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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliQuando la guerra arriva, anche restare a guardare diventa una scelta. È questa la domanda che attraversa «La casa in collina», il romanzo pubblicato da Cesare Pavese nel 1948, e che oggi torna sulla scena in una nuova produzione del Museo Bagatti Valsecchi. Dal 14 al 18 ottobre, nel Salone d’Onore della casa museo milanese, il testo di Pavese diventa teatro con la regia di Mario Scandale, l’adattamento di Giulia Bartolini e l’interpretazione di Noemi Apuzzo e Christian La Rosa. Lo spettacolo è il nuovo appuntamento della quinta edizione di «Stasera al Museo. Lasciami mezz’ora per vedere». La vicenda è quella di Corrado, professore torinese che durante l’estate del 1943 si rifugia sulle colline sopra il Po per sottrarsi alla guerra. In quel paesaggio incontra nuovamente Cate, una donna che aveva amato in passato, e Dino, il figlio di lei, del quale arriva a sospettare di essere il padre. Intorno a loro il conflitto avanza e rende progressivamente più difficile quella distanza che Corrado cerca di mantenere dalla storia e dalle sue conseguenze.
È proprio questa posizione di attesa e di osservazione a diventare il centro dell’adattamento teatrale. Corrado guarda ciò che accade, cerca di comprenderlo, rimanda la scelta. Cate, invece, prende progressivamente una posizione. Il rapporto tra i due diventa così il luogo in cui la guerra entra nella dimensione privata: nei ricordi, nei legami, nella responsabilità verso gli altri e soprattutto verso chi verrà dopo. Il passaggio dal romanzo alla scena è stato costruito attraverso un percorso di ricerca iniziato nel giugno 2026 nell’ambito della 48ª edizione di AstiTeatro. Il festival ha ospitato una residenza artistica dedicata alla nuova produzione, diretta da Mario Scandale e sviluppata con l’adattamento drammaturgico di Giulia Bartolini. Il lavoro è partito dai luoghi legati a Pavese, con una visita alla Fondazione Cesare Pavese e alla Casa Museo di Santo Stefano Belbo, per proseguire ad Asti con attività di ricerca, scrittura e prove presso l’Archivio Storico. Il percorso ha incluso anche momenti aperti al pubblico e una lettura scenica della drammaturgia in costruzione.
La residenza ha avuto quindi un ruolo concreto nella costruzione dello spettacolo. Il lavoro si è concentrato sul passaggio dalla pagina alla scena e sulla trasformazione dei personaggi, con particolare attenzione alla figura di Cate. Il risultato è una drammaturgia costruita intorno a due interpreti e a una lingua che conserva il rapporto con la scrittura di Pavese, portandola però dentro il dialogo, il corpo e l’azione teatrale. «Questo adattamento teatrale de «La casa in collina» nasce da un’ipotesi – spiega Mario Scandale – e se un Dino ragazzo, più grande, sopravvissuto al conflitto, incontrasse Corrado e gli ponesse una domanda: cosa deve fare un uomo quando arriva una guerra?». Da questa domanda parte il dispositivo scenico del regista: Corrado si rivolge al pubblico come se parlasse a un figlio, a qualcuno che viene dopo di lui e che gli chiede conto delle proprie scelte.
La guerra, nella lettura di Scandale, diventa così anche una questione contemporanea. «Corrado cerca per tutto il testo una distanza giusta da questa guerra, abbastanza vicino al fuoco da sentirne il calore, abbastanza lontano da non bruciarsi», racconta il regista. È una posizione che riguarda il personaggio, ma anche lo spettatore di oggi: la tentazione di osservare gli eventi da una distanza che permetta di comprenderli senza essere costretti a intervenire. La stessa domanda attraversa il lavoro di Giulia Bartolini, che ha curato l’adattamento. Nel passaggio dal romanzo al teatro, la riflessione sulla responsabilità viene portata dentro l’azione e nei rapporti tra i personaggi. La drammaturga lavora sulla lingua di Pavese mantenendone il rapporto tra dimensione quotidiana e pensiero, ma trasferendola in una forma costruita per la scena. «Nell’adattamento abbiamo spostato questa domanda dal pensiero all’azione, per vedere cosa produce sui corpi e sulle relazioni, cosa accade agli altri quando scegliamo di agire o di sottrarci», spiega Bartolini. Anche la scelta dello spazio contribuisce alla costruzione dello spettacolo. La messa in scena sarà essenziale e affidata soprattutto alla voce, ai gesti e ai corpi degli interpreti. Il Salone d’Onore del Museo Bagatti Valsecchi, con gli arredi storici della casa museo, diventa il contesto nel quale questa essenzialità entra in relazione con un ambiente fortemente caratterizzato dalla memoria e dalla presenza degli oggetti.
Per il Museo Bagatti Valsecchi, «La casa in collina» rappresenta inoltre una nuova tappa nel percorso di produzione teatrale avviato negli ultimi anni. Il progetto è il quinto spettacolo prodotto direttamente dal museo e il secondo della stagione 2026. La collaborazione con AstiTeatro amplia inoltre il rapporto tra il museo milanese e una realtà dedicata alla ricerca teatrale contemporanea. La supervisione scientifica è affidata alla Fondazione Cesare Pavese. Il teatro entra così nel programma culturale «Stasera al Museo. Lasciami mezz’ora per vedere», che nel 2026 riunisce appuntamenti di teatro, danza e musica negli spazi del museo. Il titolo della rassegna suggerisce un’idea precisa di tempo della visita: fermarsi, osservare, lasciare che un’opera o una storia produca una domanda. In questo contesto, la scelta di Pavese porta nel museo una vicenda in cui proprio lo sguardo, l’attesa e la difficoltà di prendere posizione diventano materia drammaturgica. Al centro resta la domanda da cui è partito il progetto: che cosa succede quando la Storia entra nella vita di una persona e rende impossibile continuare a osservare da lontano? È la domanda di Corrado, ma anche quella che lo spettacolo consegna al pubblico, riportando sulla scena, a distanza di quasi ottant’anni dalla pubblicazione del romanzo, il problema della responsabilità individuale davanti alla guerra.