«Something is Wrong», di Daniel Pesta (particolare)

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«Something is Wrong», di Daniel Pesta (particolare)

Daniel Pešta e il «Complesso di Lucifero»

L’artista ceco, protagonista di una personale da Tanarte/Spazio Tana, rappresenta ciò che ci affligge: un gene del male nella nostra natura umana

«Com’è possibile che il male esploda ancora e ancora, con una crudeltà crescente, dopo tutte le nostre orribili esperienze del passato recente e lontano?», s’interroga Daniel Pešta, artista ceco (classe 1959) protagonista del progetto «Something is Wrong» a cura di Terezie Zemanková che si inaugura il 20 aprile da Tanarte / Spazio Tana

Il suo percorso, fortemente segnato dall’esperienza del regime totalitario, che manipola le masse e perpetra violenze e ingiustizie, si traduce in una varietà di mezzi espressivi quali dipinti, installazioni, oggetti e assemblaggi in combinazione con manufatti storici e fotografie, videoarte, performance. Fonte d’ispirazione è lo scenario globale contemporaneo (segnato dalla pandemia e dai recenti conflitti), ma anche la memoria storica del passato. 

Pešta si dedica così all’analisi del «gene del male» insito nella natura umana, tema affrontato anche dallo psicologo statunitense Philip Zimbardo. Riferendosi alla teorizzazione di una sorta di «Complesso di Lucifero» Zimbardo afferma che ogni individuo, indotto alla paura e a situazioni di tensione emotiva, risveglia il gene del male manifestando aggressività, cattiveria, violenza, vendetta, in assenza di alcun controllo. Nell’opera di Pešta il corpo umano viene rappresentato come una massa mostruosa, dalle carni il più delle volte nude e percorse da rivoli di vene, come in «The Women in my Body». Smorfie di dolore, volti urlanti, bocche schiuse si alternano su maschere anonime.

Il percorso di «Something is Wrong» si apre con un laboratorio sterile per esperimenti eugenetici e per la riproduzione assistita del «gene del male» generato da un dittatore narcisista (The King) e nell’embrione mutante del suo successore (King II, Mythos). In «Together Forever» una figura in ginocchio appare come strozzata da una sacca embrionale contenente dei feti e pendente dal collo. La normalizzazione della violenza è inoltre al centro dell’opera intitolata «Execution» allestita nello spazio esterno di Tana Art Space. Undici teste decapitate cadono in una vasca di plastica. In nome di chi hanno dato la vita? Per quali valori? Chi è il colpevole? Un partito politico, un esercito, una chiesa o una folla inferocita?, sembra interrogarsi ancora l’artista. Altri manufatti enfatizzano ulteriore crudezza. È il caso delle trecce amputate dal cuoio capelluto di una ragazza, che includono brandelli di pelle ancora insanguinata. Riferimento di genocidi di un non lontano passato e monito per quelli presenti e futuri.

Veronica Rodenigo, 19 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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Daniel Pešta e il «Complesso di Lucifero» | Veronica Rodenigo

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