Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Marc Chagall, bozzetto per Il Cantico dei Cantici III, 1957, Musée National Marc Chagall, Nizza

Image

Marc Chagall, bozzetto per Il Cantico dei Cantici III, 1957, Musée National Marc Chagall, Nizza

Chagall biblico ad Aosta

La mostra, che aprirà al Museo Archeologico il 20 giugno, indaga il legame tra Bibbia, poesia e modernità nel grande ciclo del «Messaggio Biblico»

Monica Trigona

Leggi i suoi articoli

La grande mostra «Marc Chagall. Tra Poesia e Spiritualità», ospitata dal 20 giugno al 25 ottobre al Museo Archeologico Regionale di Aosta restituisce la dimensione inquieta, poetica e profondamente contemporanea del rapporto tra Marc Chagall e il testo biblico. Organizzata dall'Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, in collaborazione con il Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza e curata da Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz, l’esposizione riunisce oltre centoventi opere - dipinti, gouache, incisioni, libri illustrati, ceramiche e sculture - realizzate tra il 1922 e il 1980 (provenienti in larga parte dal Museo Nazionale Marc Chagall di Nizza). Il percorso espositivo affronta il tema del sacro senza alcuna intenzione celebrativa o confessionale. La Bibbia, per Chagall, non è mai un repertorio iconografico da illustrare quanto un territorio simbolico attraverso cui interrogare la fragilità umana, il dolore storico, l’esilio e la speranza. Alberto Fiz nel testo critico che accompagna la mostra mette in relazione la ricerca dell’artista con alcune delle grandi questioni filosofiche del Novecento. «“Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro”, proclamava nel 1949 Theodor Adorno», ricorda, sottolineando come il pensiero contemporaneo abbia messo radicalmente in discussione la possibilità stessa della trascendenza dopo la tragedia della Shoah. Eppure, prosegue il curatore, esiste anche un’altra linea di pensiero — da Paul Celan a Ernst Bloch — capace di difendere la necessità della poesia e della speranza dentro la catastrofe. È precisamente in questa prospettiva che si colloca Chagall: «non ignora il dolore ma rifiuta che esso annienti la dimensione poetica e spirituale».

L’intera mostra, scandita da otto sezioni, sembra costruita attorno a questa dialettica. Chagall attraversa il Novecento senza rinunciare alla visione, trasformando il racconto biblico in una meditazione universale sull’uomo. Lo stesso artista scriveva nel 1973: «La Bibbia è la più grande fonte di poesia di ogni tempo. Fin da allora ho cercato quel riflesso nella vita e nell’Arte». Il Libro Sacro diventa per l’artista «luogo metaforico intorno a cui costruire un universo complesso e problematico, totalmente estraneo a ogni ipotesi illustrativa». Il percorso mostra proprio il laboratorio interiore del maestro russo. Le gouache preparatorie, le incisioni commissionate da Ambroise Vollard, le variazioni cromatiche e le maquette per le vetrate consentono di cogliere il continuo processo di trasformazione delle immagini. «Ne emerge un’opera circolare», scrive Fiz, «che cambia prospettiva a seconda delle epoche, in grado di riattivare ogni volta nuove energie». È una pittura che vive di memoria e di metamorfosi, dove i personaggi biblici sembrano attori erranti immersi in uno spazio sospeso tra sogno e rivelazione. Particolarmente intensa è la sezione dedicata ai profeti e alla Crocifissione, tema centrale nella poetica di Chagall. Isaia, Geremia, Elia, Mosè e Cristo appaiono come figure vulnerabili, attraversate dal dubbio e dalla sofferenza. «Gesù ci tengo a metterlo tra i profeti ebraici, come ultimo tra essi», dichiarava l’artista, riportando la figura del Cristo dentro l’orizzonte dell’ebraismo e trasformando la croce in simbolo universale del dolore umano. In questo contesto assume un ruolo fondamentale la presenza della scultura «Cristo in croce» del 1952-1954, dove la materia lapidea accentua il senso tragico della rappresentazione.

Ancora Fiz legge questa scelta come un gesto profondamente innovativo: Chagall «compie un’azione profondamente innovativa che va nella direzione di recuperare un’armonia tra le religioni superando barriere e pregiudizi». Una visione ecumenica che l’artista stesso rivendicava nel discorso inaugurale del museo di Nizza: «Desiderei che in questo luogo si esponessero delle opere d’arte e dei documenti di alta spiritualità di tutti i popoli». Fulcro della mostra è il ciclo del «Messaggio Biblico», dove colore, memoria e spiritualità si fondono in una dimensione quasi musicale. I rossi incandescenti, i blu profondissimi e i verdi irreali costruiscono uno spazio mentale in cui il tempo non segue più una logica narrativa ma procede per apparizioni e stratificazioni interiori. Opere come «L’Arca di Noè» o «Il sogno di Giacobbe» rivelano un universo visionario dove uomini, animali e angeli convivono in una condizione di perpetua metamorfosi.

Altrettanto suggestiva è la sezione dedicata al «Cantico dei Cantici», forse il momento più lirico e sensuale dell’intero percorso. Chagall trasforma il poema biblico in una meditazione amorosa dedicata alle donne della sua vita, Bella e Vavà, intrecciando eros, memoria e spiritualità. Qui, la componente musicale e sacra si unisce a quella sensuale, persino carnale. Le città amate dall’artista, Gerusalemme, Vitebsk, Vence, si sovrappongono in una sorta di dissolvenza cinematografica, mentre re David e Betsabea sorvolano lo spazio pittorico come apparizioni sospese tra mito e autobiografia. La mostra di Aosta restituisce dunque un Chagall lontano da ogni stereotipo decorativo e da quella immagine di pittore ingenuo del sogno e della fiaba a favore di  un artista che attraversa le tragedie del secolo cercando nella pittura una possibilità di redenzione poetica. La mostra è accompagnata da un catalogo in italiano e francese edito da Allemandi.

Monica Trigona, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Chagall biblico ad Aosta | Monica Trigona

Chagall biblico ad Aosta | Monica Trigona