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Lorenza Longhi, «Prudenza e demenza domestica», 2026 (particolare)

Foto Agnese Bedini, DSL Studio. Courtesy l’artista; Fanta-MLN, Milano e Galerie Oskar Weiss, Zurich

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Lorenza Longhi, «Prudenza e demenza domestica», 2026 (particolare)

Foto Agnese Bedini, DSL Studio. Courtesy l’artista; Fanta-MLN, Milano e Galerie Oskar Weiss, Zurich

Con la sua Villa Delizia Lorenza Longhi veste Prato di pois e paillettes

Le dinamiche del desiderio, i codici del gusto collettivo e la storia della produzione tessile pratese trovano spazio nella prima personale in un’istituzione italiana dell’artista lombarda ospitata dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Arianna Scinardo

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Velluti, serigrafie, pois, raso, seta, lana e paillettes danno forma a opere che l’artista costruisce a partire dai simboli e dalle tecniche produttive del territorio, muovendosi tra kitsch, glam e ornamento per far emergere le logiche che governano l’esposizione e il consumo degli oggetti. Dal 19 settembre al 10 gennaio 2027, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta «Villa Delizia», la personale dell’emergente Lorenza Longhi (Lecco, 1991). Curata da Michele Bertolino e allestita nell’Ala Nio dell’istituto con il sostegno di Cellerese, l’esposizione porta avanti l’attenzione che il Centro Pecci riserva agli artisti italiani affermati sulla scena internazionale, questa volta attraverso uno sguardo rivolto alla vita quotidiana e al modo in cui beni di consumo, tessuti, passamanerie e arredi di design vengono reinterpretati in chiave artistica. 

La ricerca di Longhi si fonda su un approccio artigianale fatto di materiali di recupero e serigrafie realizzate senza matrice, con stencil e frammenti riciclati; errori e imperfezioni di lavorazione diventano un modo per prendere le distanze dal culto dell’efficienza tipico della produzione industriale contemporanea. Lo spazio della fittizia Villa Delizia viene trasformato dall’intervento dell’artista sulle finestre circolari del soffitto (disegnate in origine dall’architetto Maurice Nio) e sui divani storici del Centro, rivestiti per l’occasione, in un dialogo con le soluzioni espositive firmate da Formafantasma per la collezione permanente del museo; ne nasce un ambiente in cui l’allestimento stesso diventa parte del messaggio artistico, condizionando la percezione e l’esperienza sensoriale del visitatore. 

Il percorso include un ciclo di dieci grandi tele inedite, nate dalla collaborazione con realtà storiche del distretto tessile pratese come Cangioli 1859, Tessilfibre e Floccatura Balmar: tolti alla loro funzione originaria, tessuti e lavorazioni diventano materia per opere che mettono in luce gli aspetti economici, simbolici e culturali della produzione contemporanea, accostando motivi senza tempo come i pois a tessuti delle collezioni più recenti. È un percorso che rende visibile il processo produttivo stesso, trasformandolo in un delicato invito a scoprire da vicino la tradizione manifatturiera di Prato dentro la cornice colorata di Villa Delizia. 

Ad affiancare la mostra è il volume Opera d’arte nella Villa Delizia, edito da Mousse Publishing, pensato dall’artista come catalogo dell’esposizione e arricchito dai testi di Marta Franceschini, Alice Motard, Giorgio Motisi e dello stesso curatore Michele Bertolino. Attivo dagli anni Novanta, il Centro Pecci è oggi uno dei riferimenti principali per l’arte contemporanea italiana, riconosciuto sia in Italia sia all’estero. Gestito dalla Fondazione per le Arti Contemporanee in Toscana, il museo coniuga ricerca artistica e legame con il territorio, una missione confermata dal presidente Lorenzo Bini Smaghi e dal direttore Stefano Collicelli Cagol, anche attraverso il sostegno alle nuove generazioni garantito dal programma per under 36 «FSE Residenze-Supertoscana», che rende il know how locale parte integrante della ricerca artistica contemporanea.

Arianna Scinardo, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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