Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Fotografia, territorio e committenza a Cortona On The Move

Autolinee Toscane, Eni, operatori dell’ospitalità e istituzioni affiancano il festival con un modello che lega la produzione culturale alla valorizzazione del territorio

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Reportage | Giorno 3

Cortona On The Move prende forma anche attraverso una rete di partnership che genera nuovi contenuti, valorizza gli archivi d’impresa e il territorio e coinvolge il sistema dell’ospitalità. Dalle pensiline ideate da Ivan Carozzi e Giulia Mangione per Autolinee Toscane alle immagini dell’archivio Eni ai programmi di hospitality del Monastero di Cortona Hotel & Spa, si delinea un sistema che integra produzione culturale, patrimonio d’impresa e servizi per il pubblico. Il primo tassello di questo sistema è Settimana Santa, il progetto commissionati per il festival da Autolinee Toscane, affidato allo scrittore Ivan Carozzi e alla fotografa Giulia Mangione, che hanno declinato il tema della mostra in un viaggio attraverso le dieci province della regione. Da questa ricognizione sono nati dieci racconti, uno per ciascun territorio, accompagnati da un diario fotografico costruito da Mangione con immagini immediate: appunti di un diario di viaggio che restituiscono incontri, soste e dettagli raccolti lungo il percorso. L’installazione prende forma attraverso dieci pensiline degli autobus a misura di bambino, disseminate negli spazi esterni della Fortezza del Girifalco: piccoli luoghi di sosta e lettura dove il tempo dell’attesa diventa esperienza narrativa. I due attraversano le dieci province della regione durante la Settimana Santa senza inseguire monumenti o paesaggi da cartolina. «Niente Tuscany, niente cipressi, niente David e Piazza del Campo, niente food, niente cantine e vignaioli influencer», spiega Carozzi. L’itinerario procede per incontri casuali, attese, conversazioni e soste, trasformando il viaggio in un’opera. I testi di Carozzi e le fotografie di Mangione disposti nelle pensiline su una mappa geografica, invitano il visitatore a rallentare, leggere e ripartire. La pensilina non è solo un elemento scenografico, ma anche il simbolo di un tempo di attesa, normalmente escluso dal racconto turistico e qui restituito come spazio di osservazione. I racconti si sviluppano come brevi cronache di viaggio, costruite intorno a episodi apparentemente marginali. Nel testo dedicato a Prato, Felicità tutti, per esempio, il protagonista è Zhang Keren, creator cinese diventato una piccola celebrità locale. Carozzi lo segue tra il negozio di erboristeria, la stazione di Porta al Serraglio e le strade della città. Il ritratto restituisce una Prato multiculturale e quotidiana, lontana dalle narrazioni convenzionali della città tessile. Di tono diverso il racconto ambientato a Collodi, in provincia di Pistoia. Maxibon parte dall’acquisto di un gelato nel bar Geppetto e diventa una riflessione sulla memoria. Il Parco di Pinocchio, inaugurato nel 1953, viene descritto come un luogo rimasto sospeso nel tempo, «paleoludico», fatto più di simboli che di attrazioni. Il percorso riattiva ricordi d’infanzia, dalle sculture di Pietro Consagra alla Casa delle Farfalle, dove l’incontro con una bambina e la nonna trasforma una visita in una scena di vita ordinaria. Il centro del racconto non è il luogo, ma ciò che il luogo produce nella memoria di chi lo attraversa. Le fotografie di Giulia Mangione seguono la stessa logica, costruiscono un diario visivo fatto di dettagli, passaggi e situazioni raccolte lungo il percorso. Sono immagini che conservano la spontaneità del taccuino di viaggio, che dialogano con la scrittura di Carozzi senza illustrarla. Il progetto propone dunque un modo diverso di abitare il territorio, vissuto attraverso le storie che emergono tra una fermata e l’altra, raccontando l’esperienza di muoversi all’interno della Toscana.

Il secondo progetto nasce dalla collaborazione con Eni, che porta a Cortona una selezione del proprio archivio fotografico, un patrimonio di oltre mezzo milione di immagini che documenta quasi un secolo di trasformazioni del Paese. Più che raccontare la storia dell’azienda, il percorso segue l’evoluzione dell’Italia attraverso la rete Agip: dalle prime pompe di benzina degli anni Trenta alle stazioni di servizio volute da Enrico Mattei e progettate da Mario Bacciocchi, che dagli anni Cinquanta smettono di essere semplici luoghi di rifornimento per diventare spazi dedicati al viaggio, con bar, ristoranti, motel e aree di sosta. La stazione di servizio diventa così uno dei simboli più riconoscibili del boom economico e della nuova società italiana. Le fotografie documentano il momento in cui l’automobile modifica abitudini, consumi e tempo libero. Le soste per il caffè, il pranzo durante il viaggio, gli acquisti prima del rientro, le domeniche trascorse in famiglia lungo le nuove arterie stradali raccontano la nascita di una cultura della mobilità che ridefinisce il paesaggio e la quotidianità del Paese. L’archivio Eni è un osservatorio privilegiato sui cambiamenti della società italiana, restituisce, fotogramma dopo fotogramma, aspirazioni, stili di vita e trasformazioni culturali che vanno ben oltre la documentazione industriale. A costruire questo racconto hanno contribuito alcuni dei maggiori fotografi italiani del Novecento. Accanto a immagini realizzate per documentare infrastrutture e servizi, l’archivio conserva lavori di Federico Patellani, Aldo Ballo, Luigi Ghirri e di numerosi altri autori che hanno trasformato la committenza aziendale in uno strumento di osservazione del Paese. Un Paese attraversata da automobilisti, camionisti, famiglie e lavoratori, una comunità eterogenea che si incontra lungo le strade e nelle aree di servizio, fa dell’archivio Eni una delle più estese narrazioni fotografiche dell’Italia contemporanea.

Accanto ai contenuti espositivi, il festival coinvolge anche il sistema dell’accoglienza attraverso il Monastero di Cortona Hotel & Spa, partner dell’ospitalità. L’albergo occupa un complesso monastico rimasto attivo fino alla seconda metà del Novecento e recuperato dopo un lungo periodo di abbandono. L’intervento ha privilegiato la conservazione dell’impianto storico: corridoi, celle, volte e numerosi elementi architettonici sono stati mantenuti e adattati alla nuova destinazione ricettiva, mentre dipinti, arredi e arazzi dal XV secolo in avanti, sono confluiti a comporre una collezione che contribuisce a restituire l’identità storica degli ambienti. Il recupero ha valorizzato la struttura originaria del monastero. Delle 36 camere, ventiquattro sono state ricavate direttamente dalle antiche celle dei monaci, conservandone dimensioni e proporzioni, mentre quella che oggi è una junior suite occupa l’antico alloggio di rappresentanza del complesso, riconoscibile ancora dal camino e dagli affreschi superstiti. Anche i corridoi ripropongono il tracciato dell’edificio storico, offrendo agli ospiti un’esperienza che mantiene leggibile la funzione originaria degli spazi. La valorizzazione interessa anche gli ambienti ipogei. La spa, denominata Bagni di Bacco in riferimento all’antico nome romano dell’area, è stata realizzata nelle antiche cisterne del monastero, dove sono ancora visibili le volte storiche e un pozzo conservato come testimonianza dell’edificio originario. Il progetto ha trasformato questi spazi in un’area dedicata al benessere ma in una forma raccolta, senza rinunciare alla leggibilità delle stratificazioni architettoniche.

Jenny Dogliani, 18 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Fotografia, territorio e committenza a Cortona On The Move | Jenny Dogliani

Fotografia, territorio e committenza a Cortona On The Move | Jenny Dogliani