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Germano D’Acquisto
Leggi i suoi articoliL’inaugurazione di Der Pavilion segna l’avvio di una nuova infrastruttura culturale permanente per l’Engadina, pensata non come evento stagionale ma come piattaforma continua di produzione, esposizione e relazione tra arte, design e territorio. Il progetto, ideato da Giorgio Pace, prende forma a St. Moritz con un modello curatoriale inedito per il contesto alpino: cicli espositivi di quattro settimane, ispirati alle residenze d’artista, capaci di generare durata, ritorno del pubblico e stratificazione critica.
Il capitolo inaugurale, «Singular Voices» (fino al primo marzo), si sviluppa negli spazi dell’ex Hotel Eden, oggi riprogettati come ambiente espositivo temporaneo in attesa della futura sede architettonica permanente di Der Pavilion. Qui si susseguono mostre personali dedicate a Gio Ponti, Andrea Branzi, Vanessa Beecroft e Wael Shawky: quattro posizioni che attraversano progettualità, corpo, narrazione storica e visione politica, delineando fin dall’esordio un campo di ricerca ampio e non disciplinare.
Il principio fondante non è la concentrazione spettacolare tipica delle fiere o dei festival, ma l’estensione temporale come strumento curatoriale. Le quattro settimane consentono alle opere di sedimentare nello spazio, di essere rilette in più visite, di attivare incontri informali e momenti di approfondimento. Una scelta che modifica radicalmente il rapporto tra pubblico, artisti e collezionismo, favorendo una fruizione lenta e relazionale.
«Der Pavilion è la naturale evoluzione di ciò che ho costruito negli ultimi quindici anni», ha spiegato Pace, fondatore di Giorgio Pace Projects e cofondatore, insieme a Yves Gastou, di Nomad, fiera itinerante di arte e design da collezione che ha ridefinito il formato classico delle art fair portandolo fuori dai padiglioni fieristici e dentro architetture storiche, paesaggi iconici e luoghi non convenzionali. «Non volevo creare un evento, ma un’infrastruttura culturale continua, capace di crescere con la comunità e con le stagioni», ha aggiunto. L’obiettivo dichiarato è superare la logica dell’offerta culturale concentrata nei mesi invernali, trasformando St. Moritz in un polo attivo durante tutto l’anno.
Il contesto urbano gioca un ruolo chiave. Il progetto si innesta nel tessuto vivo del Dorf, in prossimità di via Veglia 12, asse elegante e pedonale che collega boutique storiche, hotel iconici e spazi di socialità quotidiana. Der Pavilion non si presenta come enclave isolata per addetti ai lavori, ma come nodo culturale permeabile, attraversabile, integrato nella vita cittadina.
L’ex Hotel Eden, con le sue superfici ancora in parte grezze e gli ambienti ripensati site specific, restituisce una spazialità che evita la neutralità del white cube, favorendo invece dialoghi diretti tra opere e architettura. La futura sede permanente, già in fase di progettazione, sarà concepita per ospitare mostre, performance, presentazioni di design e una sezione dedicata alla gioielleria contemporanea, consolidando la vocazione ibrida del progetto.
Der Pavilion estende inoltre la propria azione oltre gli spazi espositivi, con una programmazione diffusa che intreccia cultura e città. Tra le iniziative già attivate figurano eventi performativi, incontri gastronomici e progetti speciali in collaborazione con artigiani locali. Particolare rilievo ha avuto lo spettacolo lirico ospitato nel teatro privato del Badrutt’s Palace Hotel, esempio emblematico di come la piattaforma lavori per innestare pratiche artistiche in luoghi storicamente legati alla vita sociale di St. Moritz. «St. Moritz merita una piattaforma che valorizzi il dialogo con il paesaggio ma resti aperta al mondo, ha ribadito Pace. Der Pavilion è un processo in continuo divenire, fondato su collaborazione, continuità e comunità».
Il progetto è sostenuto da una rete di partner che include St. Moritz Tourism, EFG Private Banking, Reuben Brothers, Belfin Capital, Grace La Magna, Homo Faber della Michelangelo Foundation, Tato, Fischbacher 1819, Davide Groppi e Trumag, a conferma di una struttura pensata per operare su scala internazionale pur mantenendo un forte radicamento territoriale.
Ciò che emerge con chiarezza, attraversando le prime mostre e partecipando agli incontri informali che hanno accompagnato l’apertura, è la volontà di costruire un nuovo ritmo culturale: non l’intensità effimera dell’evento, ma la persistenza dell’esperienza. Collezionisti che tornano più volte nello stesso arco temporale, artisti presenti a lungo negli spazi, conversazioni che proseguono oltre l’opening, elementi che delineano un modello alternativo di fruizione e relazione.
In un sistema dell’arte sempre più accelerato, Der Pavilion introduce una dimensione di durata come valore curatoriale e sociale. St. Moritz, storicamente associata al turismo d’élite e alla stagionalità, si dota così di una piattaforma capace di operare come centro culturale permanente ad alta quota. Non una semplice espansione dell’offerta artistica, ma la costruzione di un’infrastruttura che ambisce a ridefinire il rapporto tra arte contemporanea, design e territorio alpino. Con Der Pavilion, l’Engadina entra stabilmente nella geografia culturale internazionale, non come destinazione episodica, ma come ecosistema in evoluzione continua.
Una veduta di Der Pavilion a St. Moritz. Foto: Agostina Schenone