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Francesco Hayez, «Il bacio», 1859 (particolare)

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Francesco Hayez, «Il bacio», 1859 (particolare)

Da Hayez ad Abramović: la nuova stagione della Grande Brera tra arte, anniversari e nuove visioni

Accanto ai 250 anni dell’Accademia di Brera e al centenario degli Amici di Brera trovano spazio grandi maestri come Carlo Maria Mariani e Mario Schifano, oltre a un omaggio a Umberto Eco e alla tradizione manzoniana

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Con il mese di ottobre prende il via la nuova stagione espositiva di Brera, a Milano, che coprirà l’ultimo scorcio del 2026 e il 2027 fino alla tarda primavera, e che vede l’alleanza non solo della Pinacoteca, della Biblioteca Nazionale Braidense e di Palazzo Citterio, componenti della Grande Brera, ma anche dell’Accademia di Belle Arti (che celebra i suoi 250 anni dalla fondazione) unite finalmente in una progettualità congiunta. Non mancano, in questi mesi, gli anniversari da celebrare, dal traguardo dei cento anni degli Amici di Brera ai 250 anni dell’Accademia al decennale della scomparsa di Umberto Eco fino ai 200 anni della prima edizione de «I promessi sposi»: «Un programma che vuole parlare a pubblici diversi, valorizzando il patrimonio ma anche aprendolo a nuove forme di interpretazione e di esperienza, commenta, nel presentarlo, Angelo Crespi, direttore Generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense. La Grande Brera si conferma così non soltanto come luogo della memoria, ma come spazio vivo di produzione culturale, capace di guardare al futuro e di rafforzare il proprio rapporto con Milano, con l’Italia e con la scena internazionale».

Ad aprire i giochi, il 6 ottobre in Pinacoteca, è la mostra «Cento anni per Brera. Acquisti e doni degli Amici» (fino al 10 gennaio 2027), che con la cura di Lorenzo Francesco Colombo, Valentina Ferrari e Alessandro Morandotti, ripercorre nelle Sale Napoleoniche le vicende di questa generosissima Associazione attraverso le magnifiche opere (che comprendono tra l’altro un capolavoro come la «Cena in Emmaus» di Caravaggio) donate a Brera nel suo secolo di vita, «narrate» anche attraverso i documenti che hanno accompagnato il loro ingresso nelle collezioni braidensi e attraverso lo scorrere dei suoi presidenti, da Ettore Conti, nel 1926, fino a Carlo Orsi che la presiede oggi.

Da novembre, sempre in Pinacoteca, andrà poi in scena la mostra che celebra i 250 dell’Accademia di Belle Arti, di fondazione teresiana (oggi presieduta per la seconda volta, in un atteso ritorno, da Marco Galateri di Genola). La mostra renderà omaggio al più grande e celebrato dei suoi maestri, quel Francesco Hayez (1791-1882) che con il suo insegnamento ha connotato l’Accademia milanese lungo l’Ottocento. Curata da Valentina Ferrari e Fernando Mazzocca, la rassegna riunisce per la prima volta le opere di proprietà della Pinacoteca e quelle dell’Accademia, restituendo non solo la qualità altissima della sua pittura ma anche il peso e il valore del suo insegnamento nelle vicende dell’arte dell’Ottocento. 

Se queste si tengono in Pinacoteca, in Palazzo Citterio, dal 9 ottobre al 10 gennaio 2027, sarà la volta della prima retrospettiva postuma di Carlo Maria Mariani (1931-2021), curata da Eike Schmidt e Clayton Calvert, che rileggerà la sua traiettoria, decisamente controcorrente nell’arte del secolo scorso, dagli anni Quaranta fino al 2019, seguendo la sua tenace adesione alla figurazione tra Neoclassicismo concettuale, Iperrealismo, Astrattismo e pittura metafisica. In mostra 70 opere tra dipinti e cartoni, che evidenziano l’elaborazione concettuale a essi sottesa. Dal 30 ottobre al 10 gennaio, sempre in Palazzo Citterio, per il 250mo anniversario dell’Accademia, saranno esposti nella mostra «I Maestri di Brera. Insegnare l’arte» (a cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo) i lavori dei suoi docenti più influenti dal primo al pieno Novecento (Adolfo Wildt, Carlo Carrà, Arturo Martini, Achille Funi, Marino Marini, Gastone Novelli) fino ad Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Alberto Garutti, Giuseppe Maraniello, Grazia Varisco e Renata Boero.

Carlo Maria Mariani, «La mano ubbidisce all’intelletto», 1983, collezione privata

Mario Schifano (1934-98), uno dei nostri artisti più noti e incisivi del secondo Novecento, anche sul piano internazionale, sarà il protagonista della rassegna curata da Marco Meneguzzo che si terrà, sempre a Palazzo Citterio, da gennaio ad aprile 2027. La mostra sarà presentata al secondo piano, dove troveranno posto esempi eloquenti del suo lavoro, dai famosi monocromi degli anni Sessanta alle sperimentazioni suggeritegli dai nuovi media, fino ai cicli delle ultime stagioni, ma si estenderà anche alla Sala Stirling, ipogea, dove sarà presentata una rievocazione dell’atmosfera irripetibile della Roma degli anni Sessanta, fino alle soglie del 1968, tra arte visiva, musica, poesia, cinema off e happening, come quello orchestrato proprio da Schifano al Piper di Roma nel dicembre 1967.

Conclusa questa rassegna, da maggio a settembre la Sala Stirling ospiterà una mostra curata da Luca Massimo Barbero e dedicata a Sean Scully (1945), artista statunitense ma irlandese di nascita, profondamente legato all’Italia, alla sua architettura e alla sua arte del passato (dal Duomo di Siena ad Ambrogio Lorenzetti, Piero della Francesca, Mantegna, Tiziano, Giovanni Bellini, Raffaello fino a Giorgio Morandi), di cui le opere scelte per la mostra evidenzieranno l’imprescindibile lezione.

Sul ledwall di Palazzo Citterio si susseguiranno alcune performance digitali di Marina Abramović («Marina Abramović. Element», dal 24 novembre al 24 febbraio 2027) in un progetto, curato da Clelia Patella e realizzato in collaborazione con il Museo Nazionale dell’Arte Digitale e con il supporto di Taex Gallery, di cui sarà protagonista l’avatar dell’artista. E da febbraio ad aprile 2027, sempre per il Museo Nazionale dell’Arte Digitale, toccherà a Davide Maria Coltro e al suo ambizioso progetto, creato per quest’occasione, «The Intelligence of Wonder» (a cura di Chiara Canali), che rivela la ricerca sul Quadro Mediale sviluppata dall’artista dagli inizi del nostro secolo.

L’importante ricorrenza dei dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco (1932-2016) è stata lo stimolo per la prima mostra in programma alla Biblioteca Nazionale Braidense (dal 2 ottobre al 10 gennaio 2027), promossa dalla Fondazione Umberto Eco e dalla Pinacoteca di Brera/Biblioteca Nazionale Braidense. Curata da Carlotta Eco, Riccardo Fedriga e Marina Zetti, la mostra «L’isola del giorno prima. Libri, mari e macchine del sapere», fondata sulla biblioteca del grande intellettuale, filosofo e scrittore, e sui fondi braidensi, esibisce le immagini originali dell’omonimo romanzo, tratte dal patrimonio librario e scientifico della collezione di libri antichi di Umberto Eco e da quello dei fondi della Biblioteca Nazionale Braidense, insieme a ricostruzioni digitali e lavori preparatori dell’autore e a strumenti di navigazione che figurano in quelle pagine. 

In seguito, da gennaio a marzo 2027, nella Sala Maria Teresa, una grande mostra intitolata «Pathosformel», curata da Bianca Cerrina Feroni, rileggerà la ricerca di Michele Ciacciofera (Nuoro, 1969), artista dal respiro internazionale che attraverso installazioni, dipinti, sculture e opere su carta rivelerà la profondità della sua indagine su temi cruciali come l’identità, le migrazioni, la conoscenza e la trasmissione del sapere. E infine, dal 6 maggio al 24 luglio 2027, sarà la volta del secondo centenario della prima edizione (la «Ventisettana») de I promessi sposi, uscita appunto nel 1827. E alla Sala Teresiana della Braidense si aggiungerà la sala espositiva di Casa Manzoni, dove si racconterà (anche con le edizioni pirata) la vicenda di questo romanzo fondativo della nostra cultura.

Marina Abramović, «Portrait with Snakes #25», 2025 avatar performance, powered by TAEX. Courtesy l’artista e TAEX

Ada Masoero, 10 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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