletti è uno dei tesori della Biblioteca Nazionale di Firenze ed è esposto per la prima volta. Presenta le annotazioni del mercante sulla Corea e le traduzioni che gli servirono per scrivere una relazione dettagliata sulla Cina nei suoi Ragionamenti. Carletti è attento osservatore di pratiche religiose e testimone oculare del martirio di 26 cristiani a Nagasaki nel 1597.  La mostra include un «Ritratto di prete buddhista Shingon» (Giappone, XVII secolo), riconoscibile per il capo rasato e la veste nera su cui è sovrapposta la preziosa stola in seta damascata (kesa) con motivi di fiore e foglie di loto in oro su rosso vermiglio. Del Giappone Carletti dice «essere uno delli belli e buoni e accommodati Paesi per guadagnare», testimoniando la prosperità economica del Paese e le opportunità offerte ai mercanti.

La mostra restituisce l’immagine di un mondo già pienamente connesso, nel quale uomini, merci, idee e opere d’arte attraversavano gli oceani. Ne è testimonianza una riflessione di straordinaria modernità di Carletti che si definisce italiano, ma aggiunge di provenire «d’un Paese libero, come era il Giappone...», concludendo che «l’andare per il mondo» era cosa da permettersi «a tutte le nationi».


Giorgio Riello, Professor of Early Modern Global History presso lo European University Institute, Firenze, è il cocuratore della mostra

Giorgio Riello, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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