Veduta dell’installazione di «Cause I Love You» (2024) di Ibrahim Mahama

Cortesia dell’artista e di Apalazzo Gallery. Foto: Alice Fiorilli

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Veduta dell’installazione di «Cause I Love You» (2024) di Ibrahim Mahama

Cortesia dell’artista e di Apalazzo Gallery. Foto: Alice Fiorilli

Da Apalazzo Gallery i telamoni di Mahama

L’artista ghanese crea nella galleria bresciana una dimensione tra passato e futuro

Ibrahim Mahama (1987, Tamale, Ghana) è conosciuto per le grandi installazioni di sacchi di iuta, con cui ha coperto edifici pubblici e luoghi di grande estensione, trasferendo il racconto e la riflessione sulla storia del proprio paese a spazi tridimensionali. Per la mostra bresciana «If these are the things» da Apalazzo Gallery (sino 22 settembre) si impossessa dello spazio espositivo installando monumentali telamoni contemporanei che «reggono le sorti del mondo». È un mondo tra passato e futuro, in cui Mahama utilizza frammenti di binari, vecchi soffitti in compensato dipinto, porte in legno. Attraverso la storia della Ghana Railway, ferrovia costruita nel Sud del paese mentre la manodopera arrivava a piedi dal Nord, l’artista ci racconta dell’impatto sulla società ghanese, sul fallimento e sull’abbandono. La sala principale della galleria è divisa in due dalla grande installazione a tre porte, soglia da attraversare non solo fisicamente. I disegni che corrono lungo le pareti sono realizzati su carte riciclate, bolle commerciali, documenti di archivio e cartine geografiche coloniali recuperate in edifici abbandonati. Gli uomini disegnati sollevano binari e grossi pesi, escono da vagoni abbandonati, moderni Sisifo in cerca di riscossa, e l’intero spazio si anima nella mente del visitatore di suoni e colori. «Questo disegno è nato quando ho recuperato queste vecchie tavole di soffitti, che ho lasciato al loro stato naturale, senza pulire via i vari strati di sporco che con il tempo si erano accumulati. Le cicatrici presenti sui corpi dei soggetti, infatti, non sono disegnate ma provengono dal materiale di base», dice Mahama, che aggiunge anche: «Recentemente lavoro su un corpus di disegni in cui esploro la relazione tra il corpo e gli oggetti, di metallo e di altri materiali, una relazione che mi interessa moltissimo». Come scrive Eva Brioschi, «l’obiettivo è quello di rendere lo sguardo distratto delle persone nuovamente consapevole e di riportare, attraverso la creazione artistica, nuova vita e nuove possibilità di sviluppo là dove il solito sguardo, distratto e rassegnato, riconosce solo fallimento e decadenza». 

Veduta della mostra «If these arte the things» di Ibrahim Mahama. Cortesia dell’artista e di Apalazzo Gallery. Foto: Alice Fiorilli

Michela Moro, 11 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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Da Apalazzo Gallery i telamoni di Mahama | Michela Moro

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