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Una veduta della mostra «Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano» alla Galleria Borghese di Roma

Foto A. Novelli. © Galleria Borghese

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Una veduta della mostra «Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano» alla Galleria Borghese di Roma

Foto A. Novelli. © Galleria Borghese

Da Treviso a Roma, l’«Annunciazione» di Tiziano a confronto con la collezione della Galleria Borghese

A 450 anni dalla morte del pittore, l’opera incontra «Amor sacro e Amor profano» in una mostra dossier che indaga i legami tra devozione, mito classico e rappresentazione del femminile. Al centro, gli esiti del restauro della pala di Treviso, tra nuove certezze attributive e dettagli inediti

Letizia Riccio

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A 450 anni dalla scomparsa di Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/90, Venezia, 1576), arriva alla Galleria Borghese di Roma la sua «Annunciazione» (1520), proveniente dalla cattedrale di Treviso; la tela ha viaggiato prima verso Ancona, dov’è rimasta esposta alla Pinacoteca civica Francesco Podesti fino allo scorso 4 ottobre, e ora è collocata al centro della sala XX del museo romano, dedicata a Tiziano e ai pittori veneti. La mostra dossier dal titolo «Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano», a cura di Maria Giovanna Sarti, pone a confronto, dal 20 ottobre all’8 dicembre, la pala di Treviso con un altro importante dipinto di Vecellio, «Amor sacro e Amor profano» (1514-15), parte della collezione permanente romana. L’occasione per lo spostamento dell’«Annunciazione» nasce dal restauro degli affreschi del Pordenone (Giovanni Antonio de’ Sacchis, Pordenone, 1483/84-Ferrara, 1539) nella cappella Malchiostro della cattedrale trevigiana; una dinamica analoga a quella della «Visitazione di Carmignano» di Pontormo, approdata, grazie alla diocesi di Pistoia, prima al MuNDA de L’Aquila e poi alla mostra alle Scuderie del Quirinale durante il periodo di restauro della Chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano.

Nel caso dell’«Annunciazione» è stata la diocesi di Treviso a mettere a disposizione l’opera; come spiega, durante la presentazione, il direttore dell’Ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali, don Paolo Barbisan: «Quando tornerà la tela dell’“Annunciazione” terminerà il restauro della cappella Malchiostro; l’invito è a venire a Treviso, perché apparirà recuperata proprio com’era». Don Paolo spiega l’intervento conservativo sull’«Annunciazione» (terminato nel 2022), in seguito al quale sono emersi alcuni importanti elementi; innanzitutto, la datazione è ormai certa: pulendo strati di colore, è apparsa, nell’angolo in basso a destra, una scritta che testimonia la mano di Tiziano, la data del 1520 e la committenza da parte di Broccardo Malchiostro, canonico della cattedrale trevigiana. Inoltre, l’angelo dell’«Annunciazione» sembra avere tre piedi, uno dei quali aggiunto in seguito, poiché la tela era troppo ampia per l’altare ed è stata tagliata. Malchiostro si fa ritrarre sullo sfondo e le sue iniziali tempestano il dipinto un po’ ovunque, ma il canonico era percepito come un piccolo tiranno, al punto che, qualche tempo dopo la sistemazione del dipinto nella cappella, la sua immagine venne ritrovata imbrattata. Un particolare dell’«Annunciazione» rammenta il tema della mostra, amore sacro e amore profano: il rilievo sulla parete dipinta dietro alla Vergine ritrae la scena finale della favola di Amore e Psiche, ovvero la fanciulla che solleva il velo del dio. «È il momento della rivelazione, commenta Paolo Barbisan, l’elemento profano che si rispecchia in quello sacro dell’Annunciazione». 

Sulla parete della sala XX, a sinistra della tela ospite, si trova «Amor sacro e Amor profano», il dipinto realizzato da Tiziano sei anni prima per le nozze del veneziano Niccolò Aurelio con Laura Bagarotto; anche in questo caso, l’importanza della committenza è evidente nello stemma, dipinto sulla fontana (o sarcofago) al centro della scena. Come spiega la curatrice della mostra, Maria Giovanna Sarti (che nel 2022, sempre alla Galleria Borghese, organizzò una prima mostra dossier su Tiziano, «Dialoghi di Natura e di Amore»): «Gli altri elementi in comune con la tela di Treviso riguardano il trattamento del femminile, molto simile nei tre soggetti rappresentati, la relazione con l’antichità e il modo di concepire gli spazi». L’«Annunciazione» (detta anche «Malchiostro») di Tiziano ispirerà, in seguito Lorenzo Lotto per lo stesso soggetto, nel noto dipinto del 1534 conservato al Museo civico di Recanati (Macerata).

La mostra «Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano», dedicata alla memoria di Augusto Gentili, studioso di Vecellio, è stata allestita con il contributo scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione della Magnifica Comunità di Cadore e con il supporto di Dba Group.

Tiziano Vecellio, «Annunciazione», 1520, Archivio Ufficio Beni Culturali, Diocesi di Treviso. Foto Luigi Baldin

Letizia Riccio, 20 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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