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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliPer la prima volta in Italia, 33 opere realizzate dal maestro dell’Espressionismo astratto, Esteban Vicente (Turégano, Segovia, 1903-Long Island New York, 2001), tra il 1950 e il 1997 sono concesse in prestito dal Museo de Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia. La mostra «Esteban Vicente. Il pittore della realtà» è aperta a Roma, nella Sala Dalí dell’Istituto Cervantes, a Piazza Navona, fino al 2 maggio; le due istituzioni spagnole hanno potuto contare sul supporto della The Harriet and Esteban Vicente Foundation. Le opere, fra dipinti (oli su tela, collage, pastelli), disegni e piccole sculture (i cosiddetti «toys», nati dall’assemblaggio di materiali di scarto, ma considerati dalla critica come opere museali), sono distribuite in quattro sale, in una delle quali viene proiettato senza interruzione il documentario «Esteban Vicente. Portrait of an Artist», realizzato nel 2007 con la voce narrante dell’attore Gene Hackman.
Durante la presentazione, la curatrice della mostra e direttrice del museo di Segovia, Ana Doldán, ha ricordato il profilo internazionale di Esteban Vicente, inserito nel movimento dell’avanguardia espressionista statunitense: «Si formò a Madrid negli anni Venti, lì non accadeva nulla dal punto di vista artistico; tuttavia ebbe modo di frequentare la biblioteca del Prado, dove vide per la prima volta i lavori degli impressionisti, che in questo periodo sono esposti all’Ara Pacis, qui a Roma; una felice coincidenza con la nostra mostra». In seguito, Vicente si spostò a Parigi, dove verrà aperta la seconda tappa, insieme a Varsavia, della mostra romana. Prosegue Ana Doldán: «A maggio, la mostra arriverà a Varsavia e, quasi negli stessi giorni, ne verrà inaugurata una versione ampliata a Parigi, che comprende anche le opere del periodo figurativo, realizzate intorno agli anni Quaranta. Infine, l’esposizione approderà a New York». Il direttore generale dell’Istituto Cervantes di Roma, Ignacio Peyró, ha sottolineato la volontà (espressa a proposito della cultura spagnola, anche dall’ambasciatore di Spagna in Italia, Miguel Fernández-Palacios) di far conoscere l’arte del dopoguerra spagnolo oltre i confini del Paese; e aggiunge: «È una vera soddisfazione mostrare uno dei maestri dell’Espressionismo astratto proprio in questa sede, a piazza Navona, accanto alle opere di Bernini e Borromini».
Nelle opere esposte si percepiscono le radici e il senso della realtà spagnoli (da qui, il titolo della mostra), mai recisi, di Vicente: grandi campiture di colore (rossi, marroni, verdi, gialli della natura che Esteban amava, raccontata dalla moglie nel documentario, all’interno del loro giardino «spagnolo») e forme essenziali. «Vicente assume l’Espressionismo astratto attraverso il Cubismo, ma la sua formazione passa anche attraverso le opere di Zurbarán, Velazquez, Goya», ha aggiunto Doldàn. Lo stesso artista, facendo sue le osservazioni del critico Irving Sandler, dichiarò: «La vera differenza tra la cultura spagnola e quella francese o italiana è un profondo senso della realtà. Credo di possedere qualcosa di questo: un particolare rifiuto per l’eccessivo».
La mostra «Esteban Vicente. Il pittore della realtà» è organizzata dall’Instituto Cervantes di Roma e dal Museo de Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia, con il supporto della The Harriet and Esteban Vicente Foundation e il sostegno del Tourespaña, del Ministero della Cultura, della Junta de Castilla y León, della Diputación di Segovia e del Comune di Segovia.
Esteban Vicente, «Harriet», 1984, Segovia, Museo de Arte Contemporáneo Esteban Vicente
Esteban Vicente, «Untitled», 1996, Segovia, Museo de Arte Contemporáneo Esteban Vicente